lunedì 24 aprile 2017

Interviste storiche - Matteo Bruno


- Ciao Matteo e benvenuto nel mio blog. Grazie per aver aderito a questa iniziativa! Iniziamo con una piccola presentazione, chi è Matteo Bruno nella vita di tutti i giorni?
Ciao Giovanna, grazie per avermi invitato! E un saluto a tutti i lettori del tuo blog! Matteo Bruno è prima di tutto un grande appassionato di Storia (la S maiuscola non è un refuso!), un lettore di romanzi storici e un tipo pazzerello – figlio di artisti – che un po’ per caso ha trovato nella narrativa un modo per “raccontare” la Storia, regalandosi un viaggio nel tempo ogni volta che scrive!
Ho lavorato per alcuni anni nel settore pubblico, ho scritto sceneggiature e di tanto in tanto vado nelle scuole per cercare di trasmettere ai ragazzi il valore di un libro, cercando di far loro capire che non è fatto solo di carta e inchiostro, ma soprattutto di passione, dedizione e amore.
A parte questo, sono un grande appassionato di giochi di ruolo fantasy, di modellismo, di calcio, di passeggiate tra i boschi e della pizza con molto formaggio!

- Come si intitola il tuo romanzo storico? Quale sfumatura ha?
Finora ho pubblicato tre romanzi, tutti storici e tutti editi da Leone Editore. Il primo è stato Oro, Sole e Sangue, che racconta la vicenda dei conquistadores di Hernan Cortés, il secondo Dodici Città, ambientato ai tempi del mitico Porsenna, tra Roma e l’Etruria. Quello di cui vorrei parlarvi in special modo però è il terzo, Syracusa – La vendetta di Nicone, che mi ha dato grandissime soddisfazioni, vincendo anche il primo premio al Concorso di Narrativa e Poesia Il Golfo (La Spezia, 2016).

- Come lo presenteresti a chi ancora deve leggerlo?
Syracusa è ambientato in Sicilia al tempo dei greci, durante la guerra del Peloponneso. È scritto in prima persona, la voce narrante è quella di una donna (Klizia, ovviamente di fantasia), la quale, ormai anziana e malata, racconta al figlio gli anni dell’assedio ateniese alla città. Ci sono varie sottotrame ma la vicenda è essenzialmente quella della storia d’amore tra Klizia e Nicone, un esule ateniese schierato al fianco dei siracusani, che si snoda tra intrighi politici, invidie personali e battaglie campali, sia di terra che di mare. Gli aspetti militari sono tra quelli che mi piace maggiormente curare in ambito storico, la narrazione ha volutamente un taglio epico. Oltre questo, cerco anche di mostrare uno spaccato della vita quotidiana al tempo degli antichi greci, di soffermarmi su dettagli, colori e odori che noi contemporanei difficilmente potremmo immaginare.

- Com'è nata l'idea?
 
Nel caso di Syracusa, devo premettere che non sono siciliano, però conoscevo la vicenda per aver visitato le Latomie da ragazzino (quando ancora sognavo di fare il calciatore anziché lo scrittore), e anche per averla ampiamente studiata ai tempi del liceo. Così, nel momento in cui ho iniziato a cercare un contesto storico che potesse far da cornice al nuovo romanzo che avevo in testa, ho subito pensato a Siracusa: volevo che fosse ambientato in Italia, possibilmente in un luogo incantevole, e che non fosse una di quelle vicende troppo spesso romanzate e abusate. Volevo che fosse un qualcosa di originale!
Percepire l’apprezzamento dei siracusani per la mia opera è stata una delle soddisfazioni maggiori che ho avuto; uno di loro, un professore di cui non posso fare il nome, mi ha detto che ho descritto i luoghi come se fossi un siracusano, e la cosa mi ha fatto enorme piacere.

