mercoledì 22 novembre 2017

Il club delle vedove - Teatro de' Servi | Un lettore a teatro

IL CLUB DELLE VEDOVE

di Ivan Menchell
regia di Silvio Giordani

con Caterina Costantini, Lorenza Guerrieri, Marina Occhiena, Lucia Ricalzone, Alberto Mancini


Quando anche la scomparsa della persona amata diventa un pretesto di rinascita… e di amicizia, quella vera: dal 28 novembre al 17 dicembre, al Teatro de’ Servi va in scena IL CLUB DELLE VEDOVE.
Ada, Camilla e Dora, le protagoniste della commedia in scena al Teatro dei servi dal 28 novembre  al 17 dicembre, sono tre vedove che decidono di dar vita ad un “circolo” tutto speciale: sede sociale, il cimitero. Si incontrano infatti, periodicamente, davanti alle tombe dei rispettivi mariti per onorarne la memoria,  ma anche per cercare di dare un senso alla propria vedovanza e combattere la solitudine.

Viene dall’America “Il club delle vedove”, commedia scritta da Ivan Menchell e ora riadattata da Silvio Giordanoche ne è anche il regista. E’ calda ed arguta, ricca di ironia e di battute che sanno essere, come impone lo stile di Broadway, misurate e frizzanti nello stesso tempo, mai volgari, sempre in sintonia con la situazione e la psicologia dei personaggi. Sulla scena tre attrici di eccezione che sanno equilibrare con eleganza verve e pathos: Caterina Costantini (Camilla), Lorenza Guerrieri (Dora) e Marina Occhiena (Ada) accompagnate nella pièce da Lucia Ricalzone (Samantha) e da Carlo Ettorre (Carlo).

Rappresentata per la prima volta a New York nel 1990, “Il club delle vedove” (The Cemetery Club) è ormai quasi un classico nel suo genere. Mette gli spettatori di fronte ad una amicizia sincera tra tre donne che hanno bisogno l’una dell’altra, che hanno esperienze comuni ma anche caratteri molto diversi, per molti versi incompatibili. Una è devota alla memoria del defunto fino al parossismo, un’altra sembra in grado di coniugare rimpianto e serenità d’animo, la terza, quasi una predatrice, smania per trovare un nuovo compagno anche per vendicarsi dei numerosi tradimenti del marito scomparso. L’amicizia però rischia di sgretolarsi quando nel sodalizio si incunea un affascinante vedovo, Carlo, oggetto di desiderio e di invidia, che rivolge la sua attenzione verso solo una delle tre, né migliora la situazione la presenza di una quarta amica, Samantha, che elabora il lutto passando da un matrimonio all’altro. Il pirotecnico finale, grottesco, esilarante, patetico ricucirà i multicolori fili del discorso, mostrando come questa commedia sia capace di fare ridere ma anche di imporre riflessioni sul modo di affrontare la morte di una persona cara.

“Ogni essere umano, pur avendo grandi capacità di tolleranza al dolore e alla solitudine, non deve permettere alla morte di spegnere il sorriso alla vita ed alla speranza; ciò che conta non è essere giovani, ma sentirsi giovani e le nostre protagoniste avranno il compito di sottolineare tutto ciò poiché ‘il teatro non è specchio che riflette ma lente che ingrandisce’ ”, ha spiegato il regista Silvio Giordani


INFO
Teatro de’ Servi | Via del Mortaro 22, Roma
info: 06 6795130
www.teatroservi.it

martedì 21 novembre 2017

Nuove uscite Bompiani | Novembre 2017




CANTO DI NATALE
di Charles Dickens

Traduzione di Sergio Claudio Perroni

Bompiani

152 pagine | 13€

IN USCITA IL 22 NOVEMBRE 2017

Il racconto più letto e venduto di Natale con la riproduzione del manoscritto originale e la prefazione di Colm Tóibín.


