Intervista a Salvo Bonfirraro: " Sin dagli inizi mi sono ripromesso di non nascondere il forte attaccamento alla mia identità siciliana, approfondendone tutti gli aspetti storici" - Un lettore è un gran sognatore | Blog di letteratura, storia, cultura, teatro

martedì 3 ottobre 2017

Intervista a Salvo Bonfirraro: " Sin dagli inizi mi sono ripromesso di non nascondere il forte attaccamento alla mia identità siciliana, approfondendone tutti gli aspetti storici"

L’ospite di oggi è Salvo Bonfirraro, che ci parla della sua casa editrice (QUI trovate un approfondimento sulla Bonfirraro Editore) e della sua avventura nel mondo dell’editoria.
Una bellissima intervista in cui l'editore ci rende partecipe del suo lavoro e ci svela aneddoti e curiosità! 



- Sono lieta di ospitare sul blog Salvo Bonfirraro, fondatore di Bonfirraro Editore, casa editrice con sede a Barrafranca, in provincia di Enna, e nata nel 1985. Come è nata l’idea di fondare questa casa editrice?
«Grazie Giovanna, siamo molto lieti di iniziare con il tuo blog una bella e fruttuosa collaborazione.
La mia sfida è nata poco più di trent’anni fa. Siamo agli inizi degli anni ’80 in Sicilia, terra che stava conoscendo nuovamente una terribile depressione economica. Attorno a me tutto si stava spopolando, molti miei amici trovavano una giusta via di fuga al Nord, che da quel momento ha accolto tantissimi professionisti, o addirittura all’estero.
Io ho deciso di affidarmi a quello che più sapevo fare meglio, ovvero leggere! Una passione nata da bambino grazie a mio padre, appassionato e accanito lettore che mi ha trasmesso l’amore per i libri (rifletto in questo momento su quanto si possa tramandare in famiglia, il vizio del fumo, quello per il gioco… ma molto spesso anche quello per le cose belle della vita, come la lettura!). Capii subito, come in un’illuminazione, quale fosse la mia strada. È così che la mia più grande passione mi ha dato la possibilità di affermarmi in un mondo difficile e sempre in divenire e mi ha permesso di mettere su un’azienda nel bel mezzo di un deserto culturale. Da quel momento molti autori si sono rivolti a me, considerando impenetrabili le grandi firme dell’editoria e troppo lontani i salotti culturali di Catania e Palermo (siamo ancora a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 in Sicilia, ti ricordo!) Mi piace pensare che, così come è successo a me, il nostro lavoro possa essere d’aiuto anche a qualcuno in cerca del proprio posto nel mondo».

