lunedì 16 luglio 2018

Segnalazione: "La sesta moglie" di Philippa Gregory




LA SESTA MOGLIE
di Philippa Gregory


Sperling&Kupfer

416 pagine | 19,90€

Perché una donna dovrebbe sposare un serial killer? Perfino vecchio, un “libertino prigioniero di un corpo che sta marcendo”? Mentre lei, che è vedova due volte e ricchissima, ha solo trent’anni e è l’amante segreta di un altro? Perché si deve sottomettere e non si può rifiutare? Forse perché quell’uomo imponente è il re d’Inghilterra?

Caterina Parr sposa Enrico VIII il 12 luglio 1543 a Hampton Court e sopravvive al marito a differenza di ben quattro delle sue mogli precedenti. La sua storia non è però conosciuta quanto meriterebbe, se non altro per le avventure e i pericoli che Caterina ha affrontato durante il suo matrimonio e la reggenza. Caterina ha scoperto e sconfitto i complotti orditi dai papisti, ha allevato i due figli più giovani del re nella fede protestante. Già istruita in partenza, è diventata a corte una vera erudita nelle questioni della Chiesa, ha imparato il latino e ha pubblicato con il proprio nome, prima donna in Inghilterra, opere in inglese. Sono libri di spiritualità. Non solo traduzioni, ma anche testi originali. Philippa Gregory, nella nota che precede l’utile bibliografia, dice che “scrivere una versione di fantasia della vita di una donna medievale è sempre stranamente commovente e importante per capire il nostro stesso tempo”. 

mercoledì 11 luglio 2018

Uscite Luglio 2018 Leone Editore




STEFANIA ABITA AL PIANO DI SOPRA
di Alvaro Collini


Leone Editore | Sàtura

288 pagine | 13,90€

IN LIBRERIA DAL 26 LUGLIO
Sul display apparvero due messaggi e per primo aprii quello di Stefania: Sono incinta. Secco, lapidario, inaspettato, mi tolse il respiro e arrivò come un pugno improvviso che ti stende a terra privo di sensi. Non mi venne alcun commento: pensai solo che questa faccenda avrebbe moltiplicato alla massima potenza tutti i problemi di Stefania
Enrico e Stefania abitano nello stesso palazzo. Tra i due nasce una sincera amicizia, tanto intima da spingere Stefania a rivelare un segreto di cui pochissimi sono a conoscenza: ha una relazione con un uomo sposato, Mauro, che non ha intenzione di lasciare la moglie. Se inizialmente Stefania è soddisfatta della situazione, proprio grazie alle parole di Enrico capisce di volere di più. E così iniziano i problemi: le promesse, le illusioni, i primi dissapori, i grandi litigi, la determinazione nel chiudere il rapporto per poi riprenderlo alla prima difficoltà. Finché la ragazza rimane incinta…


VIVISSIME CONDOGLIANZE
di Erik Facchetti

Leone Editore | Sàtura

126 pagine | 9,90€

IN LIBRERIA DAL 26 LUGLIO
Un ometto alto e curvo sta lavando il pavimento a rombi bianchi e neri, portandosi dietro un carrello a rotelle pieno di articoli per la pulizia domestica. Trascina la gamba destra come se non rispondesse ai suoi ordini e indossa una tenuta da manutentore ormai in disfacimento. «Ehm… salve» gli dico e quello si volta verso di me e mi fa un grande sorriso sghembo. Una targhetta gli pende dal collo. «Vivissime condoglianze!»
L’adolescente Tommaso giunge nel mondo dei morti dopo una puntura d’ape. Disorientato, si ritrova in una reception in cui gli suggeriscono di recarsi immediatamente dal conte Mezzabile, suo tutore designato fino al giorno dell’iscrizione all’Ordine di Cadaverato. Convintosi di essere morto davvero, Tommaso dovrà muovere i primi passi in una «vita» caratterizzata da regole bizzarre, deceduti illustri e antiche istituzioni che cercano di governare la morte.


IANO. L’ORCO DELLA PALUDE
di Luigi Monfredini

Leone Editore | Sàtura

162 pagine | 10,90€

IN LIBRERIA DAL 26 LUGLIO
Il grande orco, quando ci vide, mostrò i denti, sbavando vistosamente dalla bocca insanguinata. «Finalmente, la giornata diventa divertente. Avanti, la vostra sorte è segnata.» A quelle parole la sabbia dell’arena cominciò a tremare e spuntò dalla terra un altro terribile orco che ringhiava affamato. «Non è molto bello, però è mio fratello. Non siete contenti? Sarà una lotta fra parenti.»
Cinque racconti fantastici con protagonista l’orco Iano, un mostro gentile, simpatico e forte, ma anche vegetariano. Iano incontrerà magiche e crudeli creature, tiranni, uomini prepotenti, alchimisti folli, piante pericolose ma anche simpatici amici che lo aiuteranno a superare le avversità, spesso nascoste nella nebbia. La sua casa è una palude misteriosa e crudele, che però Iano ama molto e non lascerebbe per nulla al mondo. La vita a volte è piena di difficoltà ma insieme agli affetti, forse, si possono superare.

sabato 7 luglio 2018

Recensione: Molto rumore per nulla | Un lettore a teatro

MOLTO RUMORE PER NULLA

regia di Loredana Scaramella
traduzione e adattamento di Loredana Scaramella e Mauro Santopietro
 Prodotto da Politeama Srl



Inizia alla grande la stagione estiva del Globe Theatre, con la commedia Molto rumore per nulla in scena fino al 15 luglio 2018.