Tutti gli anni nel periodo natalizio al Morgan Library & Museum di Manhattan viene esposto uno dei gioielli della straordinaria collezione che vi è custodita: il manoscritto originale di A Christmas Carol di Charles Dickens, con tutte le correzioni, le varianti, le cancellature e gli inserimenti fatti dal grande autore di suo pugno. Per la prima volta in edizione rilegata la riproduzione del manoscritto, la versione corrente della storia, un’avvincente introduzione del curatore letterario del Morgan sulla storia della storia e una nuova introduzione in cui il grande autore irlandese Colm Tóibín sottolinea le ragioni del fascino senza tempo di un’opera popolarissima, che distilla nella forma breve il più puro spirito dickensiano.


IL RAPIMENTO DEL PRINCIPE MARGARINA
 di Mark Twain
A cura di Giordano Aterini

Bompiani

160 pagine | 20€

IN USCITA IL 22 NOVEMBRE 2017

La riscoperta di un inedito di Mark Twain per ragazzi. Un racconto di avventura e sottile umorismo, una strenna per tutte le età.

Nel 1879 Mark Twain è a Parigi con le figlie bambine, che ogni sera lo pregano di raccontare loro una storia. Così prende a raccontare di Johnny, un ragazzino povero che mangia il fiore spuntato da un seme magico, acquista la capacità di parlare con gli animali e si avventura alla ricerca di un principe scomparso. Nel 2011 gli appunti di quella storia, sedici pagine, ria orano tra i manoscritti di Twain conservati alla University of California a Berkeley. Seguendo le note recuperate, e immaginando di conversare con Mark Twain stesso, Philip Stead ha completato il racconto. Illuminata dai disegni delicati e decisi di Erin Stead, questa favola riemersa dal passato ci restituisce la voce ironica e dissacrante di uno dei più importanti autori della letteratura americana.


STORIE DELLA PREISTORIA
di Alberto Moravia

Con le illustrazioni a colori di Flaminia Siciliano

Bompiani

248 pagine | 13€

IN USCITA IL 22 NOVEMBRE 2017

Le favole della creazione del mondo secondo un grande scrittore.


Alberto Moravia pubblicò le Storie della preistoria nel 1982. È una collezione di ventuno brevi racconti che portano lontano nel tempo, alla creazione del mondo, un mondo affollato di animali. Come succede sempre nelle favole quando sono vere e buone, dietro gli animali si nascondono gli uomini, con i loro capricci e le follie. Per fortuna c’è sempre un lampo di speranza in fondo che aiuta a guardare i protagonisti con comprensione – umana, appunto – e a considerare le loro bizzarrie con indulgenza. Perché “gli altri sono i nostri specchi”, ed è bene non dimenticarlo.

lunedì 20 novembre 2017

Recensione: "Scusa se ti chiamo stronzo" di Mirko Spelta


SCUSA SE TI CHIAMO STRONZO

di Mirko Spelta



Piemme


209 pagine | 15€

Quanti stronzi avete conosciuto nella vostra vita? Tanti quanti i fili d'erba nei prati, no? "Tutti io li trovo" è la frase tipica che lo conferma: statisticamente i maschi stronzi sono molti di più di quelli "buoni". Vero? Falso! O meglio tutte e due le cose. È vero che spesso gli uomini si meritano questo giudizio, ma la verità è che l'uomo stronzo di per sé non esiste. Però ognuno di loro può esserlo, e tanto più lo è quanto meno gli piacete. Quando non vi richiama, quando vi fa aspettare, quando vi ignora non è per tenervi sulle spine o perché "vuole dirvi qualcosa". È proprio che non gli interessate. I maschi sono creature semplici, se fossero una collezione di moda sarebbero quella basic. La natura ha dotato le donne della complessità, delle capacità strategiche utili a farsi desiderare, dell'intuito. Quando li distribuivano, gli uomini erano da un'altra parte. Eppure ci sono molte cose dell'uomo che la donna non può capire, nemmeno con il sesto senso acceso. Verità scomode da accettare, ma tanto utili da sapere. Solo un uomo può svelare quello che frulla nella mente di un suo simile, i (pochi) pilastri che reggono le sue scelte e le sue decisioni in fatto d'amore. Questo libro è una miniera d'oro per entrare nella testa dell'esemplare che vi piace, per conquistarlo e per tenervelo. Il mondo è pieno di uomini interessanti e disposti ad amarvi, a capirvi e persino, entro i limiti delle loro possibilità, ad ascoltarvi. E a condividere la maggior parte della vita con voi. Basta conoscere le verità del loro funzionamento, per quanto scomode siano.

