lunedì 21 maggio 2018

Intervista a Andrea Campucci: "Mi piaceva l’idea di considerare l’intero romanzo come la drammatizzazione di una cartella clinica"


-  Iniziamo parlando del titolo, Porn Food. Com’è nato?
Il titolo non ha avuto bisogno di un grande sforzo di fantasia, vista l’onnipervasiva insistenza di certe immagini strettamente correlate al porno. Apparire, condividere, taggare, linkare, sono tutti verbi che, oltre ad avere un nauseante odor di posticcio, tradiscono l’urgenza di un riconoscimento, di un linguaggio semplificato che qualsiasi habilis possa comprendere senza troppi problemi. Sono anche verbi assolutamente insopportabili – specie gli ultimi due -  che hanno una stretta parentela con concetti come inautenticità, volgarità, ragù di seitan, violenza. Non riesco a immaginarmi diversamente il cervello, o l’amorfa materia grigia che ne fa le veci, nella testa di chi pubblica immagini assai discutibili del compleanno della nonna di 128 anni che soffia le candeline con la bava alla bocca e la faccia di un lemure tramortito, o di chi mostra orgogliosamente WWW il taglio dell’appendicite in ospedale o un uramaki al tonno fatto in casa. Si pensi anche a chi usa Facebook con roba tipo sei, sette profili diversi, utilissimi per le più sgradevoli o penalmente rilevanti attività. In ogni caso siamo di fronte al crollo della dimensione dell’io, la frantumazione del confine fra me e l’altro – dato che tutto dev’essere condiviso -… Food porn? O forse schizofrenia?

-   Perché hai scelto di ambientare la storia in una discarica?
Ah, questa è facile! Pensavo che non ci fossero troppi salti logici fra l’immagine di una distesa di copertoni incendiati o carcasse di stampanti Samsung e un piatto di ceci al curry su Instagram. La cosa che accomuna queste idee è che sono parte di quel processo di “feticizzazione dello scarto”, di pubblicizzazione del rifiuto, dell’inessenziale. Aspetti, caratteristiche, modalità della vita di tutti i giorni che per loro natura dovrebbero essere privati e che invece vengono condivisi acriticamente per sentirsi sollevati da quel senso di inutilità che ci opprime. I social hanno dato la possibilità anche al più inutile dei coglioni di ricevere apprezzamenti per i calzini – di solito orrendi - che indossa, ma, domanda, se la vostra vita fa schifo non sarebbe meglio prenderne serenamente atto e spararsi in bocca invece di continuare a illudersi di avere dei finti estimatori pronti a metterti un mipiace a qualsiasi cazzata?

-  Prima di Porn Food, con Leone Editore avevi già pubblicato un altro romanzo, Plastic Shop. C’è qualche elemento in comune tra questi due?
Entrambi si muovono sul territorio del desiderabile, o meglio, di ciò che riteniamo possa esser desiderabile. In Plastic shop è stato estremamente divertente descrivere il comportamento di masse umane che si azzuffano per una caffettiera Bialetti o roba del genere. In Porn food i meccanismi dell’esibizionismo sono gli stessi, questa volta declinati sotto forma di ansia da prestazione digitale e spirito da voyeur. Non c’è nessuna differenza fra l’onanismo di chi decide di sentirsi fashion con un eyewear Dolce & Gabbana o chi addobba il suo profilo Facebook con tanti cuoricini, aforismi di Osho e immagini di gente che fa Yoga di borgata.     

-  Qualche dettaglio sui personaggi: chi sono e come ti sono venuti in mente?
Ognuno di essi contiene quella giusta dose di irrealtà che gli permette di essere credibile. Mi piaceva l’idea di considerare l’intero romanzo come la drammatizzazione di una cartella clinica, ed è chiaro che ogni personaggio assume una caratteristica ben precisa in questo senso. Al centro resta comunque la voce del protagonista, la cui vera natura verrà spiegata però solo nel finale. Intorno a lui fioriscono di continuo presenze che “remano contro”, un po’ come quelle “voci di dentro” di eduardiana memoria e che quasi ostacolano la trama principale. Sono voci antinarrative, che fanno resistenza, indisciplinate e volutamente disarmoniche, a ricordare che nei libri come nella vita l’idea stessa di concepire una “storia” deve faticare parecchio prima di affermarsi sull’irragionevole.

-  Il finale è davvero inaspettato, puoi dirci qualcosa in proposito?
Sul finale non mi sbilancerò, dato che mi sono già arrivate diverse reazioni da diversi lettori che variavano da un “Wow”, un “Però!” con tanto di pollice alzato, un “Farabutto!”. Sarei comunque uno sciagurato se ora mi mettessi a darvi troppe indicazioni, per cui, visto che c’è il trucco, me la caverò alla meglio ponendovi io stesso una domanda: “Siete davvero sicuri che in questo momento vi state leggendo una mia intervista o state pensando ai fatti vostri?” 