In questo adattamento curato da Loredana Scaramella, la commedia shakespeariana è ambientata non a Messina, ma nel sud della Puglia, nel Salento. Il principe Pedro d’Aragona (Federico Ceci) giunge a casa di un suo amico, Leonato (Maurizio Marchetti). Qui Claudio (Fausto Cabra) si innamora della figlia del padrone di casa, Ero (Mimosa Campironi) e i due decidono di sposarsi, ma non sanno che Don Juan (Matteo Milani) sta tramando alle loro spalle per impedire il matrimonio.
Conosciamo anche Benedetto (Mauro Santopietro), al seguito del principe, e Beatrice (Barbara Moselli), nipote di Leonato che, per nascondere i sentimenti che provano realmente, sono impegnati da tempo ormai a battibeccarsi, con battute tanto taglienti quanto brillanti che appassionano il pubblico e portano quasi in secondo piano la storia d’amore tra Ero e Claudio.

Si ride tanto, ma si riflette anche. Molto rumore per nulla… perché? Shakespeare non poteva usare un’espressione migliore: a volte si scatena un putiferio per nulla, perché l’uomo tende a dare sempre troppo ascolto alle voci che sente senza accertarsene prima. Come dimostra la storia tra Claudio e Ero, con il primo che dubita della castità della futura sposa solo per delle voci malfamate messe in giro. Irrazionalità prima, razionalità poi: tutto si gioca su questo filo sottilissimo che riconduce poi il tutto allo stato iniziale delle cose. Ebbene sì, molto rumore per nulla proprio perché si tende a dar retta al lato più istintivo che è insito in noi, salvo poi ragionare e capire la distinzione tra realtà e finzione, tra bugie e verità che all’inizio non ci sembrava così evidente.

E l’amore? Uno dei temi conduttori della commedia: viviamo due storie d’amore molto contrapposte, uno più casto e puro tra Ero e Claudio e uno più passionale e farsesco tra Benedetto e Beatrice. Dopo molte peripezie, è l’amore a trionfare e tutti i personaggi in scena festeggiano con una danza tradizionale finale, la tarantella, che coinvolge anche gli spettatori, facendo dimenticare a tutti di essere nello splendido scenario di Villa Borghese e catapultandoli nel Salento per qualche minuto.

Ben 3 ore di rappresentazione che non pesano grazie alla bravura del cast: un mix di simpatia, di freschezza, di precisione e di grande accuratezza che rendono lo spettacolo molto coinvolgente e lo fanno apprezzare anche ai più scettici. Spiccano soprattutto Barbara Moselli, bravissima ad incantare il pubblico con l’interpretazione di Beatrice, alla quale dà quell’atteggiamento poco tradizionale che la rende una donna d’altri tempi, e Mauro Santopietro, che veste perfettamente i panni di un Benedetto innamorato ma insicuro. Molto brava anche Mimosa Campironi nei panni di Ero, con quel suo modo di fare così docile e puro che fanno sì che il suo personaggio sia molto gradito. 
Una menzione non può non andare anche a Carlo Ragone che interpreta ben due ruoli, quello di Baldassare e di capo delle guardie di ronda. Con i suoi strafalcioni linguistici diverte il pubblico, ma si rende anche un elemento essenziale per sciogliere tutti gli equivoci che si sono creati.

La scenografia si presenta molto semplice e basilare, ma è un perfetto ed equilibrato gioco di luci e musiche a rendere la rappresentazione di grande qualità. 

venerdì 6 luglio 2018

Segnalazione: "Lauda - L'uomo, la macchina" di Paolo Marcacci




In libreria da giovedì 5 luglio “Lauda - L’uomo, la macchina”, scritto da Paolo Marcacci per l’editore milanese Kenness.

