martedì 14 novembre 2017

Recensione: "Dark Room. La camera oscura" di Jonathan Moore - Review Party


DARK ROOM 
di Jonathan Moore

Leone Editore | Mistéria

416 pagine | 14,90€


UN ELETTRIZZANTE THRILLER POLIZIESCO CHE TIENE INCHIODATI FINO ALL’ULTIMA PAGINA

Attraversò la strada con la pistola in mano, fermandosi un attimo davanti ai gradini che portavano alla porta di Lucy. Era socchiusa. C’era del sangue su ogni gradino. Si vedevano delle impronte, ma non si capiva in che direzione andassero. Ogni stanza della casa che dava sulla strada era al buio. Fece silenziosamente i cinque gradini, la pistola impugnata con entrambe le mani. Arrivò alla porta ed entrò in casa, poi fece un respiro e guardò per terra. C’era del sangue sul pavi mento, macchie di sangue a ogni metro. Sentiva le sirene in lontananza. Nagata e i suoi stavano ar rivando, ma erano ancora ad almeno venti isolati di distanza. Seguì il sangue fino alla stanza della musica. La portafinestra era aperta e gli spartiti sparpagliati sul pavimento.
L’ispettore Gavin Cain e il suo collega Grassley ricevono un video inquietante: un uomo, malato terminale di cancro, decide in punto di morte di confessare i suoi peccati e invita la polizia a esumare le spoglie di Christopher Hanley, un ragazzo morto nel 1985, per scoprire un terribile segreto. Quando il corpo sta per essere disseppellito, Cain viene riassegnato con la massima priorità a un altro caso: Harry Castelli, il sindaco di San Francisco, ha ricevuto una minacciosa lettera che lo invita a uccidersi per tenere celato uno scandalo legato al suo passato, con tanto di fotografie allegate che ritraggono una splendida ragazza incosciente e legata nuda a un letto. Il sindaco sostiene di ignorare chi sia la ragazza, ma Cain sospetta che gli stia nascondendo qualcosa e inizia a indagare sulla vita del primo cittadino. La caccia al ricattatore condurrà Cain in un intricato labirinto di segreti, che si dipana dietro l’apparente normalità dell’esistenza di Castelli e della sua famiglia. Dark Room – La camera oscura è un thriller affascinante e magistralmente costruito, che inchioda i lettori alle sue pagine tenendoli con il fiato sospeso fino alla fine.




«Quello su cui Nagata mi ha messo a lavorare e quello che abbiamo in obitorio potrebbero essere due facce della stessa medaglia. È solo un’intuizione, ma sento che può essere corretta.»
L’ispettore Gavin Cain sta per esumare la tomba di un giovane morto nel 1985, Christopher Hanley, dopo aver ricevuto un video in cui un uomo in punto di punto di morte sollecita di farlo. Ma viene richiamato d’urgenza per occuparsi di un altro caso. Qualcuno sta minacciando il sindaco Harry Castelli con delle fotografie inquietanti, rappresentanti una donna legata a un letto: se il sindaco non vuole che altre foto spuntino fuori, deve togliersi la vita. Castelli cerca di tirarsene fuori affermando di non aver mai visto quella donna e di non sapere nulla. Ma Cain capisce subito che qualcosa non va e vuole vederci a fondo, ma non abbandona neanche l’altro caso di cui si stava occupando con il suo collega Grassley. 


Partendo da questi due casi apparentemente scollegati tra loro, Jonathan Moore dà vita a un thriller al cardiopalma e a una storia composta da tanti piccoli fili che vanno pian piano a intrecciarsi. La tomba di Christopher Hanley nasconde un mistero che va a ricollegarsi con le foto ricevute dal sindaco: non contiene solo le ossa del giovane, ma anche quelle di una donna sepolta molto probabilmente viva. Ma a chi appartengono? E cosa hanno a che fare con il sindaco? Cain si rende ben presto conto che il caso è molto più complicato di quanto sembra: la fitta rete di segreti trova le sue radici negli anni ’80, ai tempi di una confraternita bandita dal campus, Pi Kappa Kappa. Quelli che sarebbero dovuti rimanere segreti celati stanno però venendo pian piano a galla, portando alla luce un passato fatto di violenze e omicidi. 


«Non mi importa se pensa che io la stia minacciando o meno. Lei ha già visto quella ragazza. Lo sappiamo benissimo entrambi.»

Il sindaco non rispose. Fissò Cain da dietro il bicchiere che continuava a rigirarsi tra le mani. 

L’autore non si lascia andare a troppi preamboli e trasporta subito il lettore nel cuore della storia, coinvolgendolo in tutto e per tutto nel caso.  Jonathan Moore dimostra infatti di saperne molto sull’argomento: rende condita la storia di molti dettagli e dialoghi che accompagnano il lettore alla scoperta della verità, che si può intuire se si presta molta attenzione. Gli interrogatori, le scene del crimine, l’esame dei cadaveri, sono elementi così ben strutturati e descritti nel corso del romanzo che sembra di assistere in prima persona a quanto accade. 

Una piccola pecca del romanzo è la scarsa caratterizzazione dei personaggi. Cain appare come un ispettore che sa quello che fa, in gamba e meticoloso nelle indagini. Conosciamo abbastanza bene il sindaco Castelli e la sua famiglia, con aspetti della loro vita che si erano voluti celare. Appaiono molti altri personaggi, tra cui Grassley, ma si riesce a captare ben poco sul loro carattere. È come se l’autore avesse preferito dare più importanza allo svolgere delle indagini piuttosto che a far entrare in empatia i lettori con i suoi personaggi. 

Considerando il libro nella su interezza, è un elemento su cui si può chiudere un occhio. 
 Lo stile fluido e coinvolgente di Moore regala una storia che si legge tutta d’un fiato, è impossibile riuscire a staccare gli occhi dal libro: più proverete a chiudere il libro e più accadranno episodi che renderanno impossibile interrompere la lettura.


«Quindi, nell’esatto momento in cui tu trovi la ragazza, ma prima di aprire la bara, ricevi la telefonata e vieni assegnato al caso di Castelli» disse Fischer. «Dobbiamo credere che si tratti di una coincidenza?»

Nei ringraziamenti l’autore precisa che Dark Room è la parte centrale di un trittico ambientato a San Francisco. Ora non mi resta che aspettare la pubblicazione degli altri libri! E intanto voi, lettori, non fatevi sfuggire questo thriller.





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