- Quali difficoltà hai riscontrato, o riscontri tutt’ora, nell’essere un editore indipendente considerando le molte realtà esistenti in questo settore? 
«La concorrenza è molto vasta, questo è innegabile. Il peso dei “grandi” si fa sentire non poco: oltre ai “nomi” altisonanti che portano con sé e che sono, giustamente, per definizione garanzia di successo, ci sono i numeri spaventosi della loro distribuzione, che è sempre sinonimo di visibilità, contro la quale poco si può fare. Tuttavia non è detto che non esistano anticorpi e la nostra graduale affermazione nel mondo editoriale è proprio dovuta a costanza, impegno e pazienza, nonché a scelte mirate e razionali che ci hanno consentito di raggiungere importanti risultati di cui non posso che ritenermi soddisfatto.
In trent’anni, permettimi di dirlo, ne abbiamo fatta di strada! Se prima eravamo i “perfetti sconosciuti”, adesso il nostro brand è visibile e apprezzato a livello nazionale e, con una punta di presunzione, anche “oltre i confini”, visto che abbiamo rapporti con colleghi di diverse nazionalità e abbiamo già pubblicato autori stranieri ( al contrario, alcuni nostri autori sono stati pubblicati all’estero). Ciò fa emergere che abbiamo realmente lavorato sulla qualità, nel tentativo di rafforzare la sigla. La distribuzione dei nostri libri è diventata capillare in tutta la penisola grazie al circuito delle librerie Mondadori, a quello delle UBIK, con i quali abbiamo rapporti diretti, nonché attraverso la società di distribuzione nazionale, la DB, e dei maggiori grossisti, che ci assicurano la presenza in altri punti vendita di tutta Italia (ci trovate da Feltrinelli, all’Ibs...), mentre sono le librerie indipendenti, adesso, a richiedere e a interessarsi al nostro catalogo. Di questo salto di qualità devo dare atto a mio figlio Alberto che, prendendo le redini della gestione marketing dell’azienda, ha saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo!
Un passo avanti che non avrei mai immaginato all’inizio e che ha contribuito ad affermare la sigla Bonfirraro come una delle realtà editoriali più dinamiche e in continua crescita nel panorama editoriale nazionale. Dalla nostra parte abbiamo innanzitutto anni di esperienza e il nostro pubblico di riferimento che, sebbene di nicchia, resiste ancora e pretende da noi pubblicazioni sempre migliori, accurate e particolareggiate.
Di fronte alle tante e giovani sigle che si sono affacciate negli ultimi anni con successo al mondo dell’editoria, la partita si gioca su un livello qualitativo, che spinge tutti a migliorarsi. E anche in questo campo, stiamo puntando in primis sulla qualità, letteraria e narrativa: abbiamo aperto le porte a nuovi collaboratori che possano occuparsi a tempo pieno della fase dell’editing e della costruzione scientifica del libro, nonché di un nuovo e attraente storytelling dell’azienda, dei suoi rapporti con i media e la sua capillare presenza sui social. Sono tutte nuove professionalità del mondo editoriale che in precedenza non venivano contemplate all’interno di una piccola casa editrice ma che adesso sono indispensabili non solo per la buona riuscita del libro e della sua promozione, ma anche nel rapporto con gli autori. Con loro la collaborazione è imprescindibile, ed è questo, indubbiamente, il frutto del successo: soltanto lavorando in sinergia si realizza quell’utopia di “casa” editrice a cui aspiriamo, che sia un luogo professionale, intimo e familiare dove poter dialogare con tutti gli attori dell’ingranaggio editoriale.
Infine, permettimi di sottolinearlo, siamo noi editori indipendenti, e questo lo affermo forse con un pizzico di superbia, a tastare nuovi mondi e territori inesplorati, per cercare di formare nuovi lettori, a entrare nelle scuole per portare autori, magari sconosciuti ai più, ma che abbiano realmente qualcosa da comunicare alle giovani generazioni. Perché in fondo, la difficoltà più grande rimane il fatto che in Italia ci siano pochissimi lettori. È notizia di poco tempo fa che ne abbiamo perso 751 mila e questa non è una problematica di poco conto».

- Qual è la soddisfazione più grande che hai avuto finora?
«Rispondendo su due piedi, penso subito a quei lettori che, durante le più importanti fiere del libro cui partecipiamo, ci riconoscono e puntualmente cercano il nostro stand: mi sorprende il fatto che di anno in anno siano sempre più numerosi! E questo non può che darmi soddisfazioni, significa che il meccanismo di visibilità a cui accennavo prima funziona!
Ti cito, inoltre, se mi permetti, un episodio relativamente recente: un giorno, appena aperta la nostra pagina Instagram, ho visto come e con quale modalità vengono trattati e diffusi i nostri libri, la cura che riservano loro tante persone, dai semplici lettori ai blogger più influenti, e mi son piaciuti molti scatti condivisi proprio perché sono delle vere e proprie foto artistiche in cui ogni abbinamento è ricercato e raffinato. Ho pensato che in un piccolo rettangolo possano compenetrarsi e aiutarsi tutte le arti dell’umano sentire e noi eravamo parte di essi! È così che mi son reso conto di aver creato una vera e propria rete umana, quella sulla quale contare e con cui instaurare dei rapporti di fiducia e di stima reciproca. Riceviamo costantemente richieste di collaborazione da parte di giornalisti e bookblogger appassionati come te, con cui ci rapportiamo in sinergia e di cui apprezziamo il lavoro, che la maggior parte delle volte è dettato da un’autentica passione, e svolto in totale libertà, senza condizionamenti di alcun genere. A loro volta, spesso ci inviano attestazioni di stima sottolineando la serietà del nostro approccio. Da noi, che ci ispiriamo alla libertà inseguita quasi a livello socratico nessuno riceverà mai una censura… è il libro, bellezza»!

