venerdì 17 marzo 2017

Recensione: "Le rose di Cordova" di Adriana Assini

Titolo: Le rose di Cordova
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & scritture
Pagine: 208
Prezzo: 13,50€

…una regina non cammina scalza e se soffre non piange, né piega il capo, neppure quando ha torto.
Così parla Nura della sua sovrana. È lei, schiava moresca, a raccontare la drammatica esistenza di Juana I di Castiglia, terzogenita dei Re Cattolici, passata ingiustamente alla storia come la Pazza per effetto di un sordido complotto destinato a strapparle la corona.
Tra la Spagna e le Fiandre del XVI secolo, il ritratto forte di una donna anticonformista e ribelle, che alle brame di potere antepone gli affetti e sbaglia tutte le sue mosse, amando, non riamata, quegli uomini della sua famiglia che, uno dopo l'altro, finiranno per tradirla.



«Guarda di nuovo!» Mi disse una sera porgendomi le mani. «Dimmi se sarò felice.»

«Dipenderà da voi» tornai a risponderle, mentre in cuor mio non avrei scommesso un marco sulla sua felicità.»

Qualche tempo fa, ho dovuto studiare per un esame di storia moderna la figura di Carlo V. Nel libro a lui dedicato, l’autore parlando dei genitori dell’imperatore scrive che la madre era forse impazzita per amore o forse era più comodo far credere che fosse pazza. Le mie conoscenze erano limitate in base a quanto appreso a scuola. Ero quindi rimasta affascinata da queste poche righe, avevo fatto qualche ricerca online ma la mia curiosità si era fermata lì. Fino a quando non ho scoperto il libro di Adriana Assini che ha riacceso in me un grande interesse verso questa donna.

Terzogenita dei Re Cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, coloro che hanno unificato la Spagna cacciando gli arabi, Giovanna viene data in sposa a Filippo detto il Bello, secondo figlio dell’imperatore Massimiliano I. Costretta a vivere in una terra straniera, Giovanna non ha un’esistenza molto facile. La sua storia ci viene raccontata da una donna araba, Nura, che prima dell’arrivo degli spagnoli godeva di uno status invidiabile poiché figlia del primo ministro arabo. Nura viene salvata dalla schiavitù proprio da Giovanna che la sceglie come sua dama personale e che la segue anche nelle Fiandre.
Al termine della lettura scende un velo malinconico. Tutto il libro è permeato di malinconia: questa donna dal carattere così ribelle, non gradito ai suoi contemporanei. Una vittima di un gioco più grande di lei, quasi una marionetta. A muovere i suoi fili sono prima il marito e il padre, poi anche il figlio. Lei così ingenuamente innamorata di un uomo che la vede solo per le sue ricchezze. Paga caro il suo non volersi sottomettere, il suo voler per forza cambiare ciò che a quei tempi era normale, come il fatto che un uomo si circondasse di amanti.

Caparbia, gelosa, furente, pretendeva una fedeltà che le donne sue pari non avevano mai osato chiedere. Ma poi tornò padrona di se stessa e allora diventò di colpo ragionevole: «Purtroppo, non scegliamo noi il tempo in cui vivere, ciononostante dovremmo fare qualcosa per cambiare quello in cui ci ritroviamo

È anche fin troppo facile per quegli uomini che lei così tanto ama additarla come pazza per estrometterla da ciò che le spetta.
Attraverso le parole di Nura non conosciamo solo Giovanna, ma anche lei. Una donna che si è vista portare via tutto. Non solo le cose materiali, ma anche quelle spirituali perché il suo Dio non è lo stesso degli spagnoli. Nura, ribattezzata Francisca, nonostante tutto sostiene la sua sovrana seppur qualche volta con qualche punta di severità dovuta al risentimento. Perché nel corso degli anni ha imparato a conoscerla e sa che di Giovanna non ci si può fidare fino in fondo. Ed è impossibile non paragonare le due donne, così diverse caratterialmente ma, alla fine, così unite. E accomunate da uno stesso triste destino: vedersi private della libertà.

Questo libro di Adriana Assini non è un semplice romanzo storico, lo definirei quasi un saggio romanzato. Molto attenta ai dettagli e con una ricostruzione storica meticolosa, l’autrice con un linguaggio raffinato e mai noioso offre ai suoi lettori un quadro dell’epoca in cui si muovono molti personaggi ma tutti ben definiti con le loro debolezze e forze. La Spagna ha raggiunto da poco la gloria grazie a Isabella e Fernando, ma la morte della regina causa ben presto pericoli: Filippo vuole il regno, Ferdinando pure. E faranno di tutto pur di avere reggenza, senza farsi troppi scrupoli nel ridicolizzare la povera Giovanna.
In seguito, l’avvento di Carlo al trono non sarà ben gradito.

A palazzo Coudenberg la notizia scatenò subito un putiferio: mentre Philippe, con il sangue che gli saliva alla testa, minacciava di dichiarare guerra al suocero, il suo primo ministro cercava di rimediare al torto organizzando in quattro e quattr’otto la sua incoronazione a re di Castiglia nella collegiata di Santa Gudula.

I due re cattolici, così devoti, appaiono più interessati al potere che a nutrire affetto verso la loro prole. Una prole che sembra quasi maledetta, che non riesce a sopravvivere alla regina. Solo Giovanna lo fa, ma non è in grado, o meglio, non le viene dato modo di mostrarsi come sovrana.

Io rimanevo del parere che Juana non fosse affatto malata nella testa, bensì nel cuore. Ribelle fino all’osso, non c’era verso di farle capire quanto fosse pericoloso tirare troppo la corda. Tra coraggio e avventatezza, pretendeva di vivere secondo i suoi principi, sottovalutando i rischi di mettersi contro il mondo intero. […] Il primo a chiamarla “pazza”, sebbene ancora sottovoce, era stato proprio suo marito, ma adesso molti altri gli facevano eco.


Un testo che riabilita la figura di questa sovrana fin troppo sminuita. D’altronde si sa, le donne nel primo 500, e non solo, non godono della giusta considerazione.
Consiglio Le rose di Cordova a chi, come me, vuole imparare qualcosa di più dalla storia focalizzandosi sui personaggi femminili. 


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