-  Perché un lettore dovrebbe leggere Porn Food?
È una lettura che non consiglierei a nessuno, visto che la maggior parte della gente ha dei gusti orribili. Prevale infatti l’idea che leggere un “buon libro” (!) sia un passatempo, un rispecchiarsi nella storia di un personaggio e trovare elementi di conforto. A me sta sulle palle l’idea stessa di “storia”. Siamo sicuri che anche nella vita di tutti i giorni sia così facile isolare dei fatti discreti e concatenarli in una successione causale fatta di un inizio, uno svolgimento e una fine? O tutti questi eventi non sono per se stessi immersi in un magma impregnato di accidentalità, imprevisti, retroflessioni… di quello che una certa fenomenologia francese chiamava l’”il’y a”. Isolare alcuni “fatti”, metterli in relazione fra di loro ed estrapolarne un senso è il più stupido pregiudizio storicistico. Certo, è grazie a questo tipo di cultura se abbiamo Omero e ci siamo fatti un’idea di cosa significhi la narrazione. Ma non bisogna dimenticare le sabbie mobili, l’άπειρον da cui tutto ciò proviene. Come dire che la parola si basa, si fonda su uno sguardo muto, un silenzio originario che è esso stesso il principio di ogni linguaggio. Penso di essere stato estremamente chiaro, per cui tornando alla domanda consiglierei a chiunque di piantarla una buona volta con queste puttanate del rispecchiamento, dell’immedesimazione, del “vivere le stesse emozioni di quello là”. Non potrà mai essere un buon lettore chi è animato da questa zoppa nostalgia di una mimesis inautentica.

-  Hai già in mente qualche idea per il prossimo libro?
Il prossimo libro è già pronto, ma non solo! Chi l’ha letto ne è talmente entusiasta da farmi dubitare d’averlo scritto come volevo.                

- Ci sono degli autori a cui ti ispiri? 
Il contributo altrui nella stesura di un libro è inevitabile e direi assai prezioso. Parlando di paradigmi, perché di questo si tratta, non posso nascondere di essermi ispirato a un certo esistenzialismo francese, esistenzialismo che ha i suoi punti di rilievo ne La nausée di Sartre e L’étranger di Camus. È altrettanto vero però che una riassunzione di queste tematiche in un’epoca dominata da fashion o food blogger sfocerebbe nell’assurdo. Ma attenzione, non quell’assurdo intorno al quale si arrovellavano i succitati, bensì a un suo sottoprodotto consumistico e ridicolo. Per questo motivo è stata utilissima la lezione del postmodernismo, che ha rovesciato, ibridato e amalgamato tante di quelle categorie una volta ritenute sacre. Per dirla in altre parole “ho sciacquato i panni nell’Hudson”, ed è stata un’esperienza illuminante. Un po’ come immaginare quel vecchio babbeo di Sartre che con quattro profili Facebook si mette a stalkerizzare le sue allieve inneggiando al materialismo storico.      
          

giovedì 19 aprile 2018

Uscite Aprile 2018 Leone Editore





L’HO FATTO PER TE
di Laurent Scalese

Leone Editore | Mistéria

352 pagine | 14,90€

IN LIBRERIA DAL 19 APRILE
Conosceva quel rumore. Una mattina, aveva fatto l’errore di accompagnare suo padre al poligono di tiro di Lazillac. Era la detonazione di un’arma da fuoco. Qualcuno aveva sparato in casa Grivier.
Esiste il crimine perfetto? Samuel Moss dice di no, e ha appena finito di spiegarlo ai suoi studenti del corso di Criminologia dell’università di Lazillac, quando viene contattato dalla commissaria di polizia del paese. Jade Grivier, editrice e scrittrice di enorme successo ma vittima di un terribile blocco creativo, si è suicidata nella sua villa. La commissaria però non è convinta si tratti davvero di suicidio, e vuole chiedere proprio a Moss di indagare sul caso. Samuel è un uomo stravagante, dalle molteplici manie ossessive, ma è anche un detective geniale, e si accorge immediatamente che la tesi del suicidio non sta in piedi. Provarlo, però, sembra impossibile: non c’è un movente credibile e tutti gli indiziati hanno un alibi di ferro. È stato commesso davvero il crimine perfetto?



LE COSE CHE ABBIAMO PERSO
di Susan Elliot Wright

Leone Editore | Sàtura

378 pagine | 14,90€

IN LIBRERIA DAL 26 APRILE

UNA MADRE E UNA FIGLIA, DA SEMPRE LONTANE, HANNO UN’ULTIMA POSSIBILITÀ DI CAPIRSI L’UN L’ALTRA. RIUSCIRANNO A FRUTTARLA?
 Si girò facendo attenzione perché il suo corpo era malconcio e lacerato. Un po’ più in là c’era una cassetta trasparente simile a un acquario e all’interno un minuscolo affarino rosa con un pannolino grande quanto lei. La sua tutina rosa e bianca sembrava fosse fatta di spugna e il cappellino color crema, che le era caduto su un occhio, pareva una benda. La piccola era sdraiata a pancia in giù, con gli occhi chiusi, le ginocchia raggomitolate e il sederino in su. La bambina. La mia bambina, mia figlia.
Il rapporto tra Marjorie Crawford e sua figlia Eleanor è molto complicato: complice un dramma familiare il cui ricordo è stato completamente cancellato dalla mente di Eleanor, le due donne non sono mai riuscite a comunicare e capirsi veramente. Da due anni a Marjorie è stato però diagnosticato l’Alzheimer, e una sua strana telefonata fa capire a Eleanor che la madre sta peggiorando. Spinta dai sensi di colpa, decide allora di tornare a trovarla per occuparsi di lei. Dopo anni di incomprensioni, la vita ha concesso loro un’ultima possibilità di riavvicinarsi, ricostruire un legame e svelare quei segreti di famiglia rimasti nascosti per troppo tempo.