- Per chi ancora non vi conosce bene, che ne dici di presentare il vostro catalogo?
«È inevitabile dire che da una casa editrice libera e indipendente ci si aspetti una selezione ampia di saggi che indaghino alla ricerca della verità, al di là dei luoghi comuni e delle logiche di partito e di potere di qualunque forma e colore. È per questo motivo che abbiamo pubblicato con successo Il partito dei magistrati dell’ex fondatore del Partito dei Radicali, l’avvocato Mauro Mellini, personalità di grande peso nel panorama politico nazionale, che inserisce nel libro il suo sguardo inedito sulla progressiva distorsione istituzionale della macchina della giustizia. Seguiranno altri titoli notevoli, tra cui Gli arrabbiati d’Italia e Il mercato dei Marò. Ti affidiamo un’anteprima: quest’anno, in occasione dei suoi 90 anni, abbiamo scelto di onorarlo con una nuovissima edizione de “La pornofotografa e il cardinale - storia di una pentita celebre e di un processo infame nella Roma di Pio IX”, un racconto lucidissimo sul fenomeno falsato del “pentitismo”, di grande attualità ancora oggi.
Un’attenzione molto particolare, infine, è riservata alla Narrativa impegnata: nel nostro universo narrativo non mancano storie di donne forti che combattono per la propria dignità, come Mira di Verginità rapite, il romanzo della scrittrice di origini albanesi Ismete Selmanaj (la prima autrice di lingua straniera, cui si è ultimamente unito l’australiano John Dennet), alla quale si affiancano le fervide penne dallo stile morbido e sensuale di Marcella Tarducci Spinozzi, premiata con una menzione al premio Fiorino D’Oro, e di Cinzia Nazzareno e Serena Ricciardulli, con le loro opere legate intimamente alla dimensione più privata del sé.
Futura è, invece, la nuovissima collana di narrativa che si propone di puntare su autori esordienti, puntando sulla sperimentazione degli aspetti linguistici e formali e rinviando a un’inedita carica espressiva di speranza, innovazione e creatività. Rispolverata giallonero, la collana dedicata a tutte le sfumature del mystery, dove siamo pronti a scommettere su una schiera di giallisti in ogni angolo d’Italia che possano servirsi della propria vena letteraria per intrecciare il personale e il politico e indagare su pezzi di storia d’Italia».

- Il vostro catalogo dà ampio spazio al genere storico. Come mai questa scelta?
«Rispondere historia magistra vitae è troppo semplice? Allora proverò ad argomentare! È indubbio che siamo fermamente attaccati al nostro territorio, della cui cultura rappresentiamo uno dei baluardi indispensabili. Sin dagli inizi mi sono ripromesso di non nascondere il forte attaccamento alla mia identità siciliana, approfondendone tutti gli aspetti storici. Da qui, dunque, il nostro slogan La nostra storia è il futuro verso cui ci avviamo. È seguendo questo corso che abbiamo scelto di pubblicare, ad esempio, un piccolo gioiello dell’editoria gastronomica dal titolo molto emblematico, I Quaderni di Archestrato Calcentero di Marco Blanco, che ripercorre la tradizione culinaria siciliana (ma poi esiste davvero una tradizione?)
Sempre su questa scia, ci pregiamo di avere in catalogo romanzi, magari con un tocco anche qui al femminile, incentrati su personaggi che hanno segnato ineluttabilmente il corso della storia. In particolar modo mi riferisco a Il mistero della tomba di Federico II di Daniela Scimeca, Laura Lanza, la baronessa di Carini di Pietro Trapassi e Lucrezia Borgia e Giulia Farnese - Le donne più ammirate e desiderate del Rinascimento di K. Midleton. Spero di non dover mai smettere di leggere e accogliere questo tipo di storie all’interno della mia casa editrice. Abbiamo alcune novità autunnali in proposito come i romanzi Follie di fine estate di Samuele Cau, incentrato sull’eccidio di Marzabotto, un’inedita biografia di Cagliostro a firma dello scrittore maltese Frans Sammut, e il bel saggio storico “Catania Destrutta” di Ivan Nicosia, sul terremoto che rase al suolo la Val di Noto nel 1693».

- C’è un libro, o più di uno, al quale sei particolarmente legato?
«Un editore non fa mai preferenza tra i suoi libri, non mi chiedere questo! Dico soltanto che John Fante è tra i miei romanzieri prediletti!»

