venerdì 27 marzo 2015

Recensione: "Un brava ragazza" di Mary Kubica

Titolo: Una brava ragazza
Titolo originale: The ood girl
Autore: Mary Kubica
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 317
Prezzo: 9,90€

Mia Dennett è figlia di un importante giudice di Chicago, ma ha scelto di condurre una vita semplice, lontana dai quartieri alti e dalla mondanità in cui è cresciuta. Una sera come tante, entra in un bar per incontrare il suo ragazzo ma, all'ennesima buca di lui, Mia si lascia sedurre da un enigmatico sconosciuto dai modi gentili. Colin Thatcher - questo il vero nome del suo affascinante nuovo amico - sembra il tipo ideale con cui concedersi l'avventura di una notte. Peccato che si rivelerà il peggior errore della sua vita: Colin infatti è stato assoldato per rapirla. Ma quando Thatcher, invece di consegnare l'ostaggio, decide di tenere Mia con sé e di nasconderla in un remoto capanno del Minnesota, il piano prende una piega del tutto inaspettata. A Chicago, intanto, la madre di Mia e il detective Gabe Hoffman, incaricato delle indagini, sono disposti a tutto pur di ritrovare la ragazza, ma nessuno può prevedere le conseguenze che un evento tanto traumatico può avere su una famiglia apparentemente perfetta...



«Signora Dennet», insiste lei, ed è a quel punto che lo capisco: c'è qualcosa che non va. Mi arriva dritto allo stomaco, e il primo pensierio è di quando aspettavo Mia, ero al settimo o ottavo mese di gravidanza e lei scalciava e si dimenava con un'energia tale da far intuire la forma dei piedini e delle manine sotto la mia pelle.
Inizia tutto con una telefonata a Eve Dennet: la figlia, Mia, non si è presentata a lavoro e sembra essere scomparsa. Inizialmente la famiglia Dennet crede che sia uno dei tanti capricci della figlia; ben presto però, si renderà conto che non è così e, in particolar modo la madre, si darà da fare per ritrovare Mia grazie all'aiuto dell'ispettore a cui è stato affidato il caso, Gabe Hoffman.
E la madre fa bene a preoccuparsi, perché la figlia si trova nelle mani di Colin Tatcher, un ragazzo che è stato pagato per consegnarla a un certo Dalmar. Colin, inaspettatamente, non segue i piani previsti e porterà Mia in un capanno isolato.

