lunedì 31 luglio 2017

Arthur Conan Doyle | Un classico a colazione


Nel secondo appuntamento di Un classico a colazione, Vanessa Leone ci parla di un autore conosciuto soprattutto agli amanti del giallo: Arthur Conan Doyle, colui che ha dato vita all’investigatore Sherlock Holmes. 




LA VITA

Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859 – Crowborough, 7 luglio 1930) fu un medico e scrittore scozzese considerato, insieme a Edgar Allan Poe, il fondatore di due generi letterari: il giallo e il fantastico. In particolare, Doyle è il capostipite del sottogenere noto come «giallo deduttivo».  Nonostante la produzione letteraria dell’autore spazi dal romanzo d’avventura alla fantascienza, dal soprannaturale ai temi storici, raggiunse il successo con le avventure dell’investigatore Sherlock Holmes e il suo assistente Watson.

«La prova principale della vera grandezza di un uomo consiste nella percezione della propria piccolezza
»

Arthur Conan Doyle nacque in Scozia il 22 maggio 1859 in un piccolo appartamento di Edimburgo dall’inglese Charles Altamont Doyle e dall’irlandese Mary Foley. Il cognome composto lo ereditò dal prozio Michael Conan, noto giornalista dell’epoca.
Iniziò i suoi studi presso una scuola della sua città per proseguire alla Hodder Preparatory School nel Lancashire, proseguì presso lo Stonyhurst Jesuit College, per poi terminare all'Università di Edimburgo dove si laureò in medicina nel 1885. È durante gli anni dell’università che iniziò a pubblicare vari racconti e articoli per riviste di medicina.
Nel 1881 ottenne prima il baccellierato in Medicina, quindi il Master in Chirurgia. Lavorò come assistente medico per diversi studi affiancando medici come Richardson a Sheffield, Elliot a Shropshire e Reginald Hoare a Birmingham. Tra i vari professori di medicina con cui collaborò, rimase particolarmente colpito dal brillante e freddo dottor Bell che, con il suo metodo scientifico e le sue abilità deduttive, gli ispirò in seguito il fortunato personaggio di Holmes, che ha così, almeno nelle origini, un legame con il thriller medico.

Arthur Conan Doyle, in apparenza un uomo tranquillo, aveva invece un animo combattivo e delle forti convinzioni per cui si batteva pubblicamente a mezzo stampa: nel 1890 mise in guardia il mondo intero contro la tanto decantata cura per la tubercolosi, qualche anno più tardi, nel 1902, difese il governo britannico contro le accuse di cattiva condotta durante la Seconda Guerra Boera. Nel 1906 sostenne la riforma per il divorzio e nel 1909 intervenne contro le atrocità in Congo. Nel 1910 difese pubblicamente Oscar Slater falsamente accusato di omicidio. Infine, nel 1914 mise in guardia tutti contro i devastanti effetti del blocco sottomarino. Molte di queste sue battaglie personali risultavano impopolari, ma il senso di onore era per lui più importante dell'opinione pubblica.


Dopo aver lavorato per un breve periodo come medico di bordo sul battello Mayumba e aver messo da parte una piccola somma, decise di aprire – con scarso successo - uno studio medico nel Southsea, sobborgo di Portsmouth: fu proprio in questo periodo che Doyle cominciò a scrivere le avventure di Holmes, che iniziarono ad avere un discreto successo presso il pubblico britannico. Il primo romanzo sul detective fu Uno studio in rosso, pubblicato sul The Strand Magazine nel 1887 rappresenta una sorta di introduzione alle opere successive, infatti il narratore, il buon dottor Watson, presenta Holmes e la sottile scienza della deduzione. A questa prima opera fece seguito nel 1890 Il segno dei quattro, opera che lo portò al successo.

DEFINIZIONE

Il metodo deduttivo o deduzione è il procedimento razionale che fa derivare una certa conclusione da premesse più generiche, dentro cui quella conclusione è implicita.
Come anticipato, Conan Doyle amava moltissimo anche altri generi letterari come l'avventura o il fantastico o opere di ricerca storica. Scrisse diversi romanzi storici come La compagnia bianca (1891), il suo antefatto Sir Nigel (1905) e la serie di sedici racconti storico-satirici sulle immaginarie avventure del brigadiere Gérard, pubblicati tra il 1894 e il 1903. Si cimentò anche nell’opera lirica comica pubblicando, insieme all’amico James Matthew Barie, un libricino dal titolo Jane Annie.

