martedì 21 maggio 2019

Nuove uscite Leone Editore | Maggio 2019




PICCOLE ANIME FOLLI
di Mirko G. Rauso 
288 pagine | 12,90€

IN LIBRERIA DAL 23 MAGGIO

IN UN PAESE DOVE IL MALE DILAGA NESSUNO È INNOCENTE
CHI SOPRAVVIVERÀ ALLA CACCIA SUPREMA?

L’isteria di massa tornò a scatenarsi tra le strade di San Rodi: scuole chiuse, negozi chiusi, sembrava uno scenario postapocalittico. La milizia di Debra continuava a pattugliare le strade, senza perdere tempo a dispiacersi per la scomparsa di uno dei loro membri. Pochi coraggiosi uscivano di casa, alcuni erano convinti che non bisognasse lasciarsi terrorizzare dagli atti di questo Mostro, altri ritenevano che restare chiusi per giorni e giorni fosse la cosa migliore. I genitori tenevano a bada i loro figli, terrorizzati. Quando Piero B era scomparso, tutti si erano riversati tra i vicoli come formiche. Con la scomparsa di Mollusco, l’effetto fu opposto. San Rodi non era più la stessa, era una cittadina sporcata per sempre, orfana della sua purezza, corrotta da qualche ragazzino folle e da qualche adulto pieno di scheletri fatti a pezzi nell’armadio.
Nel piccolo paese di San Rodi, i mesi scorrono con estrema lentezza. Quattro ragazzini di quindici anni, ognuno con un problema che si porta dentro e una condizione familiare disastrosa, fanno parte del gruppo dei Cacciatori Solitari. Agli occhi di tutti sono dei perdenti, degli emarginati, ma aver fatto squadra li rende più coraggiosi. Sfrecciando in bicicletta tra i boschi circostanti, si sentono degli eroi: catturano ogni tipo di animale e, per dimostrarsi «uomini veri», arrivano perfino a torturare e ammazzare cani, galline e volpi. Ma le dinamiche di quel gruppo nascondo risvolti sconvolgenti. Un giorno, infatti, spinti dalle manipolazioni e dalla pazzia del loro carismatico capo, Fermo, decideranno di compiere la Caccia Suprema, quella di un essere umano. Da allora, da quel primo omicidio, si scatena una spirale di violenza sempre più grande, sempre più terribile, che piano piano coinvolgerà l’intera comunità, rivelando scenari inquietanti, fino alla comparsa di un altro Mostro, un terrificante serial killer. Quali sorti toccheranno agli abitanti di San Rodi?



UNA VITA SENZA PATENTE
di Stefano Garavini
126 pagine | 10,90€

IN LIBRERIA DAL 23 MAGGIO

QUANDO SUPERARE IL LIMITE TI FA RISCHIARE GROSSO
Se ripenso a tutte le volte che ho guidato dopo aver bevuto, mi convinco che la patente avrebbero dovuto ritirarmela almeno una volta ogni fine settimana. Avrei potuto causare incidenti, fare del male a me stesso, agli amici che salivano con me in auto, ma più di tutto avrei potuto far del male ad altri, persone innocenti che avrebbero solo avuto la sfortuna di incrociare il loro cammino con il mio. La mia vita è stata così, un susseguirsi di eventi normali, intervallati ogni fine settimana da bevute oltre il lecito consentito. Quante volte mi son detto, Stefano ora basta, smetti, torna a casa, e invece sono rimasto lì, appoggiato al banco del bar brandendo un buono consumazione o del denaro in attesa dell’ennesimo bicchiere.
Stefano Garavini racconta in prima persona la sua storia di ragazzo cresciuto sulla riviera romagnola, nel mito dei motori, delle serate in discoteca e delle bevute tra gli amici. E proprio quelle bevute, unite alla scellerata decisione di mettersi alla guida di una macchina o di una moto, gli sono costate per ben otto volte la patente. Tra ritiri lievi e ritiri più lunghi, con alte pene pecuniarie e l’obbligo di lavori socialmente utili, si caratterizzano così circa venti anni della sua vita, durante i quali Stefano si trova a dover pagare le conseguenze delle sue imprudenti scelte, dal problema di rimanere appiedato e quindi più limitato negli spostamenti, fino a quello di dover convivere col senso di colpa per aver deluso la propria famiglia, in special modo la madre. E poi anche per aver deluso se stesso, quando, all’ennesimo ritiro, di fronte alla promessa che sarebbe stato l’ultimo, inevitabilmente ci ricascava. In un libro personale e significativo, l’autore, attraverso il racconto, a tratti leggero e con note umoristiche, della sua esperienza, lascia un messaggio di grande importanza, mettendo in guardia tutti dal pericolo di sottovalutare gli effetti dell’alcol, soprattutto al volante.