Niki Lauda, la faccia della Formula Uno, di ieri e di oggi. Un nome e un cognome che, da soli, bastano a evocare l'età dell'oro dell'automobilismo, quella in cui una meccanica che distillava potenze mostruose non era ancora domata dall'elettronica ma dal talento di una generazione irripetibile di piloti. In mezzo a loro, Lauda seppe essere il paradigma del rischio, della gestione di esso e di un coraggio lucido, che lo fece "resuscitare" alle corse soltanto 42 giorni dopo l'incidente del quale ha scelto di portare per sempre i segni sul volto. 
Paolo Marcacci lo racconta in pagine dense di pathos e ricche di particolari inediti, dagli esordi osteggiati dalla famiglia fino al terzo titolo mondiale, vinto per mezzo punto su Alain Prost. 
Storia di un uomo irripetibile, del suo talento e della sua forza di volontà, acciaio temprato al fuoco di una passione smisurata, la cui personalità ha saputo prevalere su tutti i giudizi e i luoghi comuni che ancora oggi lo circondano; insegnandoci in modo irriverente che "una macchina si guida innanzitutto col culo" e che per essere amati non bisogna per forza essere simpatici.

giovedì 5 luglio 2018

Recensione:"Il settimo oracolo [Codice Fenice Saga #3]" di G.L. Barone - Review Party




IL SETTIMO ORACOLO [Codice Fenice Saga #3]
di G. L. Barone

Newton Compton Editori

320 pagine | 9,90€


«Sapete cosa penso?», incalzò Bogdanow, lasciandosi cadere sul cuscino. Improvvisamente sembrava più loquace, ansioso di rivelare tutto ciò che fino a quel momento aveva dovuto tenere giocoforza per sé. «Questa storia puzza di eugen L’Ulybka faceva strani esperimenti, ibridi, clonazioni… Quei due esseri ne sono il frutto»

Con Il settimo oracolo si conclude il Codice Fenice Saga, composta da La settima profezia e Il settimo enigma. 
Nell’ultimo episodio di questa trilogia, i misteri si infittiscono e l’investigatore Nigel Sforza deve riuscire a risolvere gli enigmi che si ritrova ad affrontare, che sembrano rendergli difficile giungere a una soluzione.  Vecchi e nuovi misteri si intrecciano, la scoperta di un laboratorio segreto in Russia e la conoscenza di un bambino ricercato, John Tan-Tan rendono il tutto ancora più difficile da comprendere all’inizio. Ma cosa c’è dietro? Che tipo di complotto è in atto? Perché si sta somministrando un vaccino che uccide, anziché salvare? Questi e molti altri quesiti emergono durante la lettura, ma pian piano si arriverà ad avere un quadro generale e più chiaro. Anche se, la domanda cardine di questo libro è... Chi è questo settimo oracolo? Cosa ha a che fare con tutta la storia?
Ritroviamo i personaggi che abbiamo già avuto modo di conoscere nei primi due capitoli della saga e, con questo terzo libro, impariamo anche a conoscerli meglio.  
Barone si contraddistingue anche qui per il suo modo di scrivere che regala una lettura scorrevole. Con il suo stile accattivante e i suoi capitoli brevi, riesce a coinvolgere il lettore e a far sì che non stacchi gli occhi dal libro, come se lui stesso fosse coinvolto nella storia. Con grande maestria, l’autore ha saputo tessere una trama fatta di piccoli elementi che, una volta messi insieme, danno una spiegazione logica a tutta la storia. Attenti a non perdere nessuna informazione, nessun avvenimento, perché ogni cosa è importante per comprendere la trama. Colpi di scena e adrenalina non mancano.
Per i più scettici circa le teorie trattate nella trilogia, G. L. Barone ci tiene a specificare che sì, qualcosa di vero c’è. Con una nota finale molto dettagliata, affronta gli argomenti trattati dando una spiegazione. E, per i più curiosi, c’è anche una bibliografia a cui poter attingere per poter approfondire alcuni fatti.  
Se avete apprezzato i primi due capitoli della saga, allora non dovete perdervi Il settimo oracolo! 

Il piccolo, con finta diffidenza, gli porse la mano. «Piacere, Jonathan, ma alla Missione tutti mi chiamano John Tan-Tan». Veneziani si immobilizzò di colpo. Quel bambino aveva qualcosa di strano, dal taglio dei grandi occhi alla bocca minuscola. Lo aveva notato fin dal primo sguardo. Ciò che non aveva però visto era un altro particolare: la piccola mano, tesa davanti a lui in attesa della stretta, aveva sei dita. Era quasi simmetrica, con il mignolo supplementare che faceva da contraltare al pollice. Polidattilia. Esadattilia, per essere precisi. Veneziani non ne sapeva molto, ma era quasi certo si trattasse di un difetto genetico: i tessuti molli si univano e creavano una protuberanza in soprannumero.

mercoledì 27 giugno 2018

Anteprima: "L'amore di un'estate" di Holly Martin



 L’AMORE DI UN’ESTATE
di Holly Martin

384 pagine | 13,90€
Sàtura | Leone Editore

TRA DARCY E RILEY È AMORE A PRIMA VISTA, EPPURE TUTTO SEMBRA COSPIRARE CONTRO DI LORO.
È DAVVERO DESTINO CHE DEBBANO SEPARARSI?

