Intervista a Stefano Maria Palmitessa: "La cosa interessante è proprio illustrare al pubblico, in questo caso romano, lo spaccato di vita americana che un’immigrata di grandi speranze deve affrontare, nella solitudine e nelle incertezze del caso" - Un lettore è un gran sognatore

Intervista a Stefano Maria Palmitessa: "La cosa interessante è proprio illustrare al pubblico, in questo caso romano, lo spaccato di vita americana che un’immigrata di grandi speranze deve affrontare, nella solitudine e nelle incertezze del caso"

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Ospite del blog di oggi è Stefano Maria Palmitessa, direttore artistico del festival "Il teatro che non c'era", al Teatro Studio Keiros, che si aprirà con uno spettacolo di cui è autore e regista, Una donna fantasiusa, un Manhattologo, in scena venerdì 13 settembre alle 21,00 

Ci parli del suo spettacolo che aprirà il festival Il teatro che non c’era, “Una donna fantasiusa – un Manhattologo”. 
 Lo spettacolo nasce come sequel di “Una donna Fantasiusa – Un Nonologo”. Come il titolo suggerisce il copione descrive situazioni di vita reale vissute dall’attrice Eleonora Micali trasferitasi da Lentini (Siracusa) a New York (Manhattan) due anni fa. I brillanti aneddoti che esso descrive colgono momenti, talvolta persino drammatici, di una giovane donna artista che insegue il suo sogno di affermarsi nella vita culturale della grande mela. Nelle vesti di regista e autore posso dire che gli episodi surreali che la Micali mi ha raccontato e che costituiscono la fonte d’ispirazione del mio testo, sono stati da me valutati immediatamente nella loro concretezza. Testimonianze quasi rocambolesche delle difficoltà dell’inserimento nel circuito dei media americani.

Lo spettacolo è il sequel di “Una donna fantasiusa – un Nonologo”, che ha avuto un gran successo e numerosi riconoscimenti dalla stampa. Cosa deve aspettarsi il pubblico da questo sequel? 
 La cosa interessante è proprio illustrare al pubblico, in questo caso romano, lo spaccato di vita americana che un’immigrata di grandi speranze deve affrontare, nella solitudine e nelle incertezze del caso. Raccontare la differente mentalità teatrale degli addetti alle Istituzioni newyorkesi è veramente impegnativo. Si ride in maniera diversa, anche perché il popolo d’oltre oceano non brilla certo per ironia e a cui manca inoltre una certa capacità improvvisatoria. Tuttavia sono la terra del business dove il lavoro artistico è considerato “lavoro” e pertanto regolato da canoni di meritocrazia evidenti. 

Com’è nata l’idea di fare questi due spettacoli? 

L’idea è nata dall’interprete dei due monologhi Eleonora Micali nel periodo di attesa del perfezionamento della pratica per l’ottenimento della Green card per le sue ottime referenze di attrice italiana. Nato per diffondere la cultura italiana e i suoi dialetti sorprendentemente maneggiati sul palcoscenico dalla stessa;

C’è qualche aneddoto interessante avvenuto durante la preparazione dello spettacolo che vuole condividere con noi? 
Ricordo, episodio inserito nel copione, l’esilarante nonché imbarazzante momento allorquando un signore novantenne, munito di regolare mazzo di 96 rose rosse, cercò di abbordare la Micali con proposta di sistemazione in un lussuoso appartamento di Manhattan. 


INFO
Teatro Studio Keiros - Festival IL TEATRO CHE NON C’ERA 
Via Padova 38/a (piazza Bologna) Roma 
www.teatrokeiros.it 
06. 44238026 - teatrokeiros@gmail.it - whatsapp 340.5468099 
Settembre 2019 - giugno 2020 
biglietti: interi da 12 € a 18 € ridotti da 9 € a15 € (fino a 16 anni e convenzioni) - tessera associativa: 3 €

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