Intervista a Roberto Ritondale: "Volevo denunciare una società che lascia indietro i più fragili" [BlogTour] - Un lettore è un gran sognatore | Blog di letteratura, storia, cultura, teatro

mercoledì 29 aprile 2020

Intervista a Roberto Ritondale: "Volevo denunciare una società che lascia indietro i più fragili" [BlogTour]


Oggi ospito nel mio blog l’autore Roberto Ritondale, scrittore e giornalista che ha pubblicato di recente il suo ultimo romanzo, La città senza rughe, con BookRoad.
Il romanzo è ambientato nel 2040, ma sotto alcuni aspetti rispecchia la realtà che stiamo vivendo. 


Dove è ambientato La città senza rughe?
Avevo più di un’opzione, ma alla fine ho scelto Como perché è un posto suggestivo e famoso in tutto il mondo per le sue bellezze, ma anche perché in questa splendida città ci sono costruzioni dell’epoca fascista e proprio nei pressi del lago fu catturato Mussolini. Nel romanzo ci sono molti rimandi al ventennio, dalle citazioni latine alle “norme cogenti” approvate nel 2038 e che riportano alla mente le leggi razziali del 1938. Dalla razza ariana alla razza lariana il passaggio è stato breve.

La storia che racconti nel tuo ultimo romanzo ha, purtroppo, molti parallelismi con la situazione che tutti noi stiamo vivendo. Può essere definita come una sorta di premonizione? Come hai fatto a immaginarti un futuro così terribile e così attuale?
Ho scritto questa storia perché già prima della pandemia erano ben chiari i sintomi di una società incapace di coltivare la memoria e di tutelare gli anziani. L’emergenza sanitaria di questi mesi ha solo fatto esplodere il problema. Non a caso, per l’epigrafe del testo, avevo scelto due frasi, una di Andrea Camilleri e una del presidente Sergio Mattarella, entrambe parlano di un mondo non più adatto ai vecchi e della necessità di predisporre nei loro confronti più attenzioni.Certo, di fronte alla realtà che ha superato la mia fantasia, dall’utilizzo dei droni alla situazione degli anziani nelle case di riposo, proprio come nel mio romanzo, qualche brivido l’ho avuto. Ma già nel 2015, in Sotto un cielo di carta, avevo anticipato i tempi immaginando l’uso di internet per il controllo dei cittadini: pochi anni dopo scoppiò lo scandalo dei dati degli utenti venduti a governi e multinazionali.  

I protagonisti rivendicano il diritto delle persone anziane a vivere una vita libera, a dispetto del regime che li vorrebbe eliminare. Come mai hai scelto di analizzare proprio il ruolo degli anziani all’interno della società?
Volevo denunciare una società che lascia indietro i più fragili. Il nostro mondo, prima del coronavirus, correva troppo, incapace di aspettare chi non riusciva a tenere il passo. Vivevamo in una società legata eccessivamente all’estetica e al profitto: non a caso gli anziani, nel mio romanzo, vengono eliminati per motivi estetici e soprattutto economici. Non essendo più produttivi, la società occidentale li considera ormai solo un costo, da abbattere quanto più possibile. Ma l’eredità “immateriale” dei nostri vecchi è un bene troppo prezioso per buttarlo via in questo modo. Come dice un proverbio africano citato nel libro, un anziano che muore è una biblioteca che brucia. Abbiamo il dovere di rallentare per aspettare gli ultimi e i fragili.

C’è un filo conduttore tra i tuoi precedenti romanzi, Sotto un cielo di carta e Il sole tra le mani, e questa nuova opera?
Il filo che lega i tre libri è l’elogio della libertà, collettiva e personale. Penso sia il bene più prezioso che abbiamo e che dobbiamo sforzarci di preservare. Nel romanzo Il sole tra le mani c’è una frase del protagonista che mi sembra adatta a questi giorni di quarantena: “La solitudine è il coraggio di frequentare se stessi”. Ecco, oggi chi sta bene con il proprio più profondo sicuramente ha meno problemi a vivere in isolamento. Con Sotto un cielo di carta il filo conduttore è anche nella scelta del genere distopico, anche se credo di aver dato vita a un nuovo filone: il futurealismo.
 
Di cosa di tratta? 
Come il neorealismo, il futurealismo considera la letteratura uno strumento di critica sociale con cui denunciare le contraddizioni della società attuale, storture proiettate però in un futuro prossimo e plausibile, senza eccessi irrealistici. Ma c’è anche un altro filo che lega i due romanzi: li ho scritti entrambi pensando ai ragazzi, che spero amino La città senza rughe così come hanno amato Sotto un cielo di carta. I due libri potrebbero tranquillamente finire tra gli scaffali riservati alla narrativa young/adult, sia per il linguaggio utilizzato che per le tematiche affrontate. Del resto, nel nuovo romanzo i protagonisti sono dei quindicenni.

Potendo utilizzare soltanto tre aggettivi, come descriveresti La città senza rughe?
Profetico, divertente e commovente.

C’è una persona in particolare alla quale ti sei ispirato per realizzare il tuo ultimo lavoro?
C’è una persona in particolare alla quale ti sei ispirato per realizzare il tuo ultimo lavoro?Etilla, la protagonista del romanzo, somiglia molto a mia madre. Ho scritto questo libro anche per rielaborare il mio lutto, per stare ancora accanto alla mia “regina profumina” scrivendo quelle pagine in cui omaggio la sua bellezza, la sua tenacia e la sua tenerezza.

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