- Come avviene la scelta e la pubblicazione di un testo? 
«Permettimi di sottolineare che Bonfirraro è indipendente, sia economicamente che idealmente: il processo di valutazione è, dunque, il più complesso della catena, credimi! Ci sono mille dubbi e mille paure! La scelta avviene un po’ a naso, è lui che percepisce se e dove sia possibile scommettere e investire, ma ovviamente ci sono dei criteri imprescindibili: il libro comunque deve in primis piacere al nostro ristretto gruppo di lettori, che legge tutto in anteprima.
Un fattore molto importante sul quale si basa la nostra valutazione è la personalità dell’autore. Come ti accennavo, con lui si deve creare un rapporto umano, prima ancora che lavorativo, e in questo senso ricerchiamo doti di disponibilità, umiltà e pazienza, ma anche tanta intraprendenza!
In maniera emblematica, affermo che il prototipo di autore perfetto è Mauro Corona, un grande pensatore che ha scelto volontariamente la vita d’eremita tra le montagne, ma che si dona al mondo ogni volta per il bene dei suoi romanzi, in cui ha lasciato un po’ di sé e dei suoi messaggi pedagogici. Ecco, l’autore ideale per noi è colui che, per un lasso di tempo, fa del suo libro il centro del mondo, colui che agisce in maniera funzionale al libro stesso, senza ritrosie o facili nevrosi. Colui che, di concerto con tutti gli altri elementi della sua casa editrice, spinge in favore della sua opera e vuole abbracciare in toto questa nostra corsa incontro al futuro».

- Cosa deve avere un manoscritto per poter essere pubblicato da voi? 
«Un bell’incipit, per non addormentarci! Scherzi a parte, siamo sempre interessati a progetti particolari, innovativi, che vadano a indagare le pieghe/ piaghe della società e della storia; nella fattispecie, visto l’inaspettato successo del nostro romanzo storico Lucrezia Borgia e Giulia Farnese, sarebbe perfetto e gradito leggere di storie soprattutto di donne, forti e coraggiose che abbiano segnato inevitabilmente il corso e il destino dell’umanità… vediamo se qualche scrittore risponde al nostro appello!».

- Parliamo ora della promozione e dei social network. Quanto pensi che questi siano importanti per far conoscere un libro ai lettori? A quali altri mezzi ti affidi?
«In un mondo in cui tutto viene monopolizzato dalle grandi sigle – e molti giornali o riviste culturali appartengono agli stessi gruppi editoriali – è relativamente difficile ritagliarsi momenti di promozione sui media nazionali. In questo il web e i social, proprio in quanto spazi aperti, ci danno una mano non indifferente. I social all’inizio così demonizzati compenetrano ormai la vita di ognuno di noi, la loro diffusione è capillare e, se usati in maniera corretta, riescono a indurre l’interesse per un’opera quasi in maniera meccanica. Anche a loro è affidata, dunque, la promozione, cui si aggiungono numerosi contatti con testate giornalistiche specializzate in determinati ambiti del sapere. Infine, come accennato in precedenza, ci appoggiamo ai blog autorevoli come il tuo, guidati da personaggi appassionati e liberi, che possano toccare il cuore e arrivare a quella nicchia di lettori che intendiamo corteggiare».

- Argomento fiere. Tra le più importanti, cito il Salone Internazionale del libro di Torino, Più libri più liberi a Roma e la neo nata Tempo di libri a Milano. Ritieni che queste fiere dell’editoria siano realmente utili? E a quale Bonfirraro Editore non manca mai?
«Per chi ha fatto dell’indipendenza una vera e propria bandiera sulla quale erigere la propria identità imprenditoriale e culturale, quella di Torino non può che rappresentare per noi una casa accogliente, che dà sempre spazio e voce al pluralismo sul piano internazionale, volgendo lo sguardo anche alla “periferia” e alle piccole realtà editoriali senza preconcetti e pregiudizi. Aderire all’associazione “Amici del Salone” per noi, dunque, è stato un obbligo morale! Ci dispiace che si sia creata questa frattura all’interno dell’Aie e che, soprattutto, le due fiere siano antagoniste. La cultura opera per integrazione e non per sottrazione, quindi moltiplicare le occasioni di incontro con i lettori e promuovere in giro il proprio brand non può che giovare al nostro lavoro. Auspichiamo, dunque, che eventi di una tale portata siano spalmati lungo l’intero arco dell’anno».

- L’intervista è finita. Grazie per essere stato qui con noi e un grande in bocca al lupo! 


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