UN AMORE DAL PASSATO
di Dilly Court
450 pagine | 14,90€

IN LIBRERIA DAL 23 MAGGIO 

LA GRANDE AVVENTURA DI UNA RAGAZZA CORAGGIOSA NELLA LONDRA VITTORIANA
Poco prima Maria aveva paura della sua ombra mentre ora era diventata una tipa tosta, che guidava sua madre dal buio dell’inferno a una vita migliore. Ma il tempo stringeva, bisognava agire; Caroline uscì dalla corte con la vaga speranza di trovare un carretto a cui imbrigliare uno dei pony. Provò a vedere nel fienile, ma la porta girò su un solo cardine, cigolando per la ruggine come se protestasse. Allarmata, Caroline fece un passo indietro e andò a sbattere contro il corpo massiccio di un uomo…
Nella Londra vittoriana, la giovane Caroline Manning si ritrova catapultata in un incubo quando il padre muore improvvisamente e la sua compagnia mercantile, che fino ad allora aveva garantito benessere alla famiglia, è sull’orlo del fallimento. Senza poter contare sulla madre, sconvolta dall’accaduto, Caroline, insieme all’amica Sadie, deve occuparsi dei due fratellini e delle economie famigliari. Dopo aver risposto all’annuncio per un posto da chaperon presso la famiglia Colville, da sempre rivale in affari dei Manning, la ragazza conosce la crudele e fredda matriarca, la signora Clarissa Colville, e i suoi nipoti Maria e Phineas. Maria è una figlia illegittima ed è sempre stata trattata male dalla nonna, che ha costretto la madre ad andarsene e sposare un contadino del Devonshire; le due ragazze stringono subito un forte legame e, dopo un litigio con la signora Colville, decidono di scappare insieme alla ricerca della madre di Maria. È l’inizio della loro avventura.




L’INVERNO DENTRO
di Claudio Benazzoli
216 pagine | 11,90€

IN LIBRERIA DAL 23 MAGGIO

IL NUOVO CASO DEL MAESTRO BONOMETTI
QUALE VERITÀ SI CELA DIETRO UN’INSPIEGABILE ATTENTATO?
Attraverso di corsa la porta e vedo le fiamme avvolgere il carretto di Dino, che gli gira intorno a torso nudo cercando di spegnerlo con la camicia. Poi un rumore si insinua nella mia testa, un rumore che ho udito solo un’altra volta nella vita. In un lampo comprendo cosa stia succedendo e urlo con quanto fiato ho in gola: «Dino! Dino! Allontanati! Stai lontano dal fuoco! Scappa!». Non mi sente, o forse non vuole sentirmi. Quel carretto è tutta la sua vita, il suo passato e il suo futuro. E lo sta vedendo bruciare. Alla luce delle fiamme intravedo una figura precipitarsi in cortile e mettersi tra lui e il carretto in fiamme. Poi tutto si fa nero. Rumore, polvere, pezzi di legno volano ovunque tracciando nell’aria linee di fuoco quando il tubo rubato esplode dentro il carretto, investendo in pieno l’uomo che, col suo corpo, ha fatto da scudo a Dino. Vengono entrambi scagliati lontano. Non sento più nulla, il mondo è diventato di colpo silenzioso
È1891, Idro, piccolo comune del bresciano costituito da numerose frazioni abbarbicate sui monti intorno all’omonimo lago. Dino, un arrotino itinerante esperto di esplosivi, salva il piccolo borgo di Lemparato e la casa del maestro Bonometti dalle acque in piena del lago, ma il suo atto eroico non è premiato. Anzi, subisce un attentato che mette a rischio la sua vita. Viene infatti dato fuoco al suo carretto, al cui interno era stata nascosta una rudimentale bomba. Chi è l’autore di questo efferato gesto? E quali motivazioni lo spingono ad attentare alla vita di un forestiero? Tocca al maestro Bonometti smascherare il colpevole e scoprire la verità. E lo farà grazie all’aiuto di Giovanni, detto il Ciucia, e di Monda, un’anziana levatrice, ma anche un po’ strega, che conosce tutti i segreti del paese. Intorno a loro gravita un universo di personaggi misteriosi, ognuno con un segreto da nascondere, protagonisti di una trama che Benazzoli plasma con sapienza e abilità. Ne nasce un giallo che conquisterà il lettore pagina dopo pagina.


IL VIANDANTE DELLE SFERE

di Stefano Pecchioli
450 pagine | 14,90€

IN LIBRERIA DAL 30 MAGGIO
L’Uomo della Morte era inarrestabile. Afferrò il lucchetto della porta che segnava il confine della zona di detenzione e lo congelò all’istante, per poi sbriciolarlo come fosse una foglia secca. Si fece quindi strada nella sala di guardia che faceva da anticamera alle celle. Le due orbite luminose rischiararono l’anticamera di una luce sinistra fino a illuminare una sagoma vestita di una tunica viola.
Kyrion è un umile contadino cresciuto ai margini del regno di Endoria, dove una casta di potenti maghi detiene saldamente il potere. Una notte, durante la festa di Fine inverno, un’enigmatica figura vestita di nero fa la sua comparsa nel villaggio, sconvolgendo per sempre la vita del giovane Kyrion, che soltanto pochi giorni prima ha scoperto di possedere un’aura magica. Costretto a fuggire insieme alla dolce Alisia e al coraggioso Sam, e protetto da un vecchio guaritore e da un possente guerriero nordico, entra a far parte della prestigiosa accademia di magia di Endorcast. Inizia così un’avventura straordinaria che porterà Kyrion in mondi fantastici e pulsanti di vita, alla scoperta della sua vera identità.

domenica 19 maggio 2019

Recensione: La resilienza | Un lettore a teatro

AST Company
presenta

LA RESILIENZA

Studi nudi di improvvisazione teatrale



La resilienza è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. In psicologia, invece, è la capacità di una persona di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo difficile.