I DELITTI DELLA RUE MORGUE
di Edgar Allan Poe

Leone Editore | Gemme

132 pagine | 6€

IN LIBRERIA DAL 26 APRILE
A Parigi non era mai stato commesso prima nessun omicidio tanto misterioso e tanto sconcertante in tutti i suoi dettagli, se ovviamente quello commesso è un omicidio. La polizia si trova del tutto disorientata, fatto insolito in eventi di questo tipo. Tuttavia, non c’è l’ombra di una prova chiara.
I delitti della Rue Morgue, opera di Edgar Allan Poe pubblicata per la prima volta su Graham’s Magazine nel 1841, è considerato uno dei primi racconti polizieschi. La storia inizia con la scoperta del violento omicidio di una donna anziana e di sua figlia nella loro casa in Rue Morgue. Poiché un conoscente del signor Dupin è accusato degli omicidi, questi riceve il permesso di investigare la scena del crimine. I giornali riferiscono che il delitto sarebbe impossibile da risolvere, perché non c’era modo per un assassino di fuggire dall’appartamento chiuso a chiave.

martedì 17 aprile 2018

Recensione: Che Classe | Un lettore a teatro


CHE CLASSE

di Veronica Liberale
regia di Marco Simeoli
con Fabrizio Catarci, Alessandra De Pascalis, Antonia Di Francesco, Simone Giacinti, Veronica Liberale, Veronica Pinelli


Il riscatto sociale può arrivare a qualsiasi età, non si è mai troppo tardi per ottenerlo. La scuola, sia che la si affronti da adolescente che da adulto, può aiutare lo studente a trovare un suo posto nel mondo, a riscattarsi dopo anni di assoluta anonimità. È proprio questo che mostra lo spettacolo Che classe, in scena al Teatro de’ Servi fino al 22 aprile.

In un liceo di Roma, la professoressa Nora Cosentino de Cupis (interpretata da Veronica Liberale), tiene dei corsi serali per studenti-lavoratori che vogliono conseguire il diploma.
Nora è repressa per colpa della madre, è costretta a vivere all’ombra di quella donna tanto amata da tutti, perfetta nel suo ruolo da ex professoressa, da ex preside e da scrittrice. E lei cerca di dimostrare qualcosa insegnando agli adulti, è convinta in ciò che fa… ma si deve ricredere ben presto. Al suo corso si sono iscritte solo quattro persone, quattro adulti che più diversi tra loro non si può. C’è il secchione Alfonso dal cognome buffo, Cacchione, che non riesce a relazionarsi con nessuno (Fabrizio Catarci), c’è la fashion youtuber Calogera, che preferisce farsi chiamare Sharon, con un fidanzato che non la ama davvero (Veronica Pinelli), c’è Costantino, ristoratore e tifoso della Roma (Simone Giacinti), che subisce la concorrenza con il fratello, c’è Liubotchnka, badante russa che nel suo paese aveva il diploma di odontotecnica e che è razzista nei confronti di tutti gli italiani per tutte le delusioni avute in ambito lavorativo (Alessandra de Pascalis). Un’unica cosa che li accomuna: pensano che, vista l’età adulta, per prendere il diploma non devono fare nessuno sforzo. Ad accompagnare le avventure\disavventure di questa classe fuori dal mondo, c’è la bidella Tecla che non ha peli sulla lingua (Antonia di Francesco). 

Il corso non prende la strada tanto sperata da Nora ma, anzi, rischia di essere annullato perché nessuno degli studenti vuole applicarsi, eccetto Cacchione.
Ben presto però ci sarà quella svolta che cambierà la vita di tutti: iniziano a fare gruppo, tutti e sei compresa Tecla, ed è proprio in quel momento che verranno fuori le loro vere personalità, che tutti si spoglieranno di quella maschera che si erano cuciti addosso. Via i clichè, entrano in scena persone in cui ci si può immedesimare. È lì che il pubblico entra più in empatia con i personaggi, che diventano più umani con le loro fragilità e i loro problemi.

E il finale? Ha un sapore agrodolce, un elemento inaspettato che però non rovina l’happy ending tanto agognato sin dall'inizio.

Che classe è una commedia che con battute divertenti, con un cast ben congegnato e una trama semplice ma avvincente e fresca, riesce a mandare un messaggio forte e chiaro sottolineando l’importanza della scuola e di far gruppo. Perché è proprio da lì che inizia quella fase in cui si capisce chi si è realmente, in cui si comprende l'importanza di non sottostare a nessuno ma di avere un proprio ruolo. 


lunedì 9 aprile 2018

#BBMagicalTour: "Book Blogger, scrivere di libri in rete: come, dove, perché" di Giulia Ciarapica | Guest Post


Oggi sul blog ospito una tappa del blogtour dedicato al libro di Giulia Ciarapica, “Book Blogger, scrivere di libri in rete: come, dove, perché”. La tappa prevedete un guest post scritto dall’autrice stessa. Prima di lasciarvi alle sue parole, qualche informazione sul libro che vi consiglio di prendere.
E non perdetevi le altre tappe! 