E allora, care signore, ciò che dovete sapere è che l’uomo non comunica al vostro stesso livelli, non ne è semplicemente in grado; ha una capacità di decodificare i gesti, le espressioni del viso, i toni della voce estremamente più limitata della vostra.
Scusa se ti chiamo stronzo è una vera e propria guida per ogni donna che cerca di capire il mondo maschile. La donna è sempre afflitta da mille pensieri e mille domande: perché un uomo non la chiama? Perché non le scrive spesso? Perché ha detto così? L’uomo, d’altro canto, non è tormentato da tutti questi pensieri. Perché? Perché l’uomo è un essere molto più semplice, ed è proprio questa sua semplicità che una donna deve comprendere e cogliere. Non è solo l’uomo a dover capire la donna, ma ci deve essere una comprensione reciproca. 

E non solo: Mirko Spelta con le sue parole vuole spronare le persone a essere propositive, a non nascondersi dietro a inutili paure. Di far tesoro delle delusioni avute nel corso della vita ma di non usarle come scusa per mettere le distanze tra loro e un’altra persona.
Se vi va, provateci e basta O ci riuscirete o cadrete comunque in piedi. Del resto, si può scegliere di essere protagonisti della propria vita o di stare alla finestra a vederla passare. 
Con un linguaggio fluido e uno stile scorrevole e ironico, l’autore affronta il problema della difficoltà comunicative che ci sono tra uomo e donna. Molto divertenti gli esempi e i consigli che vengono dati, più di una volta vi ritroverete a sorridere per gli scenari che vengono presentati.   

 Niente frasi sdolcinate, nessuna falsa illusione. L’uomo viene messo a nudo e la mentalità maschile viene esplorata in tutto per tutto. Dimentichiamo quindi il principe azzurro tanto sognato nelle favole: Spelta, a mio parere, vuole aprire gli occhi a quelle donne che ancora sperano di trovarlo. Basta avere alte aspettative! Conquistare e tenersi stretto un uomo è tutt’altro che facile. Certo, a volte può sembrare che quanto esposto rimandi a cliché o considerazioni sul filo della superficialità, ma il libro va colto nel suo umorismo.  

Un limite che potrebbe far storcere la bocca ad alcune donne all’inizio della lettura è che la prima parte può essere quasi considerata maschilista, in cui si parla solo di come una donna debba sempre farsi bella per un uomo. Infatti, è molto importante l’attrazione che una donna suscita nel maschio in cui primeggia l’istinto sessuale.
Ma bisogna superare quest’ostacolo iniziale, perché poi il libro si riprende nella seconda parte, in cui si affronta il tema della testa, del cervello. In un rapporto tra uomo e donna non c’è solo attrazione fisica: quello è il primo passo. Ciò che viene dopo è il vero problema da superare. 

Un testo, una guida che tutte le donne, quelle definite donne di cuori, dovrebbero leggere perché consente di avere una visione più ampia dell’universo maschile, di capire quando sbaglia lei e quando ha colpe lui. Ma è un libro a cui anche gli uomini dovrebbero avvicinarsi perché l’autore sottolinea l’importanza di far sentire speciale e unica la propria donna. 
Perciò (…) tira fuori le palle e prenditela, cammina al suo fianco a testa alta, e sii fiero di tenertela. 

