venerdì 16 febbraio 2018

Recensione: "Sherlock Holmes. Il mistero di Eilean Mòr" di G. P. Rossi


SHERLOCK HOLMES. IL MISTERO DI ELEAN MÒR

di G. P. Rossi

118 pagine | 6,90€


Dopo il primo romanzo sulla Contessa di Castiglione e il secondo su Abraham de Moivre, G.P. Rossi torna con un nuovo Sherlock Holmes, sempre basato su fatti e luoghi storici reali, scrivendo sui misteri avvenuti sull’isola di Eilean Mòr. ---- SINOSSI ---- Sherlock Holmes è chiamato a investigare su uno dei segreti più intriganti di inizio '900, ovvero quello della famosa isola di Eilean Mòr, dove i tre custodi del faro sono scomparsi senza lasciare alcuna traccia. Uno di loro, però, giunto a Londra, riesce a raccontare a Sherlock di un attacco all’isola da parte di terribili personaggi capitanati da una donna oscura. Il caso s’infittisce quando Sherlock scopre che dei documenti, riguardanti un’arma inventata da Nikola Tesla, sono stati sottratti dalla Royal Society. Ad aiutare Holmes e Watson giungerà, dall’Europa, la contessa de Rouge. Durante le indagini Holmes capisce che il mistero sembra ruotare attorno al famoso gioiello Koh-i-Noor, avvolto da una leggenda che afferma che la pietra sia maledetta, poiché tutti i sovrani maschi che la possedettero morirono o persero il loro regno poco dopo averla ottenuta, mentre avrebbe portato fortuna se a possederla fosse stata una donna. -



«Signor Ducat» esordì Holmes. «Ci può spiegare cosa è successo?» L’altro bevve un altro sorso di cognac.«Signori, non so se la cosa sia già diventata di dominio pubblico, ma tutto è accaduto il 15 dicembre a Eilean Mòr» rispose con la bocca impastata e con una voce stanca. Da ciò capii che il nostro uomo non sapeva ancora che la notizia era già stata riporta dalla stampa.
G. P. Rossi delizia i suoi lettori con il terzo romanzo incentrato sulle avventure di Sherlock Holmes: a far da sfondo a questa nuova storia c’è l’isola di Eilean Mòr e un mistero che la avvolge.  Il detective inglese e il suo fidato amico Watson si ritrovano a dover investigare sulla misteriosa scomparsa dei tre custodi del faro dell’isola di Elean Mòr. Il caso si infittisce quando Sherlock Holmes scopre che questa sparizione possa essere collegata al gioiello Koh-i-Noor, che dovrebbe appartenere alla regina Vittoria.

Il ritmo è sempre serrato, con gli avvenimenti che si succedono senza lasciar il tempo al lettore di riprendere fiato: soprattutto nel finale, la tensione è alta fino all’ultima riga. Il finale lascia presagire un proseguimento della storia con il caso che è sì risolto ma che lascia molte porte aperte.
Ritroviamo una vecchia conoscenza, la contessa de Rouge, che si rivelerà importante per lo svolgimento delle indagini. Seppur brevemente, appare anche la regina Vittoria: sono momenti fugaci, ma ritengo che l’autore abbia saputo inserirli al meglio, rendendo una di queste anche molto toccante.
«Allora, contessa, ci potete illuminare su questo diamante?» […] Lei ci osservò titubante. «Il gioiello che vi ho fatto recapitare e che ora è in vostro possesso, in realtà è un diamante molto famoso, che nessuno sa essere stato rubato» iniziò a confessare. «Famoso?» chiesi, non sapendo che una semplice pietra potesse esserlo. «Sì, dottor Watson, noto e leggendario» replicò lei quasi scocciata.
Ritorna qui la caratteristica ritrovata nei precedenti due capitoli: storia e fantasia vengono intrecciati con grande abilità dall’autore che riesce a farti interessare ai fatti storici accaduti. Nel primo romanzo mi ero così tanto appassionata alla figura della contessa di Castiglione tanto da fare delle ricerche su di lei; nel secondo, invece, abbiamo fatto la conoscenza di Abraham de Moivre, un matematico francese. Qui ritroviamo non un personaggio storico in particolare, ma quest’isola di Eilean Mòr e il suo faro.  La sparizione dei tre guardiani è apparentemente inspiegabile e non si arriva a una conclusione vera e propria: si ipotizza che uno di loro fosse uscito sotto la pioggia per assicurare una cassa e, seguito dagli altri due, sia stato trascinati via da un’onda. 
Il gioiello Koh-i-Noor, di cui non sapevo molto, è un vero e proprio protagonista di questo terzo episodio. Un gioiello intorno al quale gira la leggenda che se a possederlo è un uomo, questo sarebbe stato afflitto da una grande sfortuna; viceversa se ad averlo è una donna.
Come nei romanzi precedenti, alla fine del libro G. P.Rossi riporta brevi spiegazioni sui fatti narrati nel corso della storia e sui personaggi incontrati, così da rendere ancora più chiare le idee al lettore.

Un lettura leggera e breve che consiglio di leggere in uno di questi freddi pomeriggi accompagnata da una tazza di tè caldo! 

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