BOOK BLOGGER, SCRIVERE DI LIBRI IN RETE: COME, DOVE, PERCHÈ  
di Giulia Ciarapica
Franco Cesati Editore
144 pagine | 12,00€

Chi è il book blogger e cosa fa? Cosa significa oggi fare critica letteraria 2.0? Il libro di Giulia Ciarapica propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social network e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Senza dimenticare però che dietro ogni blogger c'è prima di tutto un lettore, che ogni giorno si informa, confronta testi e cerca di trasmettere la propria passione al pubblico (piccolo o grande che sia) con un linguaggio chiaro e semplice. Partendo dai ferri del mestiere e dalla scelta dei testi, passando per le fasi della recensione e i relativi stili, senza lesinare consigli pratici e di lettura, Book blogger ci conduce alla scoperta di un mondo in grande fermento, provando anche a tracciare una mappa per orientarcisi: dai primissimi portali e lit-blog italiani alle ultime tendenze sui social, per arrivare ai siti contemporanei più attivi e seguiti e al fenomeno degli youtuber.

A cura di Giulia Ciarapica

Se un anno e mezzo fa mi avessero detto che l’8 febbraio 2018 avrei pubblicato un libro sul mio lavoro, mi sarei fatta sicuramente una grande risata e avrei esclamato “Non ci siete tanto con la testa!”. E invece è tutto vero, anche se a volte non mi sembra possibile.
Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché nasce da un’idea di Franco Cesati Editore, ma prende forma soprattutto da un’esigenza – come ho detto più volte – una necessità che era quella di fissare nero su bianco la validità effettiva di quello che oggi è un nuovo mestiere: il book blogging.
Il Web pullula di blog (lit-blog, food-blog, fashion-blog, e chi più ne ha più ne metta) ma è anche vero che, nel mare magnum della Rete, alle volte si rischia di perdere la rotta e di imbattersi in siti “manchevoli”: le mancanze possono essere tante e di vario tipo, dalla sciatteria della forma alle sviste più sostanziali, fino ad arrivare alla dimenticata cura del dettaglio. Un blog è fatto di tante cose, e un book blogger dovrebbe non solo essere a conoscenza del fatto che, proprio perché la “concorrenza” (in senso positivo, ovviamente) è tanta, bisogna in qualche modo formarsi prima di arrivare a gestire un blog che, nel tempo, si guadagni quella giusta e meritata dose di fama e credibilità.
Non è un lavoro semplice, questo. Lo sanno tutti coloro che un lit-blog lo posseggono, lo curano ogni giorno arricchendolo di nuovi post, recensioni, interviste. Sono tanti i book blogger seri e competenti, proprio come coloro che hanno deciso di intraprendere questo progetto ambizioso come il blog tour. Ma credo anche che, soprattutto per chi naviga nel buio e vorrebbe iniziare a muoversi in questo mondo, un libro come Book blogger possa essere una piccola, iniziale, assolutamente non pretenziosa “guida”, per cominciare a mettere mano al magico mondo della promozione (a tutto tondo, s’intende) della lettura online.
Scriverlo è stato sì molto divertente, ma anche faticoso, perché a volte risulta difficile spiegare a qualcun altro ciò che a noi viene naturale. Cerco di spiegarmi meglio. Ogni blogger ha un suo metodo di lavoro – dalle fasi di lettura del libro, all’analisi dei singoli elementi, alla stesura dell’articolo, fino ad arrivare alla condivisione sui social – e dato che si tratta di un mestiere nuovo, assolutamente in corsa e soprattutto in crescita – dunque anche in via di definizione – è importante offrire dei consigli sulla base di ciò che secondo noi è giusto (o che a nostro avviso è più fruttuoso perché noi stessi vi troviamo giovamento). Questo non significa che tutti i miei suggerimenti, ad esempio, siano oro colato, anzi. Altri illustri colleghi, magari, si muoveranno in modo differente e avranno, probabilmente, risultati migliori dei miei. Ma ciò che ho voluto fare non è stato altro che provare a comunicare – ragionandoci su, riflettendo bene su tutte le fasi, perché per quasi ogni capitolo, in seconda e terza lettura, ho dovuto aggiungere dei passaggi importanti che, ad esempio, io davo per scontati. Ecco perché vi parlo di un’operazione tutto sommato difficile. Ciò che a me viene naturale, per qualcun altro magari non è così scontato, e viceversa – ad un pubblico vasto, di età variegata, un metodo di lavoro, un approccio individuale (il mio), a confronto con quello altrui (il libro è pieno di esempi – dai blog agli account social di chi seguo, leggo e ammiro).
Credo che la parte migliore di questo magnifico viaggio – culturale, letterario, artistico, scientifico, filosofico, in pratica tutta la nostra vita – sia non solo mettersi in gioco, ma imparare a comunicare e a sfruttare tutte le tecnologie che abbiamo a disposizione per conoscere, apprendere, soddisfare la nostra curiosità di esseri umani, curiosità che, quotidianamente, viene alimentata dalla passione e dall’entusiasmo.
Perché, diciamolo, il nostro è davvero un lavoro bellissimo. E io mi sento molto fortunata.  

giovedì 29 marzo 2018

Recensione: "A proposito di Elsie" di Joanna Cannon [Review Party]



A PROPOSITO DI ELSIE

di Joanna Cannon


Corbaccio

340 pagine | 18,60€

«Sono tre le cose che dovete sapere su Elsie. La prima è che è la mia migliore amica. La seconda è che sa sempre come farmi sentire meglio. E la terza… è un po’ più lunga da spiegare…» Florence, ottantaquattro anni, è caduta nel suo appartamentino nella residenza per anziani a Cherry Tree Home. Ma non è questo che la sconvolge, perché sa che presto qualcuno verrà a soccorrerla: è che sta per svelare, finalmente, dopo tanti anni, un segreto che riguarda lei, la sua amica Elsie e un uomo che credeva morto da più di mezzo secolo e che invece ha fatto irruzione nel suo presente, proprio lì a Cherry Tree Home. E svolgendo con fatica, caparbietà e tanto coraggio le fila del
suo passato, allineando ricordi come libri su uno scaffale, Florence scoprirà che nella sua vita, come in quella di chiunque, c’è molto di più di quello che credeva, che i fili sottili che la legavano agli altri sono in realtà legami indissolubili, che un gesto che aveva creduto un tragico errore era stato in realtà un gesto d’amore. 



Ciascuno di noi ha un segreto, di cui non parla mai. Ciascuno di noi custodisce delle parole. Quello che conta  davvero è ciò che si fa, con quel segreto. Ve lo trascinate dietro per sempre, come una valigia scomoda, o trovate una persona a cui confidarlo? Io mi dissi che non ne avrei mai fatto parola con nessuno. Che l’avrei serbato per sempre. Ma adesso che sono sdraiata qui, mentre aspetto che qualcuno mi trovi, non posso fare a meno di angosciarmi al pensiero che sia proprio questa la mia fine. 

Con una copertina così bella e una trama così, A proposito di Elsie mi ha subito incuriosita. Ed è stato un bene, perché mai avrei pensato di leggere un romanzo così, originale e ben strutturato.

Tutto inizia quando Florence, caduta, decide di raccontare un segreto che ha tenuto fin troppo nascosto. Florence vive nella sua routine nella casa di riposo di Cherry Tree: ed è proprio quando questa routine sembra essere stravolta che inizia tutto. Improvvisamente si ritrova oggetti spostati, oggetti la cui posizione per lei è una certezza. Miss Ambrose minaccia di spedirla a Greenbank, ma lei desiste e la convince a darle un mese di prova. Ma non sarà così facile... Perché improvvisamente compare un uomo che lei conosce fin troppo bene e che non può essere lì. Un uomo che dovrebbe essere annegato.

La storia ci viene raccontata sia in prima che in terza persona. È Florence a condurci nei meandri della sua vita e di quella di Elsie, da quando si sono conosciute fino alla loro permanenza nella casa di riposo. Non è facile per Florence ricordare tutto, la memoria non l'assiste molto ma ma i tasselli vengono pian piano messi al loro posto: seppur con qualche difficoltà, Florence ricostruisce i ricordi vaghi che ha del passato.
«Ma sì. Guardi come ha gestito la débâcle in sala ricreazione.» «Si riferisce a Miss Claybourne? Ecco, suppongo...» Lui sorrise, di nuovo. Ma quel sorriso era un punto ortografico travestito. «Vanno in confusione. Gli anziani.» Lo disse come se fossero  una tribù che lui osservava dal di fuori. «Con estrema facilità. »
La narrazione in prima persona è alternata tra ciò che pensa Florence mentre aspetta di essere trovata e ciò che è accaduto. A questi capitoli, se ne alternato altri in terza persona nei quali ci vengono presentati gli altri personaggi della storia, come miss Ambrose e Simon il tuttofare.

L'autrice con grande abilità si destreggia in questa alternanza di capitoli senza creare grande confusione nel lettore ma che, anzi, lo aiutano ad avere una visuale più completa di quanto accade. Lo stile è molto semplice e lineare, i discorsi rendono la lettura ancora più piacevole. La storia è così coinvolgente che leggendo si ha sia voglia di scoprire cosa è realmente successo e chi sia quest'uomo che Florence teme, ma anche di scoprire altri aspetti del passato della protagonista e di Elsie. E Joanna Cannon riesce a condurre la storia in una strada tutta sua: il lettore si aspetta una cosa, ed ecco che invece ne succede un'altra sorprendendolo. E a rendere il tutto ancora più intrigante è quella sfumatura di giallo che viene data alla storia, con questo misterioso uomo ricomparso da un passato che doveva essere ormai dimenticato.

Il filo conduttore di questo romanzo è l'amicizia. Quello tra Florence e Elsie è uno di quei legami così difficili da trovare: un legame indissolubile e raro, che lega due persone per tutta la vita. Due persone così diverse, sia caratterialmente che fisicamente, che si completano a vicenda. Se Florence appare più impulsiva, c'è Elsie che è la voce della ragione.


Ci sono tre cose che dovreste sapere su Elsie, e la prima è che è la mia migliore amica. C’è chi cambia continuamente l’amico del cuore, a seconda dell’umore del momento e della persona con cui sta parlando; la mia, però, è sempre stata Elsie, e sempre lo sarà. È questo che deve essere un’amica del cuore, no? Colei che ti rimane accanto, qualunque cosa succeda.

 E questo loro rapporto non può far altro che commuovere chi legge, ma anche sorridere per quante ne hanno combinate insieme. 

«Ve l’avevo detto che era stato qui. Non ve l’avevo detto?» Jack andò alla mensola del caminetto. «Mi domando perché abbia scelto l’elefante.» «Perché gli elefanti non dimenticano», dissi. «Vuole dimo- strarci qualcosa: ci sta dicendo che ha la memoria lunga.»


lunedì 26 marzo 2018

Recensione: "La bambina nel bosco" di Barbara Abel



LA BAMBINA NEL BOSCO 
di Barbara Abel

Leone Editore | Mistéria


352 pagine | 14,90€


Nel corso di una gita scolastica, Emma, una bambina di soli cinque anni, si smarrisce in un bosco e gli insegnanti si mettono alla sua ricerca. Mylène, la giovane maestra di Emma, trova la piccola in una voragine ma nel tentativo di salvarla si ferisce e rimane imprigionata a sua volta. Tutto quello che può fare è spingere Emma fuori dalla buca, affidarle il suo foulard e dirle di cercare aiuto. La polizia trova velocemente la bambina e la crisi sembra risolta, ma quando a Emma viene chiesto dov’è la maestra, la risposta è spiazzante: «Non lo so». Quale terribile segreto può nascondere una bambina così piccola?



Messa alle strette dal poliziotto, la bimba non ha altra scelta che fissarlo. «Dimmi solo se l’hai vista nella foresta» insiste Dupuis in tono fermo. «Non lo so» ripete lei senza batter ciglio.
Non lo so. Sono tre parole che messe insieme in un determinato contesto possono portare all’irritazione. Soprattutto se pronunciate da una bambina di soli 5 anni, Emma Verdier, che sembra non voler dire la verità.
Tutto inizia durante quella che dovrebbe essere una tranquilla gita scolastica. Emma, dopo aver discusso senza un apparente motivo valido con una delle maestre, Myléne Gilmont, scompare improvvisamente nel bosco. Le maestre si mettono subito sulle sue tracce e a trovarla in una buca è proprio Myléne che, nel tentativo di tirarla fuori, cade a sua volta. Quando riesce a far uscire la bambina da lì per mandarla a cercare aiuto, la maestra non sa che Emma non ha nessuna intenzione di aiutarla. Infatti la piccola, una volta raggiunto il luogo dal quale si era allontanata, sostiene di non aver mai visto Myléne. Anzi, la sua risposta è un continuo Non lo so. Inizia da qui una ricerca serrata per ritrovare Myléne, che soffre anche di diabete e non può stare senza la sua dose di insulina per troppo tempo: una ricerca che farà venire fuori un passato che sembrava dimenticato, segreti che sarebbe stato meglio rimanessero tali… Cosa nasconde Emma? Perché non vuole che la maestra venga ritrovata? 
Mylène esita un istante. Detesta i capricci e conosce il carattere tirannico della bimbetta, la sua attitudine a comandare tutti a bacchetta e la tenacità della sua ostinazione. Emma è testarda come un mulo. Può essere assolutamente adorabile ma anche completamente detestabile. Nei giorni storti, riuscirebbe a fare scontrare due montagne. Possiede un dono eccezionale per battibeccare, cavillare, brontolare, protestare, sbraitare, frignare e soprattutto, soprattutto, non mollare ai l’osso. Dall’alto dei suoi cinque anni, la bambina può essere una vera spina nel fianco. 
Ed ecco che entrano in scena Patrick e Camille, i genitori di Emma, e il padre di Myléne, Ètienne. Nasce un intreccio impossibile da immaginare, Barbar Abel riesce a collegare questi personaggi così diversi in modo impeccabile, tanto che i colpi di scena non mancano.
Non vi dirò di più perché il resto della trama è tutto da scoprire.

È interessante il parallelo che l’autrice delinea tra Emma e Myléne. Inizialmente non si riuscirà a cogliere questa somiglianza tra loro, ma ecco che pian piano vengono caratteristiche che accomunano le due più di quanto vorrebbero. Al di là dell’età e dell’aspetto fisico, le due si ritrovano a condividere esperienze di vita e un carattere molto particolare.
Dorothée scuote la testa pensierosa. «La cosa strana, in tutta la faccenda, è la similitudine dei pareri su Emma Verdier e Mylène Gilmont. Entrambe scatenano emozioni negative. Non piacciono molto, in un certo senso nessuno si fida di loro. Sono respinte. Hanno pochi amici, se non addirittura nessuno.»

La storia si svolge nell’arco di pochi giorni: l’azione sì c’è, ma non è il fulcro della narrazione. Si dà molto risalto a quelli che sono i pensieri dei personaggi che vengono dunque ben delineati. Ognuno di loro viene messo a nudo: le loro paure più grandi, i loro rimpianti, ma anche i loro desideri…  tutti i lati oscuri del loro carattere vengono fuori. E sembra di conoscere così bene ogni personaggio che non si potrà far altro che provare antipatia. Ebbene sì, antipatia. Perché ognuno di loro nasconde qualcosa, ognuno di loro ha motivo di temere le conseguenze di questa storia e agisce quasi sempre in un modo così sbagliato che vi ritroverete a dire “Ma cosa sta facendo?!”. 

Io ne ho provata molta soprattutto per Camille, donna che è quasi sempre vissuta all’ombra del marito. Più di una volta ha voglia di riscattarsi, ma non lo fa. Preferisce rimanere nella sicurezza delle mura domestiche, ha paura a tirar fuori quel coraggio che le manca, a mostrarsi per quella che vorrebbe essere.
Più di ogni altra cosa, ce l’ha con il marito per aver fatto di lei ciò che è diventata. Tra moglie e madre, si sente ridotta a mantenere il ruolo che ci si aspetta da lei, come due abiti che alterna a seconda del momento della giornata. Chi è realmente? Dov’è finita la ragazza che avanzava con fiducia e superbia? Il semplice fatto di porsi la domanda le dà l’impressione di ritrovare un po’ di quella che era una volta, prima di sposare Patrick. 
E poi c’è Ètienne… per lui il disprezzo è arrivato in un secondo momento. In lui prevale l’impulsività e l’essere vendicativo, ma anche la sensazione di non saper rivestire il ruolo di padre che lo tortura per tutta la vita.
L'unica degna di un minimo di compassione è forse proprio la povera Myléne, vittima del menefreghismo altrui, condannata per la sua poca grazia e bellezza. 

Con uno stile coinvolgente e un ritmo incalzante che cresce di pagina in pagina, l’autrice ci conduce a un finale che lascia a bocca aperta. E quando si arriva qui, quando tutto sembra essersi risolto… ecco che l’epilogo ci dà un altro motivo per stupirci. Perché è come se tutto si sia svolto secondo un ordine circolare ed è impossibile arrivare a un punto definitivo. 

La bambina nel bosco è una storia di tradimenti, di un’innocenza perduta, di gente disposta a tutto pur di salvaguardare se stessa o chi si vuole bene.
È uno di quei thriller psicologici che non può mancare assolutamente nella vostra libreria.
A meno che… Conosciamo davvero le persone? Mireille non lo sa.

venerdì 23 marzo 2018

Uscite Marzo 2018 Leone Editore | Parte 2



Dopo avervi segnalato QUI i titoli Leone Editore usciti i primi di marzo, oggi vi mostro le nuove uscite della seconda metà del mese!


FRANCESCA DA RIMINI
di Mariagrazia Pia

Leone Editore | Sàtura

166 pagine | 10,90€

IN LIBRERIA DAL 22 MARZO

AMARE NON È SEMPRE 
LASCIAR VIVERE CHI SI AMA
Credeva di poter essere con Enrico, fuori e dentro il letto, la Francesca che si sentiva in quel momento, senza ricordi, senza attese, senza pudore, nel piacere come nel dolore. Avrebbe voluto essere la donna che il marito non vedeva e non baciava mai: ne ricordava un’altra, quella di anni prima, timida e impacciata o ne immaginava una diversa, quella che sarebbe diventata, forse, anche dopo essere stata tra le braccia di un amante.
Una reinterpretazione in chiave contemporanea delle vicende di Francesca da Rimini, mischiando le vicende dantesche e i drammi di sangue rimasti nella memoria dei canti popolari. Il testo scardina e reinterpreta i tradizionali rapporti tra Francesca, Paolo e Gianciotto, e arriva a un’imprevista conclusione per la presenza di un personaggio, il figlio di Francesca, che risulterà fondamentale non solo per comprendere le vicende, ma anche lo stile del racconto.

VIOLET

di Davide Cavazza

Leone Editore | Sàtura

164 pagine | 10,90€

IN LIBRERIA DAL 22 MARZO

QUALE SEGRETO NASCONDE AGNESE 
DIETRO IL SUO OSTINATO SILENZIO?
Gli occhi del ragazzo a poco a poco si stavano abituando al buio. Poi si sentì spinto sul letto e fece appena in tempo a girarsi per vederla in intimo nero, il suo corpo perfetto. Con gesto lento e studiato Violet si tolse la parrucca viola e la appoggiò sul comodino, scoprendo i capelli biondi che le incorniciavano il volto. 
Agnese trascorre la sua vita in silenzio, aggrappata solo al suo strumento, la viola d’amore. E tutti i santi giorni alle diciannove ha un appuntamento misterioso. Qualche notte si rifugia nel canto e si esibisce in locali di bassa lega sotto il nome di Violet, per poi abbordare uomini diversi ogni volta. Il suo terapeuta, Federico Brandi, e don Antonio indagano la sua mente e il suo cuore, spinti da un medesimo sentimento. Nella settimana della Santa Pasqua, le vite di Agnese, Federico e Antonio volgeranno al cielo e alla terra le proprie preghiere sacre e profane, vinti dalla vita e dall’ineluttabilità del destino.


UN CASO D’IDENTITÀ
di Arthur Conan Doyle

Leone Editore | Gemme

76 pagine | 6€

IN LIBRERIA DAL 29 MARZO
Sbirciando da sopra la sua spalla, vidi che sul marciapiede dirimpetto c’era un donnone con un voluminoso boa di pelliccia avvolto intorno al collo e una grossa e incurvata piuma rossa su un cappello dalla tesa ampia, che portava inclinato sulla testa alla maniera civettuola della duchessa del Devonshire.
Un caso d’identità si apre con il dottor Watson che va in visita dal suo vecchio amico Sherlock Holmes. Holmes è impegnato come non mai, ma il detective desidera ardentemente un caso in cui possa davvero mettere a frutto i suoi poteri di deduzione. Presto, un potenziale cliente viene avvistato davanti all’ingresso di Baker Street 221B: miss Mary Sutherland, una donna con un reddito notevole grazie agli interessi di un fondo istituito per lei, fidanzata con un timido londinese che è recentemente scomparso.

Release Party: "Il profumo del mosto e dei ricordi" Alessia Coppola + Extra d'autore



IL PROFUMO DEL MOSTO E DEI RICORDI
di Alessia Coppola

Newton Compton Editori

320 pagine | 10€ (formato cartaceo) - 5,99€ (formato ebook)

Ogni famiglia ha i suoi segreti
I legami familiari non si spezzano mai
Lavinia vive a Firenze, dove studia e lavora come restauratrice. Quando un telegramma le annuncia la morte del nonno, che non ha mai conosciuto, sarà proprio lei a partire per la Puglia per valutare l’eredità ricevuta. Al suo arrivo trova un’antica masseria da ristrutturare, terre e vigneti in stato di abbandono, ma trova anche una grande famiglia pronta ad accoglierla. Abituata alla città, Lavinia si sente quasi a disagio in quell’ambiente rustico, e mal sopporta le premure e l’affetto che tutti le riservano, convinti che lei sia lì per risollevare le sorti della tenuta. E invece Lavinia è pronta a venderla, anche se non ha il coraggio di confessarlo. Quel viaggio in una terra sconosciuta, selvaggia e vigorosa, ha però in serbo delle sorprese. Alessandro, il giovane agronomo che lavorava a fianco del nonno, le farà conoscere ogni angolo della proprietà, la guiderà alla scoperta delle sue radici, narrandole storie che nessuno le ha mai raccontato. Ripercorrere insieme a lui quel passato, avvolto nel mistero e capace di risvegliare tanti ricordi, le farà cambiare idea su molte cose…

Un’eredità inattesa
Un viaggio alla scoperta di legami familiari sconosciuti
Un amore capace di vincere le ombre del passato


CURIOSITÀ
La masseria inventata dall’autrice ha un fac-simile nella realtà, quasi identica a come Alessia Coppola l’aveva immaginata per il suo romanzo: La masseria le Stanzie, a Supersano (Le).

Non perdetevi gli altri extra d'autore! 

mercoledì 14 marzo 2018

Un friccico d'amore - Teatro l'Aura | Un lettore a teatro


UN FRICCICO D'AMORE

dall’operetta l’Ottobrata di Ettore Petrolini
Rielaborazione e Regia di Felice Sandro Leo





Grande attesa al Teatro L’Aura per il debutto della "Compagnia Ettore Petrolini" diretta da Felice Sandro Leo con UN FRICCICO D’AMORE, una rivisitazione dell’operetta "L’Ottobrata" di Ettore Petrolini in scena con Gabriele Marconi, Daniela Bianchi, Chiara Carpentieri, Vasco Montez, Valeria Palmacci, Massimo Cecchini, Matteo Di Lillo e Roberto Pesaresi
Cosa si è disposti a fare per ostentare benessere economico che in realtà non si possiede? 
Un popolano microcosmo di squattrinati, vergognosi della propria indigenza, pronti a escogitare qualsiasi mezzo pur di fingere un falso benessere economico, tentano di ottenere furbescamente il lasciapassare per una giornata di festa. 
Giacomo un ricco proprietario di botteghe e sua figlia Giggia decidono di fare una scampagnata fuori porta. La giovane ama segretamente Checco, garzone nella bottega paterna.
In una calda giornata di ottobre, tutti si apprestano a lasciare Roma per una scampagnata fuori porta. 
Un atto di generosità di Giacomo nei confronti dei suoi garzoni attirerà l’attenzione di un gruppo si squattrinati.
La vigna fuori porta, dell'oste Paoluccio, sarà lo scenario finale di questa commedia divertentissima ambientata nella Roma degli anni 30.
Come finirà la storia d’amore tra Giggia e Checco? E la storia degli squattrinati?

INFO
dal 15 al 25 marzo 2018

dal giovedì al sabato ore 21.00 domenica ore 18.30
Teatro L'Aura | Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37)

Roma Zona Viale Marconi
info e prenotazioni 0683777148 oppure 3464703609

o tramite nuovoteatrolaura@gmail.com