venerdì 17 novembre 2017

"Canto d'autunno" di Annalisa Dominjanni



Dopo il temporale il bosco era avvolto dagli odori dell’autunno; le foglie si ammucchiavano sul terreno, macchie gialle e arancio, ramoscelli e gusci di castagne.
L’aria frizzante le solleticava le braccia nude e le guance. Solo la natura riusciva a placare il suo bisogno di appartenere a qualcosa, quando il mondo circostante sembrava essere impazzito. File chilometriche nei centri commerciali per acquistare l’ultimo
I-Phone, amicizie e amori virtuali, emozioni preconfezionate come scatole di cioccolatini stantii.
La magnificenza delle querce la faceva sentire piccola e insignificante, certo, ma parte di un tutto in cui ogni più piccola forma di vita aveva un perché.
Amava perdersi tra i sentieri più erti e scalare le colline oltre le quali si affacciava il lago, blu e verde, perfettamente circolare e placido.
Anita indossò il golfino che aveva portato con sé: l’autunno era ormai inoltrato e i primi freddi si facevano sentire.
Il bosco era vibrante di vita; era certa di poter sentire la linfa scorrere negli alberi, nutrimento terrestre. Ossigeno, magia e mistero: il bosco non si smentiva mai.
Tornata da poco dalla città, dove lavorava come insegnante, Anita sentiva la mancanza della sua foresta, come un figlio che avverte quella della propria madre. Non poteva resistere al richiamo di Madre Natura: poteva spogliarsi di tutto il superfluo quando, come ora, si accucciava ai piedi di un albero e restava in ascolto del mondo che la circondava.
Il respiro del vento fra le fronde, il cinguettio impazzito degli uccelli, lo zampettìo curioso di una volpe che fece capolino da dietro un cespuglio di ribes. Quattro cuccioli la seguivano, fiduciosi.
Anita non sentiva più suo il mondo che la circondava né riconosceva gli abitanti come suoi simili. Tuttavia, a volte, sentiva di dover appartenere a qualcuno oltre a se stessa, per non perdere la memoria di ciò che era e sarebbe stata. Lottare contro se stessa non le interessava più: erano stati gli anni più inutili quelli spesi a essere ciò che non era. Era giunta ormai alla conclusione che l’essenza non poteva essere rimpiazzata dall’apparenza.
L’abbaiare di un cane la riportò alla realtà. Era un bel pastore scozzese, il pelo lucido e il muso simpatico.
Anita allungò la mano per farsi odorare e il cane avvicinò il tartufo umido alle sue dita. Le leccò scodinzolando festaiolo.
«Dov’è il tuo padrone?» chiese, carezzandolo tra le orecchie. «Quando ero piccola avevo un cane come te, lo sai?»
«Diana!» la voce stentorea di un uomo mise in allerta la cagnetta.
Un giovane alto e dai colori dell’autunno sbucò da oltre un rovere, lo sguardo sollevato per aver ritrovato l’animale.
Anita si alzò lentamente e si avvicinò allo sconosciuto. Il cane corse dal padrone, abbaiando gioioso.
«Eccoti finalmente» rise di gusto lui, carezzandole la testa quando, su due zampe, il cane gli appoggiò quelle anteriori sul petto. «Spero Diana non l’abbia spaventata» disse poi, rivolto a lei.
Il suo sorriso era gentile, luminoso.
«Il suo cane è buonissimo» rispose Anita sorridendo a sua volta.
Gli occhi di lui erano profondi e sinceri, distese di velluto scuro.
«Giacomo» lui le tese la mano, un muscolo si contrasse all’angolo della bocca.
«Anita»
Fu una scintilla di pura energia quella che lei avvertì scorrerle lungo la schiena.
Diana scodinzolava ed uggiolava, irrequieta.
«La sua mano è gelida» notò lui, racchiudendola nell’altra.
«Forse dovevo indossare qualcosa di più pesante» si giustificò Anita, portandosi dietro l’orecchio una ciocca di capelli.
«Posso offrirle una cioccolata calda? Casa mia è a pochi passi» si offrì Giacomo, guardandole le labbra.
«Grazie» Anita annuì.
S’incamminarono, in silenzio, calpestando foglie e ramoscelli, sprigionando odori di sottobosco e frutti rossi.
«Anche lei abita qui?» le chiese finalmente Giacomo, tornando a guardarla.
«No, abito in città. Sono qui per il ponte di Ogni Santi. Sono un’insegnante»
«Cosa insegna?»
«Letteratura»
Restarono in silenzio per il resto del tragitto e ad Anita piacque.
V’era un’atmosfera sognante intorno a loro e parlare avrebbe potuto guastarla. A volte è solo il silenzio l’unica parola necessaria.
La casa di Giacomo era un’antica legnaia riconvertita in abitazione. Completamente in legno, raccolta ed intima, sembrava la dimora di un reame fatato.
