lunedì 20 aprile 2015

Intervista a Anita Book

Buon inizio settimana a tutti voi!
Oggi ho il grande piacere di ospitare Anita Book, che ha da poco pubblicato con la Dunwich Edizioni "Suzie Moore e il nuovo viaggio al centro della Terra"! 


-Ciao Anita, benvenuta! Iniziamo con una breve presentazione, chi è Anita nella vita di tutti i giorni?
Ciao a te dolcissima e gentile fanciulla, grazie di cuore per avermi voluta ospite nel tuo incantevole blog. Partiamo come sempre con una di quelle domande che ti fanno sudare freddo. Dunque, Anita Book è una giovane – mica tanto alla fine, però, dai, ci vuole ottimismo nella vita – ventiseienne cronicamente affetta da una patologia rara e letale: la libridine. Abito in un paesino sperduto della Puglia e trascorro le mie giornate circondata dall'amore della mia famiglia, del mio splendido fidanzato e dei miei inseparabili e fedeli libri. La bakery americana manda in estasi le mie papille gustative, i film pregni di sentimentalismo, invece, i miei condotti lacrimali; mi considero una tessitrice di sogni e agogno il giorno in cui diventeranno realtà. Qualcuno, a dire il vero, sta già prendendo forma e questo alimenta la mia carica di positività. Insomma sono una ragazza come tante.


-Prima di essere un'autrice, sei anche una gran lettrice e possiedi un tuo canale youtube (L'ora del libro). C'è qualche autore in particolare da cui prendi ispirazione?
Autrice… Essere definita tale mi mette una certa soggezione addosso. Me ne ci vuole ancora di strada per potermi affermare una vera scrittrice. E comunque, di autori che hanno ispirato e che continuano a ispirare la mia personalità letteraria ce ne sono molti, ma a tre in particolare devo la mia gratitudine più profonda: Neil Gaiman, Stephen King e J.K. Rowling. Sono i miei «maestri» di vita, in un certo senso.


-”Suzie Moore e il nuovo viaggio al centro della Terra” è il tuo nuovo romanzo, uscito qualche giorno fa, edito Dunwich Edizioni. Da dove nasce l'idea? Hai qualche aneddoto particolare avvenuto durante la stesura da raccontarci?
Voglio essere sincera. L'idea è nata un paio d'anni fa. All'epoca ero rappresentata da un'agenzia letteraria a cui proposi diverse sinossi; alla fine si optò per la fusione di due trame praticamente agli antipodi l'una dall'altra ma che, paradossalmente, diedero alla luce un intreccio niente male. Mi appassionai subito alla sua stesura, sebbene incontrassi spesso momenti di panico creativo o vere e proprie giornate di stallo. Poi i rapporti con l'agenzia sono cessati (per volontà mia, sia chiaro) e l'opera è rimasta per un po’ chiusa in un cassetto. Riponevo grande fiducia in essa e sapevo per certo che un giorno avrei riprovato a bussare alla porta di qualche editore e sperare in suo interessamento. La scoperta della Dunwich è stata una manna dal cielo! Mauro Saracino, direttore editoriale, è una persona squisita, un professionista del mestiere. Sotto la sua guida il romanzo è tornato a brillare, forse anche più di prima. È come sentirsi di nuovo a casa.


-Suzie Moore si ritrova a vivere le avventure del romanzo di Jules Verne, “Viaggio al centro della Terra”. Come mai la scelta è ricaduta proprio su questo classico?
La personalità di Jules Verne è piena di «zone d'ombra» e forse non tutti ne sono a conoscenza. Per diversi anni è stato affezionato membro di una corrente esoterica assai nota e discussa del suo tempo, la teosofia, e si può dire che abbia consacrato tutta la sua esistenza alla ricerca di mondi segreti, verità sepolte, arcani ed enigmi del passato. L'eredità delle sue indagini sta proprio nelle sue opere più celebri, letture irrinunciabili il cui valore supera l'aspetto puramente creativo e fantastico e intacca un territorio più «oscuro», se vogliamo, e pregno di una credibilità allettante. Potevo forse resistere? L'ignoto esercita una forza d'attrazione indomabile su di me.


-Quali difficoltà hai riscontrato nel riprendere un classico di quel calibro e nell'intrecciare due mondi così diversi?
Tantissime. A bizzeffe. Nella ricostruzione storica dell'epoca, nella riproduzione dei costumi, dei modi e della lingua. Avere Verne al fianco è stata una fortuna incredibile, lo riconosco. Ha alleggerito la mole dell'impresa. Però ammetto anche di aver trovato la sfida divertente ed enormemente formativa.