Non è sempre così facile superare le difficoltà che la vita ci mette davanti, e molto spesso è più facile chiudersi in se stessi e non affrontare di petto i momenti duri.
Lo spettacolo che ci ha offerto il Teatro Stanze Segrete dal 30 aprile al 12 maggio 2019 ha avuto come tema proprio la Resilienza. La sua particolarità è che è totalmente improvvisato. Gli attori in scena non hanno un copione, non hanno costumi: in 50 minuti danno vita a uno spettacolo creato dal nulla, seguendo un tema dato loro da uno degli spettatori presenti in sala. Sullo sfondo solo due sedie e un piccolo soppalco che ricreano una scenografia molto basilare, lo studio di uno psicologo.

Gli attori mettono dunque in scena una storia che racconta non solo il trauma, ma anche il suo sviluppo e il suo superamento. Il tutto si svolge in uno spazio molto piccolo che rende lo spettacolo quasi intimo e riesce a coinvolgere completamente il pubblico grazie soprattutto alla bravura degli attori, che intraprendono un percorso difficile che esplora in tutto e per tutto l’animo umano con le sue molteplici sfumature e inquietudini.

E, quando lo spettacolo finisce, si esce da quella sala con una piccola consapevolezza: bisogna saper affrontare le proprie paure, bisogna sapersi aprire agli altri ma anche sapersi guardare dentro. Concetti che ci sembrano quasi banali, ma fondamentali per sviluppare un atteggiamento resiliente che è necessario per non sopperire alle difficoltà.

lunedì 29 aprile 2019

La resilienza - Teatro Stanze Segrete | Un lettore a teatro


AST Company

presenta

LA RESILIENZA

Studi nudi di improvvisazione teatrale



Dal 30 aprile al 12 maggio al Teatro Stanze Segrete andrà in scena La Resilienza per la regia di Giorgia Giuntoli con Patrizio Cossa, Max Vellucci, Stefano Augeri, Cristiana De Maio e Umberto Cesaro.

La Resilienza è uno spettacolo teatrale improvvisato, uno studio teatrale in continua evoluzione derivato dal progetto artistico della AST Company “studi nudi di improvvisazione teatrale”.
Lo studio pone gli attori in una condizione di massima difficoltà: senza testo, senza costumi, senza oggetti e senza quarta parete. Tutto completamente improvvisato.
Lo spunto dello studio di improvvisazione teatrale La Resilienza, è proprio quello di vedere se - e come - sia possibile sviluppare un atteggiamento resiliente atto al superamento del momento di difficoltà, al fine di ritrovare un equilibrio perduto.
Il pubblico all'inizio della spettacolo sarà chiamato a dare un input iniziale, che sarà il trauma da cui nascerà la storia.

Gli attori, in 50 minuti reali, racconteranno di una storia di relazioni, che avrà come oggetto non tanto il trauma come evento, quanto il suo possibile sviluppo e risoluzione positiva nella vita dei protagonisti. Possibile, ma non certa la risoluzione positiva, perché in questo canone di massima immedesimazione non è escluso che gli attori/personaggi possano non riuscire ad ogni replica a “trovare” le ragioni , i motivi, le spinte per essere resilienti e soccombere in qualche modo al colpo inferto dagli eventi.

Gli attori sono posti in una condizione che li spinge ad un lavoro estremo sull’indagine dei personaggi, la storia e la regia, senza filtri. L’estrema difficoltà della narrazione all’improvviso catapulta gli attori in uno spazio metaforico tra realtà e finzione, in un canone di massima immedesimazione in cui ciò a cui assiste lo spettatore è unico, irripetibile, senza traccia come la vita.

INFO

Biglietti
€12 intero (+ 3€ tessera teatro)
€10 il ridotto (+ 3€ tessera teatro)
Se sei un associato Assetto, presentati al botteghino con la tessera di Assetto Teatro e avrai diritto all’ingresso ridotto (10€)

Tutti i giorni alle 21, la domenica alle 19

Info e prenotazioni:
Teatro Stanze Segrete, Via della Penitenza,3 Tel. 06-49772027 / 388.9246033



mercoledì 17 aprile 2019

Nuove uscite Leone Editore | Aprile 2019




NEVE E FANGO
di Saverio Carlucci
198 pagine | 11,90€

IN LIBRERIA DAL 18 APRILE


QUANDO IL TUO VERO NEMICO È IL DEMONE CHE TI PORTI DENTO!
Da un certo momento in poi divenni violento. Quando il petto è oppresso, quando ti accorgi di non avere più la forza di respirare e ogni emozione ti fa paura, la rabbia per tutto ciò non viene fuori. Ristagna e si fa putrida. Baudelaire parlerebbe di spleen. Io però non sapevo darle un nome. Avevo accettato il malumore come parte integrante di me
È un giorno importante per il trentenne Joel DeBlasio, capo di una potente società informatica, filantropo e personaggio di spicco della finanza italiana. Sta per concludere un accordo che cambierà per sempre il volto della sua azienda con grandissime ripercussioni sull’intero mondo economico internazionale. Ma prima della firma, l’amministratore delegato della società viene trovato morto. Parte allora un’allucinatoria spirale di intrighi, la macchina del fango che colpisce Joel renderà noti tutti gli aspetti più bui della sua vita. I suoi tormenti, l’ansia, le avventure notturne spinte dall’insonnia, il rapporto patologico col sesso. La lotta di Joel diventa fin da subito ben più importante del dimostrare la propria innocenza. Dovrà affrontare i traumi che da sempre si porta dentro. Ma chi c’è dietro questo piano? E quali interessi vuole proteggere? Sulla sua strada, le uniche che possono aiutarlo sono due donne: Majhda e Silvia. Sono una l’opposto dell’altra, in apparenza una è un angelo, l’altra un demone. Ma entrambe sono avvolte dal mistero, e, soprattutto, sono pericolosamente inquietanti. Ed è allora che scegliere di chi fidarsi sarà cruciale...