Anita si sentì subito a suo agio: percepiva energie positive in quella piccola casa, con il caminetto acceso, una macchina da scrivere su un tavolaccio di legno grezzo e il giaciglio del cane, un vecchio cuscino rivestito di tartan.
Essenziale eppure completa, colma di emozioni.
«Lei scrive?» chiese Anita, andando verso il camino.
Era infreddolita.
«Sì, sono uno scrittore. Questo è il mio rifugio, quando non ho ispirazione» ammise Giacomo, trafficando nel piccolo cucinotto, tra i pentolini e la stufa a legna.
«Allora ho invaso i suoi spazi, mi dispiace» Anita si sentì di troppo.
Giacomo si voltò, le braccia conserte sulla polo blu. Sorrise dolcemente, scuotendo impercettibilmente la testa.
«Non appena le ho stretto la mano, ho avvertito un’energia positiva. E, poi, sono stato io ad invitarla»
«Mi conosce appena, come può dirlo?» Anita rise.
«Empatia» lui fece spallucce, un sorriso in fondo agli occhi.
Anita si limitò a sorridere: lei stessa si affidava all’istinto, come una gatta selvatica.
«Si accomodi, la prego» Giacomo tolse libri e fogli dalla sedia.
«A cosa sta lavorando?» chiese Anita, sedendosi.
Giacomo sospirò, tornando ai fornelli.
«È la storia di un uomo che ha perso la strada… e non sa ritrovarsi. Un pesce fuor d’acqua in un mondo di fango»
Anita capiva perfettamente come Giacomo potesse sentirsi: lei stessa si trovava ad affogare in quella melma.
«Il protagonista ritroverà la strada?»
«Ancora non lo so»
Giacomo tornò al tavolo: portava due tazze di cioccolata fumante e delle lingue di gatto, il tutto adagiato su un vassoio patchwork.
«Stia attenta a non bruciarsi: è bollente» disse lui, togliendo dal tavolo la macchina da scrivere.
«È raro trovare chi scrive ancora con una Olivetti» disse Anita, inzuppando un biscotto nella cioccolata.
«Odio i programmi di scrittura sul PC, sa? Amo sentire il suono delle lettere che s’imprimono sulla carta, come i nomi e i volti che s’imprimono nella memoria» Giacomo si sporse un poco verso di lei, gli occhi negli occhi.
Anita abbassò lo sguardo e sorrise.
«Come può non sapere la trama del suo romanzo?» chiese Anita.
Provava una profonda curiosità per Giacomo e per il suo modo di scrivere, così lontano da quello di molti scrittori.
«Non scrivo mai una trama dettagliata e se lo faccio cambia nel tempo. Loro, i miei personaggi, vivono con me» lui sorrise da oltre il bordo della tazza. «Le sembrerò pazzo… ma io li sento. Mi parlano di loro, mi raccontano la loro storia, io sono solo un tramite»
Anita rise di gusto.
«No, non la credo affatto pazzo, almeno non più della maggior parte degli artisti»
Risero insieme e anche Diana, accucciata sul cuscino, sembrò seguirli nella loro ilarità, uggiolando e scodinzolando felice.
«Posso scrivere per ore intere, senza mangiare o dormire. Quando sono ispirato, non posso fermarmi» ammise Giacomo, prendendo un biscotto.
«E ora che non ha ispirazione, cosa fa per scrivere?» Anita si appoggiò allo schienale della sedia, osservandolo con curiosità.
Era un uomo massiccio, atletico, ma emanava tenerezza e sensibilità.
«Mi sforzo di scrivere, anche solo una riga al giorno: la continuità è fondamentale. Esco, passeggio nel bosco, faccio meditazione» lui alzò le spalle, forse un poco sconfortato.
«E funziona?»
«Ancora non lo so. Sono qui da pochi giorni»
Rimasero in silenzio a lungo, sorseggiando la cioccolata in ascolto del bosco e del mondo fuori dal rifugio. Il crepitio del fuoco e il respiro del cane creavano un’atmosfera rustica, quasi fosse una isba russa dei racconti di Turgenev.
«Vive di soli libri?» chiese, rimestando la cioccolata nella tazza.
L’energia emanata da Giacomo era talmente potente da sentirsene completamente avvolta, come una coperta di calore e passione. Lo desiderava, voleva sentire quell’emozione entrarle dentro e purificarla, come un fuoco sacro.
«Sono un professore universitario di Filosofia. Ho preso un anno sabatico: non sapevo più se l’università fosse davvero la mia strada» Giacomo bevve un sorso di cioccolata, un braccio piegato di traverso sul tavolo.
«Allora è lei il protagonista del romanzo» disse Anita
«Forse sì. O forse è solo una parte di me. Devo ancora scoprirlo.» lui abbassò lo sguardo e si strinse nelle spalle, quasi a volersi ritirare in se stesso.
«L’ho messa a disagio» Anita si sentì in colpa.