Darcy riemerse a circa dieci metri dalle rocce e si voltò indietro verso l’Uomo Misterioso che stava ancora gridando. «Scusa, non ti sento» urlò Darcy e poi, sicura che lui non potesse sentirla, aggiunse «ma tornerò presto per quell’ottimo sesso!»
IN USCITA IL 28 GIUGNO 2018

Darcy Davenport è pronta per un nuovo inizio. Determinata a lasciarsi alle spalle una serie di disastrosi rapporti di lavoro, si è trasferita a due passi dalle acque cristalline di White Cliff Bay, dominate da un affascinante faro. Ma non è solo il bellissimo edificio a essere così intrigante... Riley Eddison non vuole più lasciarsi andare. Cercando disperatamente di sfuggire ai ricordi del suo passato, vive una vita di solitudine nel faro. Eppure non può fare a meno di notare la splendida donna che un giorno nuota verso la sua isola. Darcy è attratta dal misterioso e sexy Riley, ma il loro futuro è messo a repentaglio dal consiglio cittadino, che vuole distruggere il faro per costruire al suo posto un albergo a cinque stelle.

lunedì 18 giugno 2018

Molto rumore per nulla - Globe Theatre | Un lettore a teatro


MOLTO RUMORE PER NULLA

regia di Loredana Scaramella
traduzione e adattamento di Loredana Scaramella e Mauro Santopietro
 Prodotto da Politeama Srl




BENEDETTO: “Quale è stato il primo dei miei difetti per il quale ti sei innamorata di me?”
BEATRICE: “Per tutti quanti insieme. Perché hanno organizzato una compagine così perfetta da impedire anche ad una sola qualità di insinuarsi tra loro.”                                                                      Atto V, 2

TRA IL BACO E LA FARFALLA

Uno dei sapori più dolci del teatro è nella ripetizione: il medesimo testo, col passare del tempo, ci si mostra cambiato. E’ un’esperienza perturbante guardare con occhi nuovi un oggetto conosciuto ma apre lo sguardo su orizzonti più vasti. Accanto ai temi che ci hanno appassionato, ne scorgiamo di nuovi. Ed è stimolante l’idea di affrontare questo viaggio con un gruppo di attori diverso, con una compagnia nata dagli incontri favoriti in questi anni dalle stagioni del Globe. Ecco il perché di una nuova versione di questa commedia che mi appare oggi come una riflessione molto brillante e ludica sul tema della crisi intesa come tempo della metamorfosi, su come un ostacolo, una difficoltà, possa trasformarsi in un’occasione di crescita personale e collettiva. Abbandonare abitudini e convinzioni ormai inadatte alle nostre vere esigenze è una necessità ed un’azione da intraprendere con coraggio, e anche con un po’ di umorismo, per avviare una rinascita della nostra società.
Molto rumore per nulla” è una favola illuminante sul potere della parola, una commedia invasa da una gioia luminosa resa ancora più accecante da una lama d’ombra che per alcuni istanti l’attraversa. Il titolo racchiude tutti i sensi della storia e li nasconde proprio in quel “nothing”apparentemente inoffensivo. “Nulla” come un basso continuo contrapposto al suono di troppe parole, alla frenesia che spinge gli uomini ad amare, giocare, desiderare, combattere. Questa agitazione, che ha la sua sintesi nell’eccitazione sessuale, esplode in una casa ospitale piena di balli e di feste, d’estate, nella assolata Sicilia, un luogo che per Shakespeare certo significava esotismo e sensualità e che noi spostiamo in un Salento ideale, illuminato da quello stesso sole che esaspera i contrasti della scacchiera di corredi stesi a sbiancare, mentre dal parlato le voci prendono il volo per costruire richiami e canti che irrobustiscono il tessuto musicale già suggerito dal testo. E “nothing”, nella sua forma gergale antica, allude anche al sesso femminile, attorno al quale tanto rumore si scatena, e ci porta più vicino al tema centrale.
Un gruppo di soldati torna dalla guerra ed invade lo spazio delle donne. E’ la fine della specificità dei generi: l'uomo guerriero, la donna custode del focolare. Finite le battaglie, la commedia racconta quello che sta nel mezzo, dopo la guerra e prima della pace, dopo il "separato" e prima dell' "unito". Questo inter-regno è il tempo della parola, che si fa ponte tra due singoli mondi. E’ il maschile che cerca l'accordo col femminile. EMolto rumore per nulla” racconta la rottura della membrana che divide i due stati, la lenta e difficile osmosi tra l'uno e l'altro. Tra uomo e donna, giovinezza ed età adulta, ricerca di identità e assunzione di identità. Tra il baco e la farfalla.
Benedetto e Beatrice, campioni dei rispettivi schieramenti, difendono strenuamente e con sfoggio di battute ironiche le loro autonome identità, come due adolescenti ostinati, lei attaccata al ruolo maschile che ha assunto, lui incapace di liberarsi dall'attrazione del cameratismo adolescenziale. Sono paralizzati da una paura che li rende comici. L’abbandonarsi alle emozioni potrebbe precipitarli su un terreno instabile che sconvolge il carattere, azzera ogni sistema di sicurezza e apre le porte ad una dimensione sconosciuta e incontrollabile. Beatrice è una donna insolita, una Queen Elizabeth in miniatura. Pur non essendo padrona di nulla, parla con libertà a stranieri, a uomini di potere, familiari e non. Tutto con lei si trasforma in motto di spirito, forgiato in una lingua paragonabile solo a quella di Benedetto, brillante e impertinente. Comportamento in genere condannato in una donna ma in lei accettato in virtù del suo essere casta, vergine e comica.  Ogni battuta di spirito va però a rafforzare la robusta corazza che nega il suo corpo e che nasconde dietro la goffaggine, le risate e lo scintillio delle parole la sua delicatissima parte emotiva. Benedetto è la sua immagine gemella, un Peter Pan attratto da una donna che è un guerriero e che gli propone un rapporto in fondo rassicurante, molto simile a quello che è abituato ad avere con i compagni d’armi. Il grimaldello che incrina queste due casseforti d’amore è proprio lo stato di crisi, il momento della difficoltà in cui le maschere rassicuranti cadono e ci si trova a rischiare la caduta nel baratro . Quando le parole di Beatrice sono rese vane dalla menzogna dei malvagi e il suo senso di giustizia non trova mezzi per farsi valere, Benedetto diventa necessario, la sua virilità un valore. Solo un uomo può impugnare la spada per difendere la giustizia, ma la strada gliela insegna una donna che lo separa dal branco. E così il “buffone del Principe” si trasforma nel nuovo capo del palazzo, giovane, saggio e brillante.
Da zero si va a zero: i malvagi rimangono tali, chi oggi si ama si amava già ma con una coscienza diversa. In questo processo di svelamento e metamorfosi, tutti ci ritroviamo complici del tentativo di mettere a nudo, come in un gabinetto anatomico, i meccanismi del cambiamento e tutti siamo chiamati a spiare e valutare i rischi e l’eventuale bellezza dell’incontro con l’altro. Tutti, singolarmente e come corpo sociale, nascosti nella penombra del teatro, sospesi fra realtà e finzione, facciamo insieme prove di vulnerabilità. Sostenuti dalla gioia e dal coraggio e trascinati dalla musica, transitiamo dal baco alla farfalla.

