mercoledì 12 luglio 2017

Recensione: "Il curioso caso di Benjamin Button" di Francis Scott Fitzgerald

Titolo: Il curioso caso di Benjamin Button
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Editore: Leone Editore
Collana: Gemme
Pagine: 112
Prezzo: 6€


Nel 1860, a Baltimora, Benjamin nasce con le sembianze di un anziano. Ma la cosa ancor più curiosa è che con il passare del  tempo Benjamin ringiovanisce, vivendo una vita in senso esattamente opposto a quella dei comuni mortali. Da questo racconto divertente e esemplare sull'incapacità degli uomini di comprendere e accettare qualcosa di diverso e a prima vista inspiegabile, è stato tratto l’omonimo film con Brad Pitt e Cate Blanchett,diretto da David Fincher. 





Come sarebbe la nostra vita se, invece di invecchiare, ringiovanissimo? Impossibile non farsi questa domanda durante la lettura de Il curioso caso di Benjamin Button. Il protagonista, Benjamin, nasce a Baltimora nel 1860, in una mattina di settembre. Tutto normale fin qui, se non fosse che la sua nascita sconvolge i suoi genitori: Benjamin non è un neonato, ma un anziano.

Sulla fronte del signor Button si moltiplicarono le gocce di sudore. Chiuse gli occhi e poi, quando li riaprì, guardò di nuovo. Non si stava sbagliando… stava davvero guardando un uomo di settant’anni… un neonato di settant’anni, un neonato i cui piedi penzolavano ai lati della culla dove giaceva.

Lo shock iniziale è inevitabile: i Roger Button sono una famiglia con una buona posizione sociale e faticano ad accettare questa situazione, certi che li avrebbe rovinati. Con il passare degli anni, Benjamin Button nota che le rughe iniziano a sparire e sembra più giovane: infatti con l'avanzare degli anni ringiovanisce. 
Se inizialmente il primo pensiero può essere “Che bello!”, pian piano si inizia a prendere consapevolezza di quanto questa cosa sia penosa. Mentre Benjamin diventa sempre più giovane, acquistando più fascino e bellezza, i suoi genitori, sua moglie e suo figlio crescono e invecchiano. E si arriva a un punto in cui il figlio gli fa da padre, perché Benjamin al termine della storia diventa un neonato.

«Santo Cielo!» disse ad alta voce. Il processo stava continuando. Non c’erano dubbi: ora aveva l’aspetto di un uomo di trent’anni. Invece di rallegrarlo, quel pensiero lo angustiava. Stava ringiovanendo. Fino a quel momento aveva sperato che una volta che il suo corpo avesse raggiunto l’età corrispondente a quegli anni, quel grottesco fenomeno che aveva segnato la sua nascita si sarebbe arrestato. Rabbrividì. Il suo destino gli sembrava orrendo, incredibile.

Benjamin vive una vita pervasa di anormalità: tutto ciò che ha vissuto e i suoi ricordi finiranno con essere dimenticati.

La pecca di questo testo è la sua brevità. Forse è anche fin troppo breve: Fitzgerald avrebbe potuto dedicare più spazio all’introspezione psicologica del protagonista, al suo rapporto con i genitori e con la moglie.
Ecco, non prendetelo come un racconto introspettivo, ma come una cronaca quasi comica della bizzarra esistenza di Benjamin Button. Se vi avvicinate al libro con quest’idea, non rimarrete delusi.
Nonostante tutto, il racconto porta a riflettere. Quanto può essere difficile vivere così? Benjamin non sarà mai accettato dalla società, è quasi un emarginato. Riesce a riscattarsi solo quando la sua età e il suo aspetto fisico combaciano. Per il resto, deve convivere sempre con un padre prima e un figlio poi che quasi si vergognano di lui.
Un racconto ambientato nel 1860, ma che si riflette benissimo anche nel nostro secolo: talvolta la gente è così bigotta da non riuscire ad approvare chi è diverso. Più facile guardare con occhio critico e distaccato, piuttosto che capire e avvicinarsi a questa persona.


Il curioso caso di Benjamin Button non sarà il libro dell’anno, ma è un ottimo compagno per una sera di questa calda estate. 

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