Spesso dimenticava la delicatezza e l’attenzione verso il prossimo.
Giacomo scosse la testa, alzando le spalle in un gesto di non curanza.
«È una persona curiosa, non mi ha messo a disagio. Sono una persona molto riservata»
Anita avvertì una nota stonata nella sua voce. Lasciò il cucchiaino nella tazza e fece per alzarsi, ma lui le prese una mano, il tocco delicato.
«Vuole restare per cena?» le chiese, uno spasimo alla gola.
Anita sentì il fiotto di emozione di lui aprirle un varco nell’anima.
«Sì» annuì, la voce un soffio.
Prepararono la cena insieme, ascoltando un po’ di jazz e di swing, accorciando le distanze tra di loro.
Cenarono con polenta, formaggio e uova; Anita aveva preparato velocemente una torta, sotto l’occhio esperto di Giacomo che si dichiarava un ottimo cuoco. Era vero.
Lessero poesie di Emily Dickinson dopo cena, alla luce del camino e di qualche candela: Giacomo odiava la luce artificiale delle lampade.
Era tutto così surreale, come vivere in un altro mondo. La connessione emozionale con Giacomo superava anche il mero desiderio sessuale: era la condivisione della conoscenza a unirli in modo così profondo. Ad Anita sembrava di conoscerlo da sempre, come se i loro cammini fossero stati destinati o incrociati fin dalla nascita. 
«Nessuna vita è sferica 
Tranne le più ristretta: 
queste son presto colme, si svelano e hanno termine. 
Le grandi maturano più lente, 
come più a lungo oscillano sul ramo… 
Sono lunghe le estati delle esperidi» 
Lesse lei, sentendo già le lacrime pizzicarle gli occhi. «Mi perdoni. Mi emoziono per nulla» 
«È proprio questo il suo lato più affascinante» Giacomo le prese il volto tra le mani e la baciò. Il contatto tra le loro lingue, umide e guizzanti, rese il desiderio ancora più acuto, quasi doloroso. 
Salirono mano nella mano, nella camera da letto al piano superiore, continuando a baciarsi e a toccarsi, terre straniere. Lui la spinse gentilmente sul letto, togliendole pantaloni e mutandine. Affondò il volto tra le sue cosce, amandola con la bocca, le mani calde e gentili sui fianchi.
Anita si abbandonò a lui, aprendosi completamente, ansimando e gemendo, succube di ogni emozione. Lo sentì spogliarsi, il fruscio degli abiti sulla pelle, la penetrò dolcemente, gemendo contro le sue labbra. 
Erano insieme, erano uniti con la mente e con il corpo. Cavalcarono insieme verso il piacere, finché non raggiunsero all’unisono l’acme, gridando nell’estasi finale. Rimasero abbracciati nel buio, i respiri in perfetta sintonia. 
Anita si sentiva completa, assente il bisogno di fare domande. Era successo quel che doveva accadere e un senso di pace la pervadeva. Non voleva pensare, non voleva agire, tutto ciò che desiderava era state esattamente dov’era e vivere. 
Domani tutto sarebbe finito, l’alba avrebbe portato via gli ultimi barlumi d’illusione e la vita, quella vera, sarebbe ricominciata a scorrere. Ma essere lì, ora, tra le braccia di Giacomo era l’unica realtà. 
Il futuro era una proiezione delle proprie paure e debolezze, lo spettro di non poter essere ciò che voleva. Una gabbia del tempo. 
Ferma e immobile, la felicità era qualcosa di fortemente vacuo ed instabile, uno stato d’animo più che una condizione dell’essere. 
 «Ci ricorderemo per molto tempo questa notte» sussurrò Giacomo, stringendola a sé. «Sì» annuì Anita, intorpidita dal languore. 
«L’essenza stessa dell’uomo è nella memoria, Anita. Tutto ciò che siamo è frutto del ricordo» lui le baciò la fronte, guardandola negli occhi. 
Si fece improvvisamente serio e ad Anita parve quasi d’intravedere il suo mondo, al di là delle sue iridi, muoversi sul fondo delle pupille dilatate. 
Vi era entrata? Era riuscita almeno a sfiorarlo? 
«Ognuno è un universo; ci muoviamo così velocemente e solo in poche occasioni possiamo davvero sfiorarci. Ed è questo sfiorarsi reciproco a fare la differenza. Ci sono persone che si illudono di poter entrare nel mondo dell’altro, di viverci senza perdersi. È sbagliato e pericoloso smarrire la via per seguire quella di un altro» 
Giacomo ridacchiò. «Dovresti prendere la mia cattedra» 
Si sfiorarono di nuovo, si unirono ancora e ancora, nella notte che sembrava infinita. Ma l’alba venne, dorata ed eterea. 
Anita si lasciò Giacomo alle spalle, la scia di una galassia dentro di sé. 
La felicità è una piccola cosa, stava a lei farne un grande ricordo.   