Loredana Scaramella

Interpreti

(in ordine alfabetico)

Margherita
LARA BALBO
Claudio
FAUSTO CABRA
Ero
MIMOSA CAMPIRONI
Don Pedro
FEDERIGO CECI
Seconda guardia
JACOPO CROVELLA
Frate Francesco, Sorba
DIEGO FACCIOTTI
Borracio
ALESSANDRO FEDERICO
Antonio, giudice
ROBERTO MANTOVANI
Leonato
MAURIZIO MARCHETTI
Don Juan
MATTEO MILANI
Beatrice
BARBARA MOSELLI
Corrado
Orsola
Corniolo, Baldassarre
Benedetto
Prima guardia
IVAN OLIVIERI
LOREDANA PIEDIMONTE
CARLO RAGONE
MAURO SANTOPIETRO
FEDERICO TOLARDO

Musiche eseguite dal vivo

Trio WILLIAM KEMP

Percussioni    Michele Di Paolo
Mandolino    Luca Mereu
Chitarra     Antonio Pappadà

REGIA
Loredana Scaramella

MAESTRO MOVIMENTI DI SCENA
Alberto Bellandi

AIUTO REGIA
Ivan Olivieri - Francesca Cioci

MUSICHE
Stefano Fresi

COSTUMI
Susanna Proietti

DIREZIONE TECNICA
Stefano Cianfichi

DISEGNO LUCI
Umile Vanieri

DISEGNO AUDIO
Franco Patimo

INFO
dal 27 giugno al 15 luglio 2018
Globe Theatre |Largo Aqua Felix (Piazza di Siena) - Villa Borghese, Roma 
info e prenotazioni http://www.globetheatreroma.com/biglietti/

lunedì 21 maggio 2018

Intervista a Andrea Campucci: "Mi piaceva l’idea di considerare l’intero romanzo come la drammatizzazione di una cartella clinica"