L’ISOLA DEGLI ETERNI
di Monica Iemi
540 pagine | 16,90€ 

IN LIBRERIA DAL 18 APRILE

QUANDO L’AMORE TI PONE DI FRONTE ALLA PIÙ DIFFICILE DELLE RINUNCE, QUELLA DELLA VITA ETERNA.

Pian piano, tutti noi arrivammo a comprendere come eravamo diventati: eterni. Non subivamo più gli effetti del tempo, il nostro corpo era più forte di quello di chiunque altro, le persone più anziane lo erano solo esteriormente, la loro forza equivaleva a quella di tutti noi. Eravamo immuni da tutti i mali dell’uomo, sia dalle malattie che dagli eventi che prima consideravamo letali. Nessuna ferita era in grado di ucciderci. Provavamo dolore, ovviamente, ma la guarigione era talmente celere da non dare nemmeno il tempo al nostro corpo di lasciarsi andare. Questi furono i primi effetti evidenti che l’esplosione aveva lasciato. Un giorno, poi, scoprimmo la Sfera.
Per la dodicenne Giulia essere catapultata sull’Isola degli Eterni è fin da subito uno shock. In questo mondo parallelo vivono degli strani abitanti, che hanno smesso di invecchiare, di ammalarsi, di ferirsi e anche di morire. Sono in questa condizione da centinaia di anni, in una realtà che sembra priva di guerre, di odio e di rancori. Insomma, abitano in un vero e proprio mondo ideale. In quel luogo misterioso Giulia stringe un patto per cui sarà costretta a trascorrere lì un mese all’anno, fino al giorno in cui, compiuti i vent’anni, sarà deciso tra lei e un altro dei prescelti, chiamati Indicati, chi potrà accedere alla vita eterna. Ma c’è un prezzo da pagare per essere immortali. Le regole ferree che gli abitanti si sono imposti vincolano infatti la loro libertà, fino al punto che ogni emozione è bandita. Le dimostrazioni di affetto sull’Isola degli Eterni sono perfino illegali. Tutto l’opposto della vita sulla terra, dove Giulia interagisce con le persone che la circondano. Affetto, amicizia, amore, ma anche odio e dolore fanno parte del suo quotidiano, e non vengono controllate da regole. Di fronte a tutto questo, Giulia si trova quindi a dover scegliere tra razionalità ed emozione. Quale delle due avrà la meglio?



IL PASSEROTTO CIPPINO
di Mario Piticchio
126 pagine | 9,90€

IN LIBRERIA DAL 18 APRILE


PIÙ DI UN LIBRO DI FAVOLE, UNA GRANDE LEZIONE DI ALTRUISMO E CIVILTÀ
Tuberland, grazie alle avventure di Cippino, è divenuto ormai una leggenda. Le imprese del passerotto echeggiano dappertutto, come simbolo di giustizia, saggezza e amore, mentre nel bosco la vita continua serena e felice.
Nel bosco di Tuberland ogni giorno capita un’avventura. Qui, non distante dalla città e dal lago, con la mamma e i fratelli, svolazza tra i rami il mitico Cippino, un passerotto pieno di generosità che, senza pensarci due volte, aiuta tutti gli altri abitanti del bosco quando sono in pericolo. Con astuzia e coraggio, lui solo, infatti, compie gesta da eroe: salva un coniglietto dalle grinfie di un lupo, la mamma dall’attacco di un’aquila, un cerbiatto impantanato nel fango. O, ancora, soccorre una colomba catturata da un gatto, un lupetto disubbidiente e un orsetto troppo goloso. Salverà anche il bosco dalle fiamme. Ma soprattutto è grazie al suo esempio che tutti gli animali del bosco sapranno fare squadra per affrontare il pericolo più grande, quello dell’essere umano. Queste e molte altre sono le fantastiche avventure dell’eroico Cippino, che Mario Piticchio ci racconta sotto forma di brevi e piacevoli fiabe moderne, in grado di divertirci e insegnarci appieno i valori del rispetto e della generosità.