-La storia si svolge per lo più a Roma; come mai hai scelto questa città?
Per una forma di velato legame familiare. È la città natia del mio papà e ne ho sempre ammirato il patrimonio artistico, culturale e storico. Ha semplificato la scelta dei luoghi più idonei a quella parte di romanzo ambientata ai giorni nostri, a quella parte dedicata proprio alla protagonista, insomma, a Suzie.


-Parliamo ora della protagonista, Suzie Moore. È una ragazza che deve ritrovare se stessa, che appare molto scostante inizialmente ma che è dotata di una grande forza interiore. Oltre alla passione per la musica, avete qualcosa in comune o è un personaggio completamente diverso da te?
Domanda curiosa, eh? Scherzo. A Suzie ho dato molto di me. Credo che sia un processo di «trasfusione» naturale. Ai propri personaggi si trasmette il «gene», ecco. Ogni autore lo fa. Tuttavia c'è anche un lato del suo temperamento che non mi appartiene e che le ho cucito addosso in base al bagaglio di esperienze di cui desideravo fosse depositaria, al suo retroterra sociale e «biologico», al suo vissuto familiare. Siamo uguali e diverse insieme. Lontane e vicine.


-Grazie al romanzo di Jules Verne, Suzie imparerà molte cose e maturerà. I libri potrebbero essere considerati una buona medicina, permettono di farti sognare e di vivere infinite storie diverse. In Italia, però, la percentuale di lettori è molto bassa. Secondo te, cosa si dovrebbe fare per far sì che sempre più persone, e soprattutto ragazzi, si avvicinino alla lettura?
Nel romanzo ho voluto inserire fortemente la componente «libri» perché credo che si debba salvaguardarne l'esistenza e l'importanza e ho pensato che lanciare questo monito dentro le pagine di una storia potesse funzionare in maniera più efficace, e potesse anche rappresentarmi al meglio. Devo molto ai libri, forse tutto della persona che sono oggi, e pertanto è mio compito dimostrare a essi la mia più profonda riconoscenza. I ragazzi hanno perso la fiducia nella lettura. Preferiscono rifugiarsi in altri «habitat» quando sono presi dallo sconforto, e la maggior parte delle volte finiscono con il sentirsi ancora più soli e incompresi. Fanno fatica a credere nel potere della parola scritta, nella magia di una fiaba letta o raccontata al chiaro di luna, prima di andare a dormire. Sembra proprio che delle cose semplici e genuine se ne importino poco quanto niente e sta qui l'impegno da parte di chi è sopravvissuto alla «strage». E al cospetto di questa indifferenza, di questa apatia raggelante che bisogna intervenire. In che modo? Per esempio istituendo sempre più associazioni culturali, programmando eventi che restituiscano al libro la sua primigenia essenza e che al contempo diano ai giovani occasioni di integrazione sociale, scambio e confronto. Difendendo biblioteca e librerie indipendenti. Invitando gli insegnanti a un uso più incontrollato e spassionato dei libri a scuola, persino a una modernizzazione dei testi proposti. Per amare qualcosa è necessario un egual o maggiore dispendio d'amore, anche a rischio di non ricevere nulla in cambio. Il vero problema è che la gente non è più disposta a rischiare.


-Con Suzie Moore, inizi la tua avventura con la Dunwich Edizioni. Ti va di parlarci di questa nuova collaborazione?
Per me è l'inizio di una rinascita. La svolta decisiva della mia vita, a prescindere da guadagni e/o successo (eredità effimera di qualsiasi mestiere). È realizzare un sogno covato con amorevole dedizione per lungo tempo e ora finalmente pronto alla schiusa. La Dunwich Edizioni è una casa editrice rispettabilissima e in continua espansione. Una selezione di autori accuratissima, un lavoro di editing eccellente e mirato non solo alla pubblicazione di un prodotto di qualità ma soprattutto alla crescita stilistica dell'autore stesso. È bello lavorare con loro. È stato come perdersi e poi ritrovarsi.


-Progetti futuri?
Molti. Con la Dunwich abbiamo un bel po’ di idee in cantiere. Potrei accennarvi per esempio alla possibilità che Suzie torni ancora o all'eventualità che salti fuori qualcosa di steampunk. Tenete gli occhi aperti e aspettatevi di tutto. Sto lavorando anche ad alcune sinossi contemporanee e a un paio di storie brevi per l'infanzia ma per il momento devo mantenere una certa segretezza. Scrivere sempre, tutta la vita, finché ne avrò le forze. Di certo è questo che farò.


-Ti ringrazio per essere stata qui, buona fortuna per la tua carriera da scrittrice!
Grazie a te, dolce Giovanna. L'onore è stato tutto mio.

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