Recensione: "Ricorda il tuo nome" di Nicola Valentini - Un lettore è un gran sognatore

Recensione: "Ricorda il tuo nome" di Nicola Valentini

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RICORDA IL TUO NOME

Nicola Valentini

Leone Editore

342 pagine | 13,90€

Al termine della Seconda guerra mondiale, due ebrei feriti sono ricoverati nella stessa clinica. Uno ha perso la memoria, l’altro l’uso delle gambe. Durante la degenza, tra i due si instaura una profonda complicità e insieme decidono di vendicarsi dei gerarchi nazisti di Buchenwald, in particolar modo dell’ufficiale Eike Aumann. I loro movimenti attirano però le attenzioni del comandante della polizia militare americana Berger e di un altro ebreo deportato, ormai noto come il Cacciatore di nazisti. Il destino dei quattro uomini si compirà al termine delle rispettive ricerche, quando giungeranno nel covo di Aumann.


"Non vuoi solo che la loro morte sia così facile, così scontata. Desideri che prima soffrano, ma non nel fisico, vuoi che soffrano psicologicamente, che si consumino nell'attesa del loro ultimo momento, sapendo che sta arrivando.

Il tema dell’olocausto, dei lager e della crudeltà dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale è uno dei più difficili da affrontare ma anche uno dei più trattati in letteratura. 

Sono molti i romanzi che parlano di questo argomento, ma non tutti riescono a farlo come si dovrebbe.


Nicola Valentini è uno di quegli autori che riesce a farti rivivere quanto accaduto con la giusta sensibilità. Con Ricorda il tuo nome si viene catapultati nel dopoguerra e, attraverso i ricordi dei protagonisti, anche nei difficili anni della Seconda Guerra Mondiale.
Saul Ben Younes e Zakhor si conoscono nella clinica San Marco nell’aprile 1945. Il primo è rimasto paralizzato in seguito all’esplosione di una bomba, il secondo non ricorda nulla di ciò che ha vissuto. Sarà Saul ad aiutare Zakhor, ed è proprio lui a dargli quel nome che significa “ricorda”, attraverso i suoi racconti e le fotografie che scattava a Buchenwald, il campo di concentramento dove si trovavano i due. 


Per Zakhor non sarà facile, soprattutto dopo aver recuperato del tutto la memoria… Perché ci sono ricordi che non sempre vorremmo ci tornassero in mente.  

È attraverso gli occhi di Saul che riviviamo tutto l’orrore della Seconda Guerra Mondiale. I suoi ricordi sono così vividi e così reali tanto da lacerarti dentro, il cuore si al solo pensiero che gli ebrei abbiano dovuto subire tanta malvagità. Essere trattati come bestie, se non peggio, essere derisi e essere oggetti di scherzo e di divertimento da parte dei nazisti è una cosa davvero inconcepibile ma, purtroppo, è quanto è accaduto davvero. Il fatto più grave è essere privati della propria identità: nessun nome, nessun cognome. Solo un numero, nient’altro. È così che gli ebrei deportati perdevano non solo quanto di materiale avevano, ma tutto ciò che facevano di loro un essere umano. 

Ricorda il tuo nome è un romanzo in cui i valori vengono distrutti, non vengono rispettati. 
Ed è proprio per questo che i due protagonisti sono desiderosi di avere la propria giustizia personale. Una vendetta per riuscire a ritrovare quel briciolo di dignità e umanità che sembra ormai persa. Ma sulle tracce dei nazisti non ci sono solo loro, c’è anche Shimon Philipkowski, il Cacciatore di nazisti, che per vendicarsi sceglie una via più legale, a differenza di Saul e Zakhor.  


C’è una parola in ebraico, Zakhor, che vuol dire ricorda. Non è un invito, ma un imperativo, perché nella nostra tradizione è fondamentale ricordare. Senza i ricordi saremmo alberi senza radici. 
I personaggi sono tutti ben caratterizzati e costruiti, così come i luoghi in cui è ambientato il romanzo.
Saul, fotografo di professione prima di essere deportato, documenta quanto vissuto a Buchenwald proprio con le sue foto. Nonostante quanto sopportato, riesce a ritrovare quel poco di coraggio che serve per andare avanti, per provare a riprendere in mano la propria vita. Non è un’impresa facile, ma anche grazie all’incontro con Zakhor. Di lui si sa molto poco all’inizio, ma pian piano si scoprirà molto su quest’uomo senza memoria e dal volto sfigurato. 

Shimon Philipkowski, anche lui ebreo, è uno di quello che è riuscito a ritrovare un proprio posto nel mondo dopo la terribile esperienza dei campi di concentramento. Spinto dalla voglia di trovare giustizia per quanto subito, si mette a caccia dei nazisti per poter vendicare i loro atti ingiustificabili.
Ma c'è un uomo, Erike Aumann, comandante di Buchenwald, che è l'ultimo della lista e che è un elemento importante nel corso della storia. Su di lui non si sa nulla, e le sue tracce sembrano essersi perse dopo la fine della guerra. 


Ricorda il tuo nome è un thriller costruito perfettamente, con la giusta dose di suspense ma non solo. Molto accurato dal punto di vista storico, mescola in sé nella giusta dose storia e mistero. E il finale… lascerà a bocca aperta chi sta leggendo. 

Da Buchenwald alla clinica San Marco, questo romanzo crea nel lettore un misto di sentimenti che vanno dalla rabbia al dispiacere.

Consiglio Ricorda il tuo nome a chi è appassionato di questo periodo storico, a chi cerca un romanzo diverso dagli altri.
«Ogni giorno poteva essere l’ultimo; lo facevano di proposito, volevano distruggerti anche psicologicamente, tenerci sempre sul filo del rasoio; ci lasciavano di proposito una piccola possibilità, una speranza piccola così.» Disse attaccando indice e pollice. «E poi ce la toglievano» aggiunse alzando all’improvviso il tono. «Ti svegliavi e iniziavi a lavorare, poi facevi un piccolo errore e ti uccidevano».

1 commento:

  1. Non ho ancora letto questa nuova opera di Nicola Valentini, ma avendo letto già gli altri suoi libri, so già che leggendolo mi porterà in un labirinto di sensazioni emotive e coinvolgenti. Oltre che un eccelente scrittore, un ottimo ricercatore e caratterizzatore di personaggi. A presto!

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