martedì 17 maggio 2016

Intervista a Alfonso Zarbo: "Adoro il romanzo storico. Mi ci avvicino sempre più"

Buongiorno lettori sognatori!  In occasione dell'uscita di Schegge di Alfonso Zarbo, edito Watson Edizioni, ospito l'autore con un'intervista. Pronti a scoprire qualcosa di più su Alfonso, sul fantasy e sulla sua nuova pubblicazione? 




- Ciao Alfonso e benvenuto! Chi è Alfonso Zarbo nella vita di tutti i giorni?
Ciao e grazie dell'accoglienza! Difficile risponderti. So solo che non ho mai smesso di amare i mondi dei cartoni animati, dei libri per ragazzi e poi dei videogiochi e dei fumetti. Volevo crescere senza smettere di divertirmi. La scrittura, il lavoro in Mondadori e la recitazione mi permettono di farlo.

- Com'è nata la passione per la scrittura?
Anno dopo anno, consapevolmente e non. Non sono mai stato troppo lontano dell'arte, in tutte le sue forme. La scrittura è arrivata dopo la musica, che è arrivata dopo il disegno, che probabilmente è arrivato dopo l'amore per quell'elemento fondamentale che è sempre stato il genere fantastico.

- Il fantasy è il genere letterario che prediligi. Come ti ci sei avvicinato? 
Leggendo tanto, soprattutto tra i quindici e i vent'anni. Non che prima il fantasy non mi piacesse. Semplicemente non avevo ancora la percezione nitida di questo genere. Ed è proprio a quella “mancanza di percezione” che sarebbe bello tornare. Sperimentando sempre.

- Negli ultimi anni, il fantasy ha riscosso un gran successo e sono aumentate le pubblicazioni. Quale pensi che sia il suo futuro nel panorama letterario italiano? Positivo, se si vanno a cercare quei libri pubblicati con particolare impegno, inventiva e metodo. Molti lettori pensano ancora che gli autori stranieri siano in automatico i più validi. E i grandi editori, dopo un intenso lavoro di traduzione, editing e revisione, glielo fanno credere. Bisognerebbe ottenere la stessa qualità (maggiore, anche) nella media e piccola editoria, dove gli autori italiani sono più numerosi, prima di un confronto obiettivo. 

- Parliamo ora della stesura di un romanzo. Quali sono le difficoltà nell'affrontare un fantasy? Come ti muovi quando stai per iniziare un nuovo libro? 
Le stesse difficoltà di ogni altro genere, credo. Coerenza, freschezza di stile, innovazioni che non facciano storcere il naso ai lettori. Creare una storia che colpisca per emozioni e per immagini.
Semplice, no?
Io sono un po' confusionario quando scrivo. O meglio, non sono metodico come nello studio o sul lavoro. Parto sempre da un'idea che attiri prima di tutto il “me lettore”, poi faccio un grande lavoro di ricerca, tratteggio i primi capitoli e... benvenuto caos! I miei personaggi amano fare di testa propria. 

- Ti affidi ai consigli di qualcuno mentre scrivi un libro? C'è qualche autore in particolare che è la tua fonte di ispirazione?
Sempre. Innanzitutto agli editor: professionisti e colleghi con cui dovrebbe venirsi a creare un rapporto quasi fraterno. Ne ho avuti almeno tre: Diego Di Dio (per Ivengral - La via dell'acciaio), Francesco Coppola (Schegge - Il cacciatore di draghi), Sergio “Alan D.” Altieri (Ultima Oasi). Ciascuno di loro mi ha dato consigli preziosissimi. Anche la recitazione aiuta. Cerco di applicare i consigli dei miei insegnanti, Pino Pirovano tra tutti, per ottenere personaggi e scene convincenti. 
Poi gli autori. Il successo di George R.R. Martin ha influito tantissimo sul modo di guardare al fantasy. Ma i miei modelli spaziano anche tra i generi: dal giallo di Arthur Conan Doyle all'horror di Stephen King. 

- Un altro genere di cui ti piacerebbe scrivere? E quale, invece, non rientra nelle tue corde? 
Adoro il romanzo storico. Mi ci avvicino sempre più, come dimostrano la copertina di Schegge e il racconto da cui Paolo Barbieri ha tratto spunto Come falene nella polvere da sparo. Il paranormal romance, invece, non fa per me. 


- Il 20 maggio uscirà Schegge con Watson Edizioni. Cosa ti ha portato a scegliere proprio questa casa editrice? 
Qualità, impegno costante e umanità. Un piccolo miracolo che trova un nome e un volto soprattutto nella persona di Ivan Alemanno. 

- Schegge conterrà nove racconti nei quali troviamo varie ambientazioni, da una Roma apocalittica alla Spagna delle crociate. Da dove nasce l'idea? 
L'idea di poter “fare zapping” tra mondi fantasy ed epoche diverse non è nata subito. Si è sviluppata a mano a mano che i racconti prendevano vita. Ho rivisto alcune storie datate e ne ho sviluppate di nuove. Ne è risultato un esperimento quasi trans-mediale: un Assassin's Creed letterario, se considerassimo il lettore un Desmond Miles pronto a farsi catapultare tra Tardo Impero Romano, siglo de oro spagnolo e mondi fantastici corrotti. Azione e combattimenti non mancano.

- Progetti letterari futuri? 
Ultima Oasi: un romanzo per adulti e ragazzi ambientato ai tempi delle Crociate ma in un mondo nel quale il sole sta per esplodere. Ovviamente anche qui non mancheranno richiami importanti a videogiochi come Prince of Persia. In questa follia narrativa, per fortuna, è intervenuto in mio aiuto uno che di apocalissi e di incubi ne sa parecchio: Alan D. Altieri. Il romanzo è pronto e ha già trovato casa. Spero ne riparleremo presto, al più tardi nel 2017.

-Grazie per essere stato qui con noi, in bocca al lupo per il tuo nuovo libro! 
Grazie a voi! Buona lettura!

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