-  Iniziamo parlando del titolo, Porn Food. Com’è nato?
Il titolo non ha avuto bisogno di un grande sforzo di fantasia, vista l’onnipervasiva insistenza di certe immagini strettamente correlate al porno. Apparire, condividere, taggare, linkare, sono tutti verbi che, oltre ad avere un nauseante odor di posticcio, tradiscono l’urgenza di un riconoscimento, di un linguaggio semplificato che qualsiasi habilis possa comprendere senza troppi problemi. Sono anche verbi assolutamente insopportabili – specie gli ultimi due -  che hanno una stretta parentela con concetti come inautenticità, volgarità, ragù di seitan, violenza. Non riesco a immaginarmi diversamente il cervello, o l’amorfa materia grigia che ne fa le veci, nella testa di chi pubblica immagini assai discutibili del compleanno della nonna di 128 anni che soffia le candeline con la bava alla bocca e la faccia di un lemure tramortito, o di chi mostra orgogliosamente WWW il taglio dell’appendicite in ospedale o un uramaki al tonno fatto in casa. Si pensi anche a chi usa Facebook con roba tipo sei, sette profili diversi, utilissimi per le più sgradevoli o penalmente rilevanti attività. In ogni caso siamo di fronte al crollo della dimensione dell’io, la frantumazione del confine fra me e l’altro – dato che tutto dev’essere condiviso -… Food porn? O forse schizofrenia?

-   Perché hai scelto di ambientare la storia in una discarica?
Ah, questa è facile! Pensavo che non ci fossero troppi salti logici fra l’immagine di una distesa di copertoni incendiati o carcasse di stampanti Samsung e un piatto di ceci al curry su Instagram. La cosa che accomuna queste idee è che sono parte di quel processo di “feticizzazione dello scarto”, di pubblicizzazione del rifiuto, dell’inessenziale. Aspetti, caratteristiche, modalità della vita di tutti i giorni che per loro natura dovrebbero essere privati e che invece vengono condivisi acriticamente per sentirsi sollevati da quel senso di inutilità che ci opprime. I social hanno dato la possibilità anche al più inutile dei coglioni di ricevere apprezzamenti per i calzini – di solito orrendi - che indossa, ma, domanda, se la vostra vita fa schifo non sarebbe meglio prenderne serenamente atto e spararsi in bocca invece di continuare a illudersi di avere dei finti estimatori pronti a metterti un mipiace a qualsiasi cazzata?

-  Prima di Porn Food, con Leone Editore avevi già pubblicato un altro romanzo, Plastic Shop. C’è qualche elemento in comune tra questi due?
Entrambi si muovono sul territorio del desiderabile, o meglio, di ciò che riteniamo possa esser desiderabile. In Plastic shop è stato estremamente divertente descrivere il comportamento di masse umane che si azzuffano per una caffettiera Bialetti o roba del genere. In Porn food i meccanismi dell’esibizionismo sono gli stessi, questa volta declinati sotto forma di ansia da prestazione digitale e spirito da voyeur. Non c’è nessuna differenza fra l’onanismo di chi decide di sentirsi fashion con un eyewear Dolce & Gabbana o chi addobba il suo profilo Facebook con tanti cuoricini, aforismi di Osho e immagini di gente che fa Yoga di borgata.     

-  Qualche dettaglio sui personaggi: chi sono e come ti sono venuti in mente?
Ognuno di essi contiene quella giusta dose di irrealtà che gli permette di essere credibile. Mi piaceva l’idea di considerare l’intero romanzo come la drammatizzazione di una cartella clinica, ed è chiaro che ogni personaggio assume una caratteristica ben precisa in questo senso. Al centro resta comunque la voce del protagonista, la cui vera natura verrà spiegata però solo nel finale. Intorno a lui fioriscono di continuo presenze che “remano contro”, un po’ come quelle “voci di dentro” di eduardiana memoria e che quasi ostacolano la trama principale. Sono voci antinarrative, che fanno resistenza, indisciplinate e volutamente disarmoniche, a ricordare che nei libri come nella vita l’idea stessa di concepire una “storia” deve faticare parecchio prima di affermarsi sull’irragionevole.

-  Il finale è davvero inaspettato, puoi dirci qualcosa in proposito?
Sul finale non mi sbilancerò, dato che mi sono già arrivate diverse reazioni da diversi lettori che variavano da un “Wow”, un “Però!” con tanto di pollice alzato, un “Farabutto!”. Sarei comunque uno sciagurato se ora mi mettessi a darvi troppe indicazioni, per cui, visto che c’è il trucco, me la caverò alla meglio ponendovi io stesso una domanda: “Siete davvero sicuri che in questo momento vi state leggendo una mia intervista o state pensando ai fatti vostri?” 