Mary Kubica racconta la storia con uno stile semplice che difficilmente annoia; è attenta alla descizione dei luoghi e ciò fa sì che possiamo immaginare al meglio la storia.
La narrazione non è lineare, ma la storia viene raccontata con un prima e un dopo (rispetto al ritrovamento di Mia); inoltre, troviamo tre punti di vista diversi. Eve Dennet, l'ispettore Gabe e Colin Tatcher. Quest'espediente narrativo ci permette di conoscere la storia in modo più approfondito: attraverso le parole di Eve, percepiamo il dolore che prova la madre con la figlia scomparsa e, in seguito, la sofferenza dopo il ritrovamento di una Mia che appare totalmente diversa da quello che è; con Gabe indaghiamo sulla scomparsa e cerchiamo ogni dettaglio che possa essere utile; attraverso gli occhi di Colin viviamo il periodo di prigionia di Mia e impariamo a conoscere sia lui che lei.
Ogni personaggio ha un proprio preciso carattere e riusciamo a conoscerli meglio pian piano che si va avanti nella lettura.
La famiglia Dennet in apparenza sembra una famiglia perfetta. Lui, James, uno dei giudici di pace più influenti della contea; lei, Eve, la classica moglie devota e sempre vicino al marito. E poi ci sono le due figlie, Grace e Mia, che non potrebbero essere più diverse.
James è un uomo senza scrupoli, che pensa più all'immagine che al resto: ha sempre vissuto con l'obiettivo di essere il migliore tra i suoi fratelli e di raggiungere i suoi scopi senza guardare in faccia nessuno. Addirittura, metterebbe al primo posto il lavoro invece della famiglia.
 Per mio marito, l'apparenza è tutto. Da sempre. Era sempre consapevole di dover difendere la propria reputazione, pensava costantemente a quello che la gente avrebbe detto o creduto di lui. Sua moglie doveva essere un trofeo da mostrare, me lo confessò ancor prima delle nozze. 
Eve all'inizio sembra una donna dura, ma pian piano si scioglie: capisce gli errori commessi e ne esce fuori l'immagine di una madre non così rigida come vuole far credere, che ama la figlia anche se non ha mai avuto modo di dimostrarglielo. Quando ritroverà Mia, a differenza di James, le starà vicino il più possibile e capirà quante scelte sbagliate ha fatto in passato. Più volte ci ritroveremo a provare compassione per questa donna, che si ritrova addirittura il giorno del compleanno di Mia ad organizzarle una festa di compleanno. Festa che, ovviamente, il marito rovinerà senza troppi problemi. L'unico a capirla è l'ispettore Gabe, altro personaggio chiave di questa storia. Nonostante non abbia alcun legame con i Dennet, si ritroverà a dare anima e corpo per ritrovare questa ragazza. Con il suo spiccato intuito darà una svolta decisiva alle indagini e sarà molto presente anche dopo il ritrovamento. Sarà lui a farci vedere le cose con occhio critico e distaccato.
Mia è una ragazza che ha sempre voluto inseguire i suoi sogni e, proprio per questo, si è sempre comportata da ribelle; sempre messa dopo la sorella Grace, riesce a crearsi un vita lontana da casa. Lei è il vero personaggio che stupisce, ma non vi rivelo di più per non rovinarvi la lettura.
Anche su Grace, che appare poco nel corso della storia, riusciamo a capire qualcosa: è la classifica figlia di papà, cresciuta solo per soddisfare i desideri di famiglia e che ha seguito più i sogni del padre che i suoi.
Colin Tatcher all'inizio sembra un rapitore senza cuore, ma la vicinanza con Mia gli farà cambiare atteggiamento. Si aprirà con la ragazza e racconterà il suo passato difficile; un personaggio a cui ci si affeziona dopo averlo molto detestato.

L'unica cosa che non ho apprezzato particolarmente, è che non può essere definito proprio un thriller. Sì, l'inizio ha tutti i numeri per esserlo: c'è suspance e non si sa cosa potrebbe accadere. Continuando a leggere, però, sembra prendere più una piega drammatica o di una classica storia d'amore tra il rapitore e la vittima (la cosiddetta sindrome di Stoccolma).

Solo dopo aver terminato la lettura, ho avuto modo di scoprire che questo romanzo viene paragonato a L'amore bugiardo. Ho letto anche quest'ultimo e, fortunatamente, ho scoperto dopo questo paragone o penso che mi sarei approcciata alla lettura di Una brava ragazza in modo diverso e non lo avrei apprezzato così tanto: sono completamente due romanzi diversi e non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro. L'amore bugiardo è un thriller con la T maiuscola, che ti tiene con il fiato sospeso per tutto il tempo; Una brava ragazza è una lettura più soft. 

Detto questo, vi consiglio la lettura di questo libro: il finale vi lascerà a bocca aperta e sconvolgerà tutte le carte in tavola: inizierete a guardare la storia in modo diverso e capirete come l'apparenza possa ingannare molto.

VOTO

2 commenti:

  1. Giovy, che bella recensione. Veramente particolareggiata :) Io l'ho comprato qualche mesetto fa ma ancora non sono riuscita a leggerlo. Da quel che ho desunto dalla tua recensione pare proprio essere attorcigliato al punto giusto per rivelarsi anche per me una bella lettura :) Ciao!

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    1. Grazie mille Giulia!!! Fammi sapere quando lo leggerai :) Scusa il ritardo nella risposta :P

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