lunedì 26 marzo 2018

Recensione: "La bambina nel bosco" di Barbara Abel



LA BAMBINA NEL BOSCO 
di Barbara Abel

Leone Editore | Mistéria


352 pagine | 14,90€


Nel corso di una gita scolastica, Emma, una bambina di soli cinque anni, si smarrisce in un bosco e gli insegnanti si mettono alla sua ricerca. Mylène, la giovane maestra di Emma, trova la piccola in una voragine ma nel tentativo di salvarla si ferisce e rimane imprigionata a sua volta. Tutto quello che può fare è spingere Emma fuori dalla buca, affidarle il suo foulard e dirle di cercare aiuto. La polizia trova velocemente la bambina e la crisi sembra risolta, ma quando a Emma viene chiesto dov’è la maestra, la risposta è spiazzante: «Non lo so». Quale terribile segreto può nascondere una bambina così piccola?



Messa alle strette dal poliziotto, la bimba non ha altra scelta che fissarlo. «Dimmi solo se l’hai vista nella foresta» insiste Dupuis in tono fermo. «Non lo so» ripete lei senza batter ciglio.
Non lo so. Sono tre parole che messe insieme in un determinato contesto possono portare all’irritazione. Soprattutto se pronunciate da una bambina di soli 5 anni, Emma Verdier, che sembra non voler dire la verità.
Tutto inizia durante quella che dovrebbe essere una tranquilla gita scolastica. Emma, dopo aver discusso senza un apparente motivo valido con una delle maestre, Myléne Gilmont, scompare improvvisamente nel bosco. Le maestre si mettono subito sulle sue tracce e a trovarla in una buca è proprio Myléne che, nel tentativo di tirarla fuori, cade a sua volta. Quando riesce a far uscire la bambina da lì per mandarla a cercare aiuto, la maestra non sa che Emma non ha nessuna intenzione di aiutarla. Infatti la piccola, una volta raggiunto il luogo dal quale si era allontanata, sostiene di non aver mai visto Myléne. Anzi, la sua risposta è un continuo Non lo so. Inizia da qui una ricerca serrata per ritrovare Myléne, che soffre anche di diabete e non può stare senza la sua dose di insulina per troppo tempo: una ricerca che farà venire fuori un passato che sembrava dimenticato, segreti che sarebbe stato meglio rimanessero tali… Cosa nasconde Emma? Perché non vuole che la maestra venga ritrovata? 
Mylène esita un istante. Detesta i capricci e conosce il carattere tirannico della bimbetta, la sua attitudine a comandare tutti a bacchetta e la tenacità della sua ostinazione. Emma è testarda come un mulo. Può essere assolutamente adorabile ma anche completamente detestabile. Nei giorni storti, riuscirebbe a fare scontrare due montagne. Possiede un dono eccezionale per battibeccare, cavillare, brontolare, protestare, sbraitare, frignare e soprattutto, soprattutto, non mollare ai l’osso. Dall’alto dei suoi cinque anni, la bambina può essere una vera spina nel fianco. 
Ed ecco che entrano in scena Patrick e Camille, i genitori di Emma, e il padre di Myléne, Ètienne. Nasce un intreccio impossibile da immaginare, Barbar Abel riesce a collegare questi personaggi così diversi in modo impeccabile, tanto che i colpi di scena non mancano.
Non vi dirò di più perché il resto della trama è tutto da scoprire.

È interessante il parallelo che l’autrice delinea tra Emma e Myléne. Inizialmente non si riuscirà a cogliere questa somiglianza tra loro, ma ecco che pian piano vengono caratteristiche che accomunano le due più di quanto vorrebbero. Al di là dell’età e dell’aspetto fisico, le due si ritrovano a condividere esperienze di vita e un carattere molto particolare.
Dorothée scuote la testa pensierosa. «La cosa strana, in tutta la faccenda, è la similitudine dei pareri su Emma Verdier e Mylène Gilmont. Entrambe scatenano emozioni negative. Non piacciono molto, in un certo senso nessuno si fida di loro. Sono respinte. Hanno pochi amici, se non addirittura nessuno.»

La storia si svolge nell’arco di pochi giorni: l’azione sì c’è, ma non è il fulcro della narrazione. Si dà molto risalto a quelli che sono i pensieri dei personaggi che vengono dunque ben delineati. Ognuno di loro viene messo a nudo: le loro paure più grandi, i loro rimpianti, ma anche i loro desideri…  tutti i lati oscuri del loro carattere vengono fuori. E sembra di conoscere così bene ogni personaggio che non si potrà far altro che provare antipatia. Ebbene sì, antipatia. Perché ognuno di loro nasconde qualcosa, ognuno di loro ha motivo di temere le conseguenze di questa storia e agisce quasi sempre in un modo così sbagliato che vi ritroverete a dire “Ma cosa sta facendo?!”. 

Io ne ho provata molta soprattutto per Camille, donna che è quasi sempre vissuta all’ombra del marito. Più di una volta ha voglia di riscattarsi, ma non lo fa. Preferisce rimanere nella sicurezza delle mura domestiche, ha paura a tirar fuori quel coraggio che le manca, a mostrarsi per quella che vorrebbe essere.
Più di ogni altra cosa, ce l’ha con il marito per aver fatto di lei ciò che è diventata. Tra moglie e madre, si sente ridotta a mantenere il ruolo che ci si aspetta da lei, come due abiti che alterna a seconda del momento della giornata. Chi è realmente? Dov’è finita la ragazza che avanzava con fiducia e superbia? Il semplice fatto di porsi la domanda le dà l’impressione di ritrovare un po’ di quella che era una volta, prima di sposare Patrick. 
E poi c’è Ètienne… per lui il disprezzo è arrivato in un secondo momento. In lui prevale l’impulsività e l’essere vendicativo, ma anche la sensazione di non saper rivestire il ruolo di padre che lo tortura per tutta la vita.
L'unica degna di un minimo di compassione è forse proprio la povera Myléne, vittima del menefreghismo altrui, condannata per la sua poca grazia e bellezza. 

Con uno stile coinvolgente e un ritmo incalzante che cresce di pagina in pagina, l’autrice ci conduce a un finale che lascia a bocca aperta. E quando si arriva qui, quando tutto sembra essersi risolto… ecco che l’epilogo ci dà un altro motivo per stupirci. Perché è come se tutto si sia svolto secondo un ordine circolare ed è impossibile arrivare a un punto definitivo. 

La bambina nel bosco è una storia di tradimenti, di un’innocenza perduta, di gente disposta a tutto pur di salvaguardare se stessa o chi si vuole bene.
È uno di quei thriller psicologici che non può mancare assolutamente nella vostra libreria.
A meno che… Conosciamo davvero le persone? Mireille non lo sa.

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