CINEMA HOFFMAN 
di Antonino Tarlato Cipolla

180 pagine | 10,90€

IN LIBRERIA DAL 18 APRILE

IN UN RAFFINATO ROMANZO, LA LETTERATURA TROVA ESPRESSIONE NELLE SUE FORME PIÙ ALTE
Il vecchio Hoffman posò la sigaretta sul passamano, interrompendo la visione d’una partita a scacchi con la morte che imperversava sullo schermo, irradiata dalle fotoniche protesi del proiettore. Qualcosa s’era insinuato nel circolo delle sue idee, un piccolo e grezzo dubbio, una scheggia di quesito: piccola curiosità irrisolta o necessità impellente dello spirito; non è dato sapere. Eppure si muove in questo limbo di idee, il dubbio, quel pizzico di incompiuto che spinge a travalicare il confine, ancora una volta.
Un giovane uomo, poco meno che trentenne, sta seduto su una sedia, in un tempo e in un luogo lontani dal mondo. È bloccato, e si trova in una situazione di stallo. Da qui prende avvio il racconto dell’io narrante da cui si dipanano tre storie principali, che ripercorrono il tempo passato, il presente e il futuro. Tutto ruota attorno alla voce del protagonista, intervallata da quella degli altri personaggi delle sue storie, fino al ricongiungimento finale all’interno del cinema Hoffman, storica sala romana, fulcro della narrazione. Al racconto del mondo di oggi, si intrecciano la storia di Arturo, che rappresenta il futuro del protagonista, e le vicende di due ragazzini, simbolo delle origini e dell’adolescenza del narratore. Con un linguaggio innovativo, in cui i tempi verbali e le immagini si mescolano senza soluzione di continuità, si susseguono i tre filoni cardine del romanzo che, inframezzati da piccole riflessioni, digressioni e intermezzi ludici, esemplificano attraverso l’esperienza angosciosa dello stallo, della noia e della nostalgia paralizzante, gli aspetti costitutivi delle diverse età della vita. Come è raro accada nella letteratura odierna, Antonino Tarlato Cipolla ci restituisce con un romanzo potente e unico, denso di riferimenti culturali e letterari, un altissimo esempio di letteratura, che sfida e conquista il lettore ad ogni pagina.

Segnalazione: "Murate vive - Marianna De Leyva e le monache di Monza" di Bruna K. Midleton




MURATE VIVE - MARIANNA DE LEYVA E LE MONACHE DI MONZA
di Bruna K. Midleton
Bonfirraro Editore
162 pagine | 15,90€

Bruna K. Midleton racconta nel suo ultimo romanzo storico Murate Vive Marianna De Leyva e le monache di Monza, pubblicato dalla casa editrice Bonfirraro, la storia di tante fanciulle – compagne della più famosa Monaca di Monza di manzoniana memoria – “forzate” al velo claustrale contro la propria volontà e per questo costrette a una vita piena di tentazioni, sortilegi, privazioni e sacrifici in eterna contrapposizione tra beatitudine e peccaminosità.

Ancora una volta la Midleton, dopo il grande successo avuto con il romanzo storico Lucrezia Borgia Giulia Farnese (Bonfirraro editore - 2017), propone una storia avvincente su una delle più famose vicende storiche legate al mondo femminile, quello sulle monache di Monza.

In tutte le librerie dall’11 aprile. Il libro sarà presente anche alla 32° edizione del Salone Internazionale del libro di Torino presso lo stand della casa editrice Bonfirraro.

Virginia Maria (Marianna De Leyva, la monaca di Monza de I promessi sposi del Manzoni) non era certamente sola nel monastero delle Benedettine/Umiliate di Santa Margherita, con lei c’erano molte altre fanciulle “forzate” al velo claustrale contro la propria volontà.
Le vicende che le coinvolsero s’inquadrano in un microcosmo di sortilegi e malefici, lussuria e pratiche ascetiche, disciplina e corruzione del clero. Le fanciulle venivano sacrificate a calcoli d’ambizione e d’interesse, d’avarizia e d’eredità, trasferite dai sogni dorati dell’adolescenza ai silenzi austeri delle celle, dai nascenti amori alle privazioni e all’isolamento della clausura, cui si contrapponevano i fantasmi d’una cupa disperazione, d’un irrefrenabile desiderio, d’una perversione della natura. Sotto l’abito claustrale si celavano le tentazioni, s’insinuavano i peccati, si profanavano i corpi e le anime. La follia della monacazione forzata portava alla perdita della propria identità e alla rinuncia dei piaceri e delle gioie del mondo, ingenerando spesso ribellione alla sofferenza, al sacrificio, alle privazioni. L’anima veniva mortificata nell’esercizio della rassegnazione, nell’annientamento delle inclinazioni personali e delle ambizioni: pecore in mezzo ai lupi, colombe in mezzo ai serpenti. Beatitudine e peccaminosità apparivano unite in una combinazione edificante, in un miscuglio informe di vizi e di virtù umane, nel fascino del proibito, e poco poteva la lotta per conseguire la liberazione dalle passioni e l’imperturbabilità dello spirito. Prese al laccio della forzata privazione, fu “umano”, per le fanciulle nascoste sotto il velo claustrale, assecondare quelle pulsioni prepotenti che si concentravano in loro stesse e che facevano parte del loro bagaglio. Dio era lontano e invisibile, la mondanità era vicina, a portata di mano, a opportunità da cogliere quale espressione del proprio essere. Su di esse, fatte strumento d’interesse, s’era affermata la prepotenza, la violenza, l’ingiustizia, costringendole a generare il male contro se stesse, in un dissidio tra Cielo e Terra, tra verità e confusione. Se la Religione ne fu oltraggiata, la colpa va ricercata nell’infamia della nobiltà e del potere civile e religioso arroccato nei propri privilegi e nell’uso ignobile delle fanciulle. La più vergognosa delle ingiustizie s’era abbattuta sulle monache di Monza forzate al peccato e alle quali era stata chiesta una tremenda riparazione alla santità pretesa e violata.