-  Perché un lettore dovrebbe leggere Porn Food?
È una lettura che non consiglierei a nessuno, visto che la maggior parte della gente ha dei gusti orribili. Prevale infatti l’idea che leggere un “buon libro” (!) sia un passatempo, un rispecchiarsi nella storia di un personaggio e trovare elementi di conforto. A me sta sulle palle l’idea stessa di “storia”. Siamo sicuri che anche nella vita di tutti i giorni sia così facile isolare dei fatti discreti e concatenarli in una successione causale fatta di un inizio, uno svolgimento e una fine? O tutti questi eventi non sono per se stessi immersi in un magma impregnato di accidentalità, imprevisti, retroflessioni… di quello che una certa fenomenologia francese chiamava l’”il’y a”. Isolare alcuni “fatti”, metterli in relazione fra di loro ed estrapolarne un senso è il più stupido pregiudizio storicistico. Certo, è grazie a questo tipo di cultura se abbiamo Omero e ci siamo fatti un’idea di cosa significhi la narrazione. Ma non bisogna dimenticare le sabbie mobili, l’άπειρον da cui tutto ciò proviene. Come dire che la parola si basa, si fonda su uno sguardo muto, un silenzio originario che è esso stesso il principio di ogni linguaggio. Penso di essere stato estremamente chiaro, per cui tornando alla domanda consiglierei a chiunque di piantarla una buona volta con queste puttanate del rispecchiamento, dell’immedesimazione, del “vivere le stesse emozioni di quello là”. Non potrà mai essere un buon lettore chi è animato da questa zoppa nostalgia di una mimesis inautentica.

-  Hai già in mente qualche idea per il prossimo libro?
Il prossimo libro è già pronto, ma non solo! Chi l’ha letto ne è talmente entusiasta da farmi dubitare d’averlo scritto come volevo.                

- Ci sono degli autori a cui ti ispiri? 
Il contributo altrui nella stesura di un libro è inevitabile e direi assai prezioso. Parlando di paradigmi, perché di questo si tratta, non posso nascondere di essermi ispirato a un certo esistenzialismo francese, esistenzialismo che ha i suoi punti di rilievo ne La nausée di Sartre e L’étranger di Camus. È altrettanto vero però che una riassunzione di queste tematiche in un’epoca dominata da fashion o food blogger sfocerebbe nell’assurdo. Ma attenzione, non quell’assurdo intorno al quale si arrovellavano i succitati, bensì a un suo sottoprodotto consumistico e ridicolo. Per questo motivo è stata utilissima la lezione del postmodernismo, che ha rovesciato, ibridato e amalgamato tante di quelle categorie una volta ritenute sacre. Per dirla in altre parole “ho sciacquato i panni nell’Hudson”, ed è stata un’esperienza illuminante. Un po’ come immaginare quel vecchio babbeo di Sartre che con quattro profili Facebook si mette a stalkerizzare le sue allieve inneggiando al materialismo storico.      
          

giovedì 19 aprile 2018

Uscite Aprile 2018 Leone Editore





L’HO FATTO PER TE
di Laurent Scalese

Leone Editore | Mistéria

352 pagine | 14,90€

IN LIBRERIA DAL 19 APRILE
Conosceva quel rumore. Una mattina, aveva fatto l’errore di accompagnare suo padre al poligono di tiro di Lazillac. Era la detonazione di un’arma da fuoco. Qualcuno aveva sparato in casa Grivier.
Esiste il crimine perfetto? Samuel Moss dice di no, e ha appena finito di spiegarlo ai suoi studenti del corso di Criminologia dell’università di Lazillac, quando viene contattato dalla commissaria di polizia del paese. Jade Grivier, editrice e scrittrice di enorme successo ma vittima di un terribile blocco creativo, si è suicidata nella sua villa. La commissaria però non è convinta si tratti davvero di suicidio, e vuole chiedere proprio a Moss di indagare sul caso. Samuel è un uomo stravagante, dalle molteplici manie ossessive, ma è anche un detective geniale, e si accorge immediatamente che la tesi del suicidio non sta in piedi. Provarlo, però, sembra impossibile: non c’è un movente credibile e tutti gli indiziati hanno un alibi di ferro. È stato commesso davvero il crimine perfetto?



LE COSE CHE ABBIAMO PERSO
di Susan Elliot Wright

Leone Editore | Sàtura

378 pagine | 14,90€

IN LIBRERIA DAL 26 APRILE

UNA MADRE E UNA FIGLIA, DA SEMPRE LONTANE, HANNO UN’ULTIMA POSSIBILITÀ DI CAPIRSI L’UN L’ALTRA. RIUSCIRANNO A FRUTTARLA?
 Si girò facendo attenzione perché il suo corpo era malconcio e lacerato. Un po’ più in là c’era una cassetta trasparente simile a un acquario e all’interno un minuscolo affarino rosa con un pannolino grande quanto lei. La sua tutina rosa e bianca sembrava fosse fatta di spugna e il cappellino color crema, che le era caduto su un occhio, pareva una benda. La piccola era sdraiata a pancia in giù, con gli occhi chiusi, le ginocchia raggomitolate e il sederino in su. La bambina. La mia bambina, mia figlia.
Il rapporto tra Marjorie Crawford e sua figlia Eleanor è molto complicato: complice un dramma familiare il cui ricordo è stato completamente cancellato dalla mente di Eleanor, le due donne non sono mai riuscite a comunicare e capirsi veramente. Da due anni a Marjorie è stato però diagnosticato l’Alzheimer, e una sua strana telefonata fa capire a Eleanor che la madre sta peggiorando. Spinta dai sensi di colpa, decide allora di tornare a trovarla per occuparsi di lei. Dopo anni di incomprensioni, la vita ha concesso loro un’ultima possibilità di riavvicinarsi, ricostruire un legame e svelare quei segreti di famiglia rimasti nascosti per troppo tempo.