Morì il 7 luglio 1930 colto da un improvviso attacco cardiaco mentre si trovava nella sua casa in campagna a Windlesham, Crowborough. Le sue ultime parole, rivolte alla moglie Jean Elizabeth Leckie, furono: «Sei meravigliosa, moglie mia».
La sua sepoltura è a Minstead nel New Forest, Hampshire, presso il cimitero parrocchiale di tutti i santi. L'epitaffio sulla sua tomba recita:
«Acciaio vero,
Lama diritta,
Arthur Conan Doyle,
Cavaliere,
Patriota,
medico e uomo di lettere»

LE OPERE

Leone Editore riporta alla luce due racconti dell’autore scozzese per la collana Gemme. Nel maggio del 2014 viene pubblicato il cortoromanzo Il capitano della Stella Polare/The captain of the Polestar e nel marzo 2017 La banda maculata/The Speckled Band, entrambi con testo originale a fronte 

Il capitano della Stella Polare/The captain of the Polestar 

«Sono andato avanti con lui e lo abbiamo sentito, a tratti come il pianto di un bambino, a tratti come il grido di dolore di una ragazza.»

Il racconto è scritto in forma diaristica dal medico di bordo della nave baleniera Stella Polare che riporta, passo per passo, l'avventura del capitano Craigie e del suo equipaggio che all'inizio di un inverno artico rischiano di rimanere intrappolati dai ghiacci e preda di una misteriosa entità. In una brevissima storia di delirio e terrore il giovane dottore assiste alla scomparsa del capitano e alla manifestazione dello spirito che da tempo spaventa gli uomini.
Questo testo rientra nella produzione fantastica dello scrittore insieme ad altri cinque romanzi e a circa una quarantina di racconti, la maggior parte dell’orrore e del soprannaturale. È evidente come lo spiritismo, dottrina a cui Doyle si affiancò molto presto e che seguì per tutta la vita, sia un elemento fondamentale nel testo. L’elemento misterioso accompagna il lettore durante tutta la storia facendogli provare la stessa angoscia e lo stesso terrore dei protagonisti.

La banda maculata/The Speckled Band

«Nel dare uno sguardo ai miei appunti sulla settantina di casi nei quali, durante gli ultimi otto anni, ho studiato le metodologie del mio amico Sherlock Holmes, molti li trovo tragici, alcuni comici, in buona quantità semplicemente strani, ma nessuno banale.»

Sherlock Holmes e Watson indagano sul caso di una giovane donna che teme di essere assassinata. Helen Stoner, la figliastra del dottor Grimesby Roylott, ha buoni motivi per sospettare che il patrigno abbia ucciso sua sorella, anche se lei non sa come, e che ora voglia sbarazzarsi anche di lei. 

«Fu una notte tremenda. Fuori il vento ululava e la pioggia infuriava e si infrangeva contro le finestre. All’improvviso, in mezzo al baccano di quel fortunale, irruppe l’urlo disperato di una donna terrorizzata. Sapevo che si trattava della voce di mia sorella.»  

La banda maculata, uno dei testi preferiti dello stesso autore, è un racconto giallo pubblicato per la prima volta nel febbraio del 1892 sulla rivista The Strand Magazine, successivamente venne inclusa nella raccolta Le avventure di Sherlock Holmes.
Nonostante la sua brevità cattura da subito l’attenzione del lettore, che riesce facilmente a immedesimarsi nei personaggi percependo la loro paura e la loro tensione. I piccoli indizi che Holmes cerca di dare all’amico Watson per aiutarlo a risolvere il caso accompagnano la lettura e stimolano la mente ma la soluzione non è mai scontata, si scoprirà solo all’ultima pagina quando tutti i pezzi del puzzle andranno al loro posto e si scoprirà che l’investigatore più celebre del mondo aveva capito tutto fin dall’inizio. 

Conan Doyle, nonostante l'enorme successo che gli ha regalato Sherlock Holmes, non legò mai abbastanza con il suo personaggio, arrivando a nutrire odio e gelosia perché divenuto più famoso di lui. L’autore, nel 1927, dichiarò che aveva scritto di Holmes più di quanto intendesse inizialmente fare, perché spinto dall'insistenza di alcuni suoi amici.

CURIOSITÀ: Elementare, Watson!
Il tipico modo di dire attribuito ad Holmes è la frase "Elementare, Watson!"("Elementary, my dear Watson"), quando spiega all'amico medico la soluzione di un caso, ma in realtà Doyle ha utilizzato pochissimo questa frase. Andando a rileggere i suoi racconti la si può trovare in una pagina della raccolta Le memorie di Sherlock Holmes, nel racconto L'uomo deforme, quando Holmes, rispondendo ad una domanda di Watson, fa uso di questo modo di dire: "Elementare!", così come lo utilizza due volte nel racconto Uno studio in rosso, sempre rispondendo a una domanda di Watson, e una volta nel racconto successivo Il segno dei quattro, ancora una volta in risposta a una domanda dell'amico. La frase è stata inizialmente introdotta negli adattamenti teatrali e resa celebre con la cinematografia successiva.


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