Così si lamentò suor Virginia: “Sono finalmente uscita dall’inferno… l’inferno di promesse estorte e di vita negata, l’inferno che mi ha bruciata schiava e serva infelice, l’inferno di una tomba buia e fredda, l’inferno delle torture, dello strazio del corpo e dell’anima, l’inferno del silenzio e della disperazione… Monza dimentica le mie passioni e le mie colpe, non lasciare che l’eco funesto di quei tragici eventi ai quali sono sopravvissuta possa ricacciarmi all’inferno… Potrò mai trovare pace io, Marianna De Leyva, Signora di Monza, figlia di Martino usurpatore delle mie eredità, uomo ingiusto e crudele che ha sacrificato la mia giovinezza ai suoi interessi e distrutto la mia vita, che mi ha rubato il diritto alla libertà di volere quello che la natura mi chiedeva, che, nel male, ha segnato la mia sorte…”.

lunedì 8 aprile 2019

Recensione: Benvenuti a casa Imbrogliovic | Un lettore a teatro


BENVENUTI A CASA IMBROGLIOVIC


testo e regia Stefano Fabrizi
con I Carta Bianca (Daniele Graziani, Lucio Dal Maso), Paciullo, Marina Marchione, Andrea D’Andreagiovanni, Angelo Di Palma, Pierluigi Ferrari



Non sempre le proposte di lavoro sono così serie come sembrano. A volte possono rivelarsi una vera e propria truffa soprattutto quando in ballo c’è un ingente compenso. Ed è quello che succede a un gruppo di attori, invitati a realizzare uno spettacolo teatrale nella villa degli Imbrogliovic, una famiglia tutt’altro che comune. Ma non sanno che il loro impresario, Angelo di Palma, in realtà non è altro che un uomo indebitato fino al collo con questa famiglia sinti e che si stanno per cacciare in un gran casino…

Gli spettatori infatti non gradiscono lo spettacolo e, quasi offesi per la festa rovinata, decidono di tenere in ostaggio gli attori pretendendo di vedere un’esibizione che li faccia ridere. Ed è qui che questo gruppo di comici mette in atto la loro performance migliore, escogitando un modo per sfuggire e recitando benissimo il ruolo di chi si sta adattando a quella situazione tragicomica.  
E la famiglia Imbrogliovic? Rappresentata sul palco da Pierluigi Ferrari e Andrea d’Andreagiovanni, da spettatrice diventa anche lei protagonista di questa recita assurda e al limite della realtà. Da persone che impartiscono gli ordini, i due Imbrogliovic vengono chiamati in scena come aiutanti per la recita che gli attori stanno organizzando.
Il duo Carta biancaDaniele Graziani e Lucio Del  Maso, Marina Marchione e Paciullo rivestono perfettamente il ruolo di attori sprovveduti, di comici che sanno fare tutto che tranne il loro mestiere.

Benvenuti a casa Imbrogliovic, scritto e diretto da Stefano Fabrizi, noto al pubblico per aver interpretato Romolo in Suburra, è una commedia esilarante in cui non mancano i colpi di scena, tra disavventure e imprevisti. Sullo sfondo di una scenografia semplice, che rappresenta il palco della villa, gli attori in scena grazie alla loro impeccabile esibizione e con battute serrate e divertenti, riescono a catturare il pubblico presente in sala e a regalare loro molte risate.



venerdì 5 aprile 2019

Benvenuto a casa Imbrogliovic - Teatro de' Servi | Un lettore a teatro


BENVENUTI A CASA IMBROGLIOVIC

testo e regia Stefano Fabrizi
con I Carta Bianca (Daniele Graziani, Lucio Dal Maso), Paciullo, Marina Marchione, Andrea D’Andreagiovanni, Angelo Di Palma, Pierluigi Ferrari


Avvertimento ad attori ed aspiranti tali: guardatevi dagli impresari truffatori, ma anche da un pubblico troppo esigente. Ve lo dice Stefano Fabrizi, autore e regista dello spettacolo in scena al Teatro de’ Servi dal 5 al 21 aprile: "Benvenuti a casa Imbrogliovic”.

Fabrizi, noto al grande pubblico anche per la sua recentissima partecipazione alla serie Netflix "Suburra", costruisce una trama surreale in cui istrionismo e comicità non costituiscono solo il supporto, lo strumento, ma diventano il tema stesso della commedia.
Gli attori, sul palcoscenico allestito in casa Imbrogliovic per una festa tra amici non proprio rispettabili, recitano o vivono davvero un loro personalissimo dramma dopo che chi li ha ingaggiati si è dichiarato scontento della loro performance pretende che sappiano farli ridere?

E gli spettatori, molto speciali indubbiamente, per usare un eufemismo "fuori dagli schemi", sono spettatori davvero? O sarebbe meglio chiamarli autori, registi, insomma parte attiva di uno spettacolo che, come sempre al Teatro de Servi, mette a confronto la burla e la tragedia, l'assurdo e il quotidiano con quel sottofondo dolce-amaro che il richiamo ai problemi dell'oggi genera inevitabilmente.