giovedì 16 novembre 2017

Omelette con tre uova --> Le ricette di Una mamma per amica | Cooking&Reading



Esce oggi in tutte le librerie un libro di ricette molto particolare e a cui tengo parecchio. Perché? Perché sono le ricette tratte da una delle serie TV che più amo, Una mamma per amica!


Kristi Karlson racchiude in questo gioiellino cibi e bevande visti nel corso della serie: dai caffè di Luke ai cocktail di Emily ai dolci di Sookie. E c'è di più: prima di ogni ricetta c'è una breve introduzione che rimanda a determinati episodi di Una mamma per amica. 

Non appena ricevuto il libro mi sono subito messa ai fornelli allettata da questa omelette! Michel ha avuto il coraggio di rifiutare questa bontà quando gli è stata preparata da Sookie... e ora mi chiedo come abbia potuto! 


 OMELETTE CON TRE UOVA


INGREDIENTI (le unità di misura sono t = tazza, c = cucchiaino, C = cucchiaio)
·        3 uova
·        ½ tazza di pancetta a cubetti
·        1 C di olio di olia
·        1 C di sherry
·        ¼ di pepe nero
·        ¼ di sale kosher
·        3 C di formaggio di capra
·        Prezzemolo fresco tritato per guarnire

PROCEDIMENTO
Preparazione delle uova: in una ciotola di medie dimensioni sbattete le uova con una frusta o una forchetta. Mettete da parte.

Frittura della pancetta: mettete un foglio di carta assorbente in un paitto grande e riponetelo da parte. Friggete la pancetta a fuoco medio-alto in una padella capiente finché non sarà leggermente dorata. Togliete la pancetta dal fuoco con una schiumarola e posizionatela sulla carta assorbente.

Preparazione dell’omelette: unite l’olio di oliva e lo sherry in una padella grande e scaldateli a fuoco medio-alo per 2 minuti. Aggiungete le uova. Tenete la padella per il manico e muovetela in modo da spandere le uova sbattute in modo uniforme. Cuocete per 20-30 secondi. Spolverate le uova con pepe e sale. Mentre continuano a cuocersi, aggiungete la pancetta e il formaggio di capra, distribuendoli uniformemente.

