lunedì 4 maggio 2015

Interviste storiche - Pino Campo


- Ciao Pino, benvenuto nel mio blog. Grazie per aver aderito a questa iniziativa! Iniziamo con una piccola presentazione, chi è Pino Campo nella vita di tutti i giorni?
Salve. Pino marito da venti anni, padre da diciotto e impiegato del Parco Regionale dei Nebrodi dal 1996. Nel tempo libero faccio il contadino, coltivando il mio piccolo podere. Infine, riempio i momenti che restano con la cura del mio blog, www.pinocampo.it, la lettura e la scrittura. 

- Come si intitola il tuo romanzo storico? Quale sfumatura ha? 
Il titolo del romanzo è Il tribuno pretoriano (che risponde al nome di Livio Ventidio) ambientato alla fine del terzo secolo, alla vigilia dell’ultima grande persecuzione contro i cristiani. Parliamo sostanzialmente di una narrazione semplice e lineare. Ho scelto di raccontare la storia usando il punto di vista del protagonista principale soprattutto e, nelle scene in cui lui è assente, l’ho affidata al centurione Prisco, suo amico inseparabile, suo vice e compagno di mille battaglie, che segue sempre il proprio tribuno. A volte però, sono costretto a ricorrere alla narrazione dal punto di vista del terzo personaggio principale del romanzo: Dacia, la donna che Livio incontra dopo uno scontro con i barbari e, della quale, si innamora subito. 

- Come lo presenteresti a chi ancora deve leggerlo?
Da amante del romanzo storico credo che, agli appassionati come me, basti annunciare il titolo per essere bello e presentato. Invece, a coloro che amano la lettura in generale, direi che la storia narrata in questo mio romanzo già possiede in sé tutti gli ingredienti per poter piacere loro: non manca l’avventura, l’intrigo e l’amore, anche se nessuno dei tre prepondera sugli altri. Potrei aggiungere, infine, che il mio stile si rifà a un verismo moderno, nel senso che mi impongo di descrivere solo ciò che vedo, tutto quello che immagino sia necessario all’economia della storia e nulla più, senza il bisogno di esasperare l’animo del lettore più del dovuto. 

- Com'è nata l'idea? 
L’idea di scrivere questo romanzo nasce da lontano. Sia fisicamente che mentalmente, nel senso che è da molto tempo che penso di scrivere qualcosa sulla storia del mio paese natale: San Teodoro. Vede, amo con tutto me stesso tutto ciò che ha a che fare con la terra che mi ha visto venire al mondo e, per questo, mi sono sempre chiesto perché questo piccolo “Casali” abbia avuto il pregio di avocare a sé un nome così antico, così evocativo, risalente alla cultura greca. Durante il percorso di ricerche che mi ha permesso di venirne a capo, ho capito che un legame, seppur assai sottile, unisce una terra così lontana alla mia. La storia dell’uomo, del Martire e del Santo, Teodoro è intricata. Questo romanzo è solo il primo capitolo di tutta la sua storia!

- Ti andrebbe di parlarci dei personaggi del tuo romanzo? 
Certo. Partendo dal titolo e dal protagonista principale, il tribuno Livio Ventidio è una figura di fantasia, pagano, che impersona il leale servitore di Roma, con i suoi ideali e le sue debolezze. Di lui avevo bisogno per raccontare la storia del giovane Teodoro, come unico testimone del cammino che il cristiano dovrà percorrere per diventare ciò che già Dio aveva in serbo per Lui: essere testimone (nel senso di Martire) della Vera Fede. Altri personaggi principali sono il centurione Prisco, amico inseparabile del tribuno Ventidio di mille missioni e la bella Dacia. Di lei Livio si innamorerà perdutamente, soddisfacendo il suo immaginario femminile. 

- Secondo te cosa deve avere un romanzo storico per attirare l'attenzione di un lettore?
Dovrebbe contenere, e mantenere, la promessa implicita, sancendo un patto sacro col lettore, che si intende raccontare una storia interessante, seppur diversa da ciò che ci hanno raccontato a scuola. Deve suscitare la sua curiosità, la sua voglia di fagocitare le pagine che lo separano da quella in cui potrà ottenere la rivelazione, la spiegazione del perché i fatti sono andati in un certo modo.Infine, ma questa è la regola che vale per tutti i generi di romanzo, a ogni pagina deve spiegare uno dei quesiti precedenti e, allo stesso tempo, intrigare suggerendo nuove domande, creando nuova suspense.

- Il miglior romanzo storico che hai letto. 
Potrei citarne tanti. Da adolescente dico che L’isola del tesoro, D’Artagnan e i tre moschettieri, Il Conte di Montecristo e altri hanno rappresentato la mia personale scuola di scrittura. Poi è arrivato Il nome della rosa che ha fatto scuola davvero, basti pensare alle postille dalle quali si possono apprendere i diversi princìpi dello scrivere un romanzo storico. 

- Se potessi fare un viaggio nel passato, in quale periodo ti piacerebbe andare?
Credo che ognuno di loro rappresenti un fascino particolare, fantastico per conto proprio. Personalmente però, penso proprio che, a parte che nella Roma imperiale, sbarcare al tempo dei primi pionieri americani, nel periodo compreso fra Colombo e le guerre d’indipendenza, sia l’ideale.

- Su quale personaggio realmente esistito ti piacerebbe scrivere un romanzo?
Preferirei parlare al plurale: il grande capo indiano Giuseppe, dei Nasi Forati, Giulio Cesare, Napoleone e Alessandro Magno. Che dici, chiedo troppo?

- C'è un film/telefilm storico che secondo te è da vedere assolutamente?
A mio parere sono due, Il nome della rosa per le stesse considerazione fatte per il libro (secondo me è l’unico film di pari bellezza con il romanzo) e 300 guerrieri per la crudezza delle scene, la bellezza dei costumi e il modo in cui viene raccontato un evento epico e glorioso dell’antichità. 

- Grazie per essere stato qui con noi, in bocca al lupo per le tue future pubblicazioni! 
Grazie a voi per l’opportunità che mi avete dato.

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