Aiuteranno a dare una risposta il duo Carta bianca, ovvero Daniele Graziani e Lucio del Maso, insieme a Marina Marchione e Paciullo nel ruolo di un gruppo di sprovveduti comici. Con loro Angelo Di Palma, un impresario troppo indebitato con gli strozzini per potere andare per il sottile quando si tratta di firmare un contratto. E infine la rumorosa, esuberante, litigiosa famiglia Imbrogliovic, proprietaria di una villa hollywoodiana così improbabile ... da somigliare a certe residenze del litorale romano assurte di recente agli onori della cronaca.

Non saranno più gli attori ma gli Imbrogliovic, interpretati da Pierluigi Ferrari e Andrea d’Andreagiovanni, ad imporre cosa fare e rivoltare i ruoli. La situazione si farà seria, rocambolesca, imprevedibile. Bisognerà uscirne e i nostri eroi sapranno farlo, forse anche al costo di qualche compromesso con la propria dignità.



INFO E PRENOTAZIONI
Dal 5 al 21 aprile 2019
tel. 06 67.95.130 /info@teatroservi.it
I settimana Venerdì ore 21 Sabato ore 17.30 e 21 Domenica ore 17.30
II e III settimana da Martedì a Venerdì ore 21 Sabato ore 17.30 e 21 Domenica ore 17.30
Biglietti:
Platea 24 euro
Galleria 20 euro

venerdì 15 marzo 2019

Cover Reveal: "La verità del sangue" di Fabrizio Roscini





LA VERITÀ DEL SANGUE
di Fabrizio Roscini 

Leone Editore 

In libreria dal 21 marzo  

DUE AVVERSARI, 
DUE FRATELLI, 
ACCOMUNATI DA UNO SCONVOLGENTE SEGRETO, 
NELLA GRECIA DEL v SECOLO A. C.
 
Antica Grecia, v secolo a. C. Due giovani di città diverse, due combattenti, lo spartano Arcade e l’ateniese Etèocle, vivono senza sapere del legame di sangue che li unisce. Il primo è un uomo forte e deciso, che sogna la gloria militare e desidera una relazione libera con la donna che ama; il secondo è più pacato e introspettivo, interessato prima di tutto a trovare una dimensione all’interno di una società che non comprende più ed è tormentato da un passato pieno di dolore. Dopo aver combattuto come avversari, la scoperta di essere fratelli sconvolge le loro certezze. Delusi e traditi, perché sentono di aver perso i valori della patria, abbandonano la loro missione per mettersi alla ricerca del padre perduto, per scoprire di un silenzio durato tanti anni. Li aspetta un lungo viaggio, pieno di pericoli e di incontri inaspettati, che li porterà a una rivelazione finale, che cambierà per sempre le loro vite.

Rantolando con strane smorfie, la Pizia emise un lungo gemito, prima di esprimere il suo vaticinio sibilando come un serpente: «La spada della discordia. La verità del sangue calerà su di voi come un fiume in piena. Chi reciderà i legami tra i tuoi cari?».

L’AUTORE
Fabrizio Roscini, nato a Roma nel 1993, è laureato in storia, antropologia e religioni presso l’Università Sapienza di Roma. Ha collaborato con alcune riviste online, tra cui «Quorum». Dalla sua passione per la storia e per la scrittura è nato, dopo anni di ricerche e approfondimento, la Verità del sangue, il suo primo romanzo storico.

domenica 24 febbraio 2019

Recensione: "Ricorda il tuo nome" di Nicola Valentini



RICORDA IL TUO NOME

Nicola Valentini

Leone Editore

342 pagine | 13,90€

Al termine della Seconda guerra mondiale, due ebrei feriti sono ricoverati nella stessa clinica. Uno ha perso la memoria, l’altro l’uso delle gambe. Durante la degenza, tra i due si instaura una profonda complicità e insieme decidono di vendicarsi dei gerarchi nazisti di Buchenwald, in particolar modo dell’ufficiale Eike Aumann. I loro movimenti attirano però le attenzioni del comandante della polizia militare americana Berger e di un altro ebreo deportato, ormai noto come il Cacciatore di nazisti. Il destino dei quattro uomini si compirà al termine delle rispettive ricerche, quando giungeranno nel covo di Aumann.


"Non vuoi solo che la loro morte sia così facile, così scontata. Desideri che prima soffrano, ma non nel fisico, vuoi che soffrano psicologicamente, che si consumino nell'attesa del loro ultimo momento, sapendo che sta arrivando.

Il tema dell’olocausto, dei lager e della crudeltà dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale è uno dei più difficili da affrontare ma anche uno dei più trattati in letteratura. 

Sono molti i romanzi che parlano di questo argomento, ma non tutti riescono a farlo come si dovrebbe.


Nicola Valentini è uno di quegli autori che riesce a farti rivivere quanto accaduto con la giusta sensibilità. Con Ricorda il tuo nome si viene catapultati nel dopoguerra e, attraverso i ricordi dei protagonisti, anche nei difficili anni della Seconda Guerra Mondiale.
Saul Ben Younes e Zakhor si conoscono nella clinica San Marco nell’aprile 1945. Il primo è rimasto paralizzato in seguito all’esplosione di una bomba, il secondo non ricorda nulla di ciò che ha vissuto. Sarà Saul ad aiutare Zakhor, ed è proprio lui a dargli quel nome che significa “ricorda”, attraverso i suoi racconti e le fotografie che scattava a Buchenwald, il campo di concentramento dove si trovavano i due. 