Presentazione: infilate delicatamente una spatola sotto l’omelette. Sollevatene una parte e ripiegatela sopra l’altra metà. Trasferite l’omelette u un piatto. Guarnite con prezzemolo fresco e servite. 

mercoledì 15 novembre 2017

Recensione: "Amami come sono" di Giulia Faggi


AMAMI COME SONO

di Giulia Faggi

Edizioni Pink

216 pagine | 4,99€(formato ebook)

L’amore non ha regole e non ha schemi.
Una delicatissima storia d’amore ricca di sentimenti intimi e potenti.
Una coppia di innamorati. Tra di loro una notevole differenza d’età.
Il lettore viene trasportato in un tempo assoluto; avvolto in un’atmosfera gentile, serena, variopinta, gaia, carica di rispetto e di libertà. Un romanzo che ci fa sognare e riflettere.
Perché anche in una goccia d’acqua può esserci il mare.



Gli oggetti vivono sospesi nel tempo come i lampadari al soffitto: anche se sono un po’ danneggiati, sembra che quell’ammaccatura e quel graffio ci siano sempre stati. A differenza delle persone che, invecchiando, cambiano aspetto e non ci piacciono più, le cose diventano vecchie solo quando hanno smesso di piacerci, anche se non sono mutate!
Quando ho iniziato a leggere Amami come sono non sapevo ancora bene cosa aspettarmi: poi pian piano mi sono ritrovata coinvolta in una storia che esce al di fuori dei soliti schemi, in un amore non ordinario ma particolare proprio per questo.

Odissea - Teatro l'Aura | Un lettore a teatro

ODISSEA
di Alex Cantarelli
con Gloria Carovana e Pavel Zelinskiy

Una interessante collaborazione inizia questa stagione al Teatro L’Aura con il primo spettacolo del Teatro di Alex Cantarelli. Il 15 novembre debutta ODISSEA il primo dei tre spettacoli scritti e diretti da Alex Cantarelli, con Gloria Carovana e Pavel Zelinskiy.
Lo storico protagonista di Odissea è un Ulisse molto contemporaneo che, al pari dell’eroe omerico della tradizione classica, intraprende un viaggio non solo fisico ma soprattutto spirituale.
Questo ironico, divertente e, talvolta, cupo viaggio interiore si snoda attraverso la consuetudine dei suoi incontri e l’importanza che hanno i vari personaggi che fanno parte della sua vita; la madre, il figlio che non vede mai, la moglie infedele, una Circe barwoman, l’amico prete Polifemo, una Nausicaa da villaggio turistico e molti altri personaggi che compongono questa solitudine piena di persone ed incontri.
La vicenda di Ulisse rispecchia la condizione di chiunque decida di intraprendere un viaggio alla scoperta della propria interiorità, sballottata in una quotidianità che non lascia spazio all’introspezione, ma al gioco di intrecci sociali con risvolti ironici e paradossali. Scopriremo se il nostro Ulisse riuscirà a ritornare a “casa”


INFO

Dal 15 al 19 novembre 2017
Dal mercoledì al sabato alle ore 21 e  domenica ore 18
al Teatro L'Aura | Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37)
Roma Zona Viale Marconi
info e prenotazioni 0683777148 oppure 3464703609 oppure nuovoteatrolaura@gmail.com


martedì 14 novembre 2017

Recensione: "Dark Room. La camera oscura" di Jonathan Moore - Review Party


DARK ROOM 
di Jonathan Moore

Leone Editore | Mistéria

416 pagine | 14,90€


UN ELETTRIZZANTE THRILLER POLIZIESCO CHE TIENE INCHIODATI FINO ALL’ULTIMA PAGINA

Attraversò la strada con la pistola in mano, fermandosi un attimo davanti ai gradini che portavano alla porta di Lucy. Era socchiusa. C’era del sangue su ogni gradino. Si vedevano delle impronte, ma non si capiva in che direzione andassero. Ogni stanza della casa che dava sulla strada era al buio. Fece silenziosamente i cinque gradini, la pistola impugnata con entrambe le mani. Arrivò alla porta ed entrò in casa, poi fece un respiro e guardò per terra. C’era del sangue sul pavi mento, macchie di sangue a ogni metro. Sentiva le sirene in lontananza. Nagata e i suoi stavano ar rivando, ma erano ancora ad almeno venti isolati di distanza. Seguì il sangue fino alla stanza della musica. La portafinestra era aperta e gli spartiti sparpagliati sul pavimento.

lunedì 13 novembre 2017