I DELITTI DELLA RUE MORGUE
di Edgar Allan Poe

Leone Editore | Gemme

132 pagine | 6€

IN LIBRERIA DAL 26 APRILE
A Parigi non era mai stato commesso prima nessun omicidio tanto misterioso e tanto sconcertante in tutti i suoi dettagli, se ovviamente quello commesso è un omicidio. La polizia si trova del tutto disorientata, fatto insolito in eventi di questo tipo. Tuttavia, non c’è l’ombra di una prova chiara.
I delitti della Rue Morgue, opera di Edgar Allan Poe pubblicata per la prima volta su Graham’s Magazine nel 1841, è considerato uno dei primi racconti polizieschi. La storia inizia con la scoperta del violento omicidio di una donna anziana e di sua figlia nella loro casa in Rue Morgue. Poiché un conoscente del signor Dupin è accusato degli omicidi, questi riceve il permesso di investigare la scena del crimine. I giornali riferiscono che il delitto sarebbe impossibile da risolvere, perché non c’era modo per un assassino di fuggire dall’appartamento chiuso a chiave.

martedì 17 aprile 2018

Recensione: Che Classe | Un lettore a teatro


CHE CLASSE

di Veronica Liberale
regia di Marco Simeoli
con Fabrizio Catarci, Alessandra De Pascalis, Antonia Di Francesco, Simone Giacinti, Veronica Liberale, Veronica Pinelli


Il riscatto sociale può arrivare a qualsiasi età, non si è mai troppo tardi per ottenerlo. La scuola, sia che la si affronti da adolescente che da adulto, può aiutare lo studente a trovare un suo posto nel mondo, a riscattarsi dopo anni di assoluta anonimità. È proprio questo che mostra lo spettacolo Che classe, in scena al Teatro de’ Servi fino al 22 aprile.

In un liceo di Roma, la professoressa Nora Cosentino de Cupis (interpretata da Veronica Liberale), tiene dei corsi serali per studenti-lavoratori che vogliono conseguire il diploma.
Nora è repressa per colpa della madre, è costretta a vivere all’ombra di quella donna tanto amata da tutti, perfetta nel suo ruolo da ex professoressa, da ex preside e da scrittrice. E lei cerca di dimostrare qualcosa insegnando agli adulti, è convinta in ciò che fa… ma si deve ricredere ben presto. Al suo corso si sono iscritte solo quattro persone, quattro adulti che più diversi tra loro non si può. C’è il secchione Alfonso dal cognome buffo, Cacchione, che non riesce a relazionarsi con nessuno (Fabrizio Catarci), c’è la fashion youtuber Calogera, che preferisce farsi chiamare Sharon, con un fidanzato che non la ama davvero (Veronica Pinelli), c’è Costantino, ristoratore e tifoso della Roma (Simone Giacinti), che subisce la concorrenza con il fratello, c’è Liubotchnka, badante russa che nel suo paese aveva il diploma di odontotecnica e che è razzista nei confronti di tutti gli italiani per tutte le delusioni avute in ambito lavorativo (Alessandra de Pascalis). Un’unica cosa che li accomuna: pensano che, vista l’età adulta, per prendere il diploma non devono fare nessuno sforzo. Ad accompagnare le avventure\disavventure di questa classe fuori dal mondo, c’è la bidella Tecla che non ha peli sulla lingua (Antonia di Francesco). 

Il corso non prende la strada tanto sperata da Nora ma, anzi, rischia di essere annullato perché nessuno degli studenti vuole applicarsi, eccetto Cacchione.
Ben presto però ci sarà quella svolta che cambierà la vita di tutti: iniziano a fare gruppo, tutti e sei compresa Tecla, ed è proprio in quel momento che verranno fuori le loro vere personalità, che tutti si spoglieranno di quella maschera che si erano cuciti addosso. Via i clichè, entrano in scena persone in cui ci si può immedesimare. È lì che il pubblico entra più in empatia con i personaggi, che diventano più umani con le loro fragilità e i loro problemi.

E il finale? Ha un sapore agrodolce, un elemento inaspettato che però non rovina l’happy ending tanto agognato sin dall'inizio.

Che classe è una commedia che con battute divertenti, con un cast ben congegnato e una trama semplice ma avvincente e fresca, riesce a mandare un messaggio forte e chiaro sottolineando l’importanza della scuola e di far gruppo. Perché è proprio da lì che inizia quella fase in cui si capisce chi si è realmente, in cui si comprende l'importanza di non sottostare a nessuno ma di avere un proprio ruolo.