Per Zakhor non sarà facile, soprattutto dopo aver recuperato del tutto la memoria… Perché ci sono ricordi che non sempre vorremmo ci tornassero in mente.  

È attraverso gli occhi di Saul che riviviamo tutto l’orrore della Seconda Guerra Mondiale. I suoi ricordi sono così vividi e così reali tanto da lacerarti dentro, il cuore si al solo pensiero che gli ebrei abbiano dovuto subire tanta malvagità. Essere trattati come bestie, se non peggio, essere derisi e essere oggetti di scherzo e di divertimento da parte dei nazisti è una cosa davvero inconcepibile ma, purtroppo, è quanto è accaduto davvero. Il fatto più grave è essere privati della propria identità: nessun nome, nessun cognome. Solo un numero, nient’altro. È così che gli ebrei deportati perdevano non solo quanto di materiale avevano, ma tutto ciò che facevano di loro un essere umano. 

Ricorda il tuo nome è un romanzo in cui i valori vengono distrutti, non vengono rispettati. 
Ed è proprio per questo che i due protagonisti sono desiderosi di avere la propria giustizia personale. Una vendetta per riuscire a ritrovare quel briciolo di dignità e umanità che sembra ormai persa. Ma sulle tracce dei nazisti non ci sono solo loro, c’è anche Shimon Philipkowski, il Cacciatore di nazisti, che per vendicarsi sceglie una via più legale, a differenza di Saul e Zakhor.  


C’è una parola in ebraico, Zakhor, che vuol dire ricorda. Non è un invito, ma un imperativo, perché nella nostra tradizione è fondamentale ricordare. Senza i ricordi saremmo alberi senza radici. 
I personaggi sono tutti ben caratterizzati e costruiti, così come i luoghi in cui è ambientato il romanzo.
Saul, fotografo di professione prima di essere deportato, documenta quanto vissuto a Buchenwald proprio con le sue foto. Nonostante quanto sopportato, riesce a ritrovare quel poco di coraggio che serve per andare avanti, per provare a riprendere in mano la propria vita. Non è un’impresa facile, ma anche grazie all’incontro con Zakhor. Di lui si sa molto poco all’inizio, ma pian piano si scoprirà molto su quest’uomo senza memoria e dal volto sfigurato. 

Shimon Philipkowski, anche lui ebreo, è uno di quello che è riuscito a ritrovare un proprio posto nel mondo dopo la terribile esperienza dei campi di concentramento. Spinto dalla voglia di trovare giustizia per quanto subito, si mette a caccia dei nazisti per poter vendicare i loro atti ingiustificabili.
Ma c'è un uomo, Erike Aumann, comandante di Buchenwald, che è l'ultimo della lista e che è un elemento importante nel corso della storia. Su di lui non si sa nulla, e le sue tracce sembrano essersi perse dopo la fine della guerra. 


Ricorda il tuo nome è un thriller costruito perfettamente, con la giusta dose di suspense ma non solo. Molto accurato dal punto di vista storico, mescola in sé nella giusta dose storia e mistero. E il finale… lascerà a bocca aperta chi sta leggendo. 

Da Buchenwald alla clinica San Marco, questo romanzo crea nel lettore un misto di sentimenti che vanno dalla rabbia al dispiacere.

Consiglio Ricorda il tuo nome a chi è appassionato di questo periodo storico, a chi cerca un romanzo diverso dagli altri.
«Ogni giorno poteva essere l’ultimo; lo facevano di proposito, volevano distruggerti anche psicologicamente, tenerci sempre sul filo del rasoio; ci lasciavano di proposito una piccola possibilità, una speranza piccola così.» Disse attaccando indice e pollice. «E poi ce la toglievano» aggiunse alzando all’improvviso il tono. «Ti svegliavi e iniziavi a lavorare, poi facevi un piccolo errore e ti uccidevano».

sabato 23 febbraio 2019

L'uomo di qualità - Teatro Patrocinio San Giuseppe | Un lettore a teatro


L’UOMO DI QUALITÀ



FONTE NUOVA – COMMEDIA IN ATTO UNICO

Il 23 e il 24 febbraio, al teatro Patrocinio San Giuseppe debutterà  “L’Uomo di Qualità”

Molière colpisce ancora e il 23 e il 24 febbraio, presso il teatro Patrocinio San Giuseppe, in Via Primo Maggio 1, nella località di Fonte Nuova, andrà in scena “L’Uomo di Qualità”, commedia tratta da “Il Borghese Gentiluomo”.
La compagnia ha rimesso mano al testo con una nuova traduzione, l’intento è stato quello di mettere in luce il carattere giocoso e brillante di Molière, mescolandolo al vissuto contemporaneo.
La regia è di Stefano Ferrara ed in scena con lui ci saranno Stefano Santini, nel ruolo del Signor Giordano, Giulia Maria Gallo, Giulia Malavasi, Paola Camilloni, Gaetano Carbone, Claudio Capezzuoli e Michela Malavasi.
Adatto ad un pubblico di tutte le età, “L’Uomo di Qualità”, è la storia del Signor Giordano, figlio di mercanti che aspira ad entrare a far parte  dell’alta società.
Sabato la prima sarà alle ore 21 mentre domenica 24, l’appuntamento è alle 18 e alle 21.