- Ti andrebbe di parlarci dei personaggi del tuo romanzo? 
I protagonisti sono senza dubbio Klizia e Nicone, di cui ho già accennato. Lei è la voce narrante del libro, e scrivere in prima persona al femminile per me è stata una cosa del tutto nuova: ho cercato di mettere del sentimento in ogni parola; Nicone è il protagonista del racconto, l’uomo di cui è innamorata, l’eroe di Siracusa, il comandante delle Saette, soprannome che nel libro ho dato ai cavalieri siracusani.
Oltre a loro, c’è il figlio Ippoloco, nato durante l’assedio, al centro della intricata questione familiare che spinge Klizia a iniziare il racconto. E ancora Blepiro, cugino di Nicone, cavaliere ateniese e antagonista principale del romanzo: è lui il più cattivo!
Ma nel libro appaiono anche personaggi realmente esistiti: Tucidide, lo storico cui dobbiamo la maggior parte delle nostre conoscenze su quella lontana guerra, Alcibiade, scaltro voltagabbana, Gilippo, comandante degli spartani, Ermocrate, uomo di potere.. E moltissimi altri che sarebbe troppo lungo citare!
Infine, un altro protagonista (se così si può dire) è l’ironia. L’ho usata in tutti i miei libri perché ritengo sia essenziale a rendere la lettura piacevole e snella, tanto più considerando il fatto che gli argomenti sono già di per sé “pesanti.”

- Secondo te cosa deve avere un romanzo storico per attirare l'attenzione di un lettore?
 
Parlando per me, posso dirti che una delle cose che mi convincono ad acquistare un romanzo è l’ambientazione, ossia il contesto storico e geografico in cui si innesta la vicenda. Ovviamente ci sono contesti che preferisco ad altri, questione di gusti, però in tutti cerco qualcosa che li renda unici. Mi spiego meglio: ci sono trame che “funzionano” indipendentemente dal contesto in cui sono collocate, altre che invece necessitano di caposaldi reali e che per questo non possono essere “trasferite” altrove.. Ecco, preferisco queste ultime.
Inoltre descrivere l’ambiente è una delle cose che più mi diverte fare quando scrivo: amo i paesaggi e la natura, immortalarli pagina dopo pagina, come in una fotografia, mi aiuta a far calare il lettore nella vicenda, a immergerlo in un mondo diverso dall’ordinario.
Ambientazione a parte, credo che la copertina rivesta un ruolo decisivo: è la “faccia” del libro, la prima cosa che cattura l’attenzione su uno scaffale di libreria, quella che convince un lettore a prendere il libro e a valutarlo.

- Il miglior romanzo storico che hai letto. 
Domanda difficilissima, la più difficile fra tutte.. Sono molti, se posso citarne due ne dirò uno italiano e uno straniero: il primo è L’Armata Perduta di Valerio Massimo Manfredi, che racconta l’epopea di Senofonte e dei diecimila mercenari greci dispersi nell’impero persiano; il secondo è L’Arciere di Azincourt di Bernard Cornwell, che descrive minuziosamente la famosa battaglia e, più in generale, la vita alla fine del Medioevo.

- Se potessi fare un viaggio nel passato, in quale periodo ti piacerebbe andare? 
Senz’altro mi piacerebbe poter “visitare” il XIX secolo, soprattutto la prima metà. Il Romanticismo mi ha sempre affascinato, è il periodo in cui è nato il romanzo storico e qualcuna direbbe anche che sono un tipo romantico!

- Su quale personaggio realmente esistito ti piacerebbe scrivere un romanzo? 
Ce ne sono molti, uno è il re spartano Leonida! Però, ahimè, la sua è una di quelle vicende cui accennavo prima, ampiamente sviscerate (anzi, ho detto abusate.. ma il senso è lo stesso)  sia dalla letteratura che dal cinema. Però c’è un altro re spartano che pochi conoscono, protagonista di una vicenda simile, molto meno nota.. E proprio su di lui ho già scritto un altro romanzo.. STAY TUNED!

- C'è un film/telefilm storico che secondo te è da vedere assolutamente? 
Non amo particolarmente i telefilm o le serie Tv, molto di moda negli ultimi anni. Preferisco i film, magari da vedere al cinema. Il mio preferito è forse Braveheart, ma mi piace tantissimo anche Alexander, di Oliver Stone. Ah, se non si fosse capito ho una certa simpatia per l’antica Grecia!

- Grazie per essere stato qui con noi, in bocca al lupo per le tue future pubblicazioni!

Viva il lupo, Giovanna! E un saluto